Italy

La difficile corsa degli Stati per distribuire il vaccino anti-Covid. Il nodo dell’obbligatorietà

Il piano è ancora in fase di elaborazione ma il governo conta di iniziare la somministrazione del vaccino contro il Covid, il primo a disposizione sarà quello della Pfizer, a partire da gennaio e nel giro di 15 giorni. La quota italiana del vaccino dell’azienda americana, la più vicina ad un via libera delle autorità europee, è pari a 3,4 milioni di dosi, con una doppia somministrazione a distanza di 21 giorni: saranno quindi 1,7 milioni gli italiani coinvolti e la stessa azienda fornirà le celle frigorifere in grado di conservare le dosi ad una temperatura di meno 75 gradi. L’intenzione è smaltire il primo stock entro due settimane, utilizzando gli impianti di conservazione della temperatura prodotti dall’azienda stessa.

Tempi stretti

Sarà dunque una corsa contro il tempo, che coinvolgerà successivamente anche gli altri cinque vaccini prenotati dall’Italia, attraverso i contratti stipulati con l’Unione europea. Le altre aziende coinvolte, in fase 3 di sperimentazione o in attesa della certificazione all’immissione sul mercato, sono Sanofi, Astra-Zeneca (la quota italiana si aggira sui 70 milioni di dosi), Curevac, Moderna e Johnson and Johnson. Il commissario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha ricevuto risposte alle richieste sulla logistica e la distribuzione da parte da tutte le Regioni. Al momento sono stati individuati 300 punti di «conservazione e somministrazione» del vaccino. La quota italiana sui contratti e le opzioni che la Commissione europea ha già definito con le aziende farmaceutiche è del 13,6%: il numero di dosi che potrebbero arrivare nei primi sei mesi del prossimo anno non è ancora stabilito con certezza, ma sicuramente sarà possibile una vaccinazione di massa, sia pure dando la precedenza ad alcune fasce della popolazione.

Gli altri Paesi

La Germania ha fatto sapere di avere contratti, opzioni e accordi diretti con le aziende o tramite la Commissione europea pari a 300 milioni di dosi. La Spagna, che ha una popolazione di 47 milioni di abitanti, ha reso noto di poter contare nei prossimi mesi di 70 milioni di dosi di vaccino. E ieri la Commissione europea ha detto di essere in procinto di stipulare un settimo contratto. Insomma l’Europa, e anche l’Italia, avrà alla fine, probabilmente, un numero enorme di dosi.

Le attese e l’obbligo

Il vero nodo da sciogliere resta quello dei tempi per i passi successivi al primo, che riguarderà medici, infermieri ed Rsa. A marzo si dovrebbe passare al resto della popolazione, dando la priorità ai più fragili: anziani, diabetici, pazienti oncologici e anche gli obesi. Entro l’estate dovrebbero essere vaccinati gli studenti. Ma qui si arriva all’altro punto scivoloso, l’obbligatorietà. In generale per il vaccino anti-Covid ci si limiterà alla raccomandazione. Per medici e infermieri ci sarà una sorta di obbligatorietà di fatto, visto che come dice il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa «se non fai il vaccino in quel luogo pubblico non ci puoi lavorare». Mentre per la scuola si potrebbe prevedere l’obbligo diretto, anche perché l’obbligo vaccinale c’è, sia pure limitato a nidi e materne. Ma soprattutto perché c’è bisogno di una copertura intorno al 70%. Obiettivo non facile considerato che, secondo un sondaggio Ipsos, il 16% degli italiani non farà il vaccino nel 2021 mentre il 42% vuole prima capirne l’efficacia. E che Immuni, l’app di tracciamento, è stata scaricata solo da 10 milioni di persone. Un precedente non incoraggiante anche per la nuova app che dovrebbe accompagnare la più grande campagna di vaccinazione della storia.

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