Italy

La figlia non sta bene, la mamma si rivolge alla Guardia medica: "Nessuno ci ha aperto, ti costringono ad andare al Pronto soccorso"

Il racconto di una madre che si è vista costretta a chiamare i carabinieri. «Ci chiedono di non intasare il Pronto soccorso e poi la Guardia medica non risponde»

UDINE. «Ci chiedono di non intasare il Pronto soccorso e poi la Guardia medica non risponde». Arianna Giarrusso, domenica sera ha portato la figlia di 17 anni dalla Guardia medica per un allarmante problema gastrointestinale, «ma senza ricevere l’aiuto richiesto»

«Mia figlia stava molto male – racconta la madre – così ho provato a chiamare la Guardia medica di via Gervasutta: sempre occupato. Ho caricato mia figlia in macchina e di raggiungere la farmacia di via Mercatovecchio in cerca di aiuto. Visto che eravamo già fuori, siamo andate direttamente in Guardia medica: ho citofonato e mi sono sentita rispondere che dovevo prima telefonare. In quel momento non ci ho visto più».


Giarrusso, ferma davanti alla porta dell’ambulatorio, ha dunque chiamato i carabinieri, che le hanno comunicato di non poter intervenire e hanno trasferito la telefonata al Pronto soccorso. «Sono stata in linea con gli operatori per quasi venti minuti, hanno cercato di tranquillizzarmi e hanno provato a contattare i medici di guardia, anche loro senza successo. Eppure, ho visto delle persone all’interno, non riesco a capire perché non ci abbiano fornito assistenza, potevano semplicemente aprire la porta». Madre e figlia sono, poi, tornate a casa e hanno atteso la mattina dopo per rivolgersi al medico di base.

Lo sfogo della mamma denuncia un’organizzazione sanitaria non in grado di accogliere richieste d’aiuto che non siano motivate da Covid: «Non ce la siamo sentite di andare in Pronto soccorso, come tanti abbiamo paura di contrarre il virus. In più sono appena uscita da mesi di radioterapia, mia figlia non sta bene, abbiamo pensato che la soluzione più saggia fosse contattare la Guardia medica. Giustamente, si invita la popolazione a non affollare l’ospedale, ma se i servizi di supporto non rispondono cosa dobbiamo fare, a chi ci dobbiamo affidare?».


L’Azienda Sanitaria non commenta e invita la signora a segnalare quanto è accaduto all’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp). Attraverso una richiesta scritta, aggiunge «Si potrà predisporre una verifica di quanto è accaduto e un eventuale provvedimento successivo. Siamo sempre attenti a monitorare la qualità dei servizi ed eventualmente migliorare i percorsi di assistenza».

Arianna Giarruso ha scritto una mail al Tribunale per i diritti del malato. Scriverà – assicura – anche all’Ufficio relazione con il pubblico e all’ordine dei medici.

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