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La Germania salva Tui con 2 miliardi di aiuti. Se lo Stato torna padrone

il tour operator

di Giuliana Ferraino

Uno degli effetti collaterali del Covid-19 è il ritorno delle nazionalizzazioni o, se si preferisce, dello Stato padrone. Come dimostra l’ultima indiscrezione in arrivo dalla Germania, dove Berlino è pronta a salvare il tour operator Tui, in difficoltà dopo la sospensione di tutti i viaggi, con 2 miliardi di aiuti pubblici. L’80% dell’iniezioni del prestito arriverà dal Kreditanstalt für Wiederaufbau (o Kfw) , la banca pubblica tedesca nata nel 1948, per volere degli Stati Uniti, per amministrare i fondi del Piano Marshall alla fine della Seconda guerra mondiale. Al Kfw, che assomiglia alla nostra Cdp, il governo di Angela Merkel ha affidato i fondi per sostenere l’economia tedesca durante l’emergenza coronavirus. Tui avrebbe già raggiunto un accordo sui termini del prestito con la Kfw, che si assumerà la gran parte dell’onere, mentre il restante 20% di liquidità sarà fornito da banche commerciali, anticipa l’agenzia Bloomberg.

Tui, che ha cancellato tutte le vacanze fino a fine aprile, aveva comunicato di aver fatto richiesta agli aiuti di Stato lo scorso 15 marzo a causa del crollo del fatturato. La Germania ha approvato un piano da 156 miliardi per cercare di mitigare gli effetti del coronavirus sulla sua economia e ha approvato l’istituzione di un fondo da 600 miliardi per fornire liquidità e garanzie alle imprese, come pure per rilevare quote in aziende in crisi. Nel caso di tui quote di grande maggioranza. Ma l’intervento dello Stato, con il placet della Commissione europea, che ha temporaneamente sospeso le regole Antitrust contrarie agli aiuti di Stato, impedirà all’operatore tedesco delle vacanze di fare la fine del gruppo britannico Thomas Cook, il primo e il più antico tour operatore mondiale, fallito nel settembre 2019 dopo 178 anni di storia. Se avesse resistito fino a oggi, forse avrebbe potuto salvarsi. Grazie agli aiuti pubblici che molti Paesi si preparano a offrire nelle imprese che considerano strategiche.

La Casa Bianca, ad esempio, nella manovra da 2 mila miliardi di dollari, approvata grazie all’accordo raggiunto tra Democratici e Repubblicani, ha inserito un fondo di 17 miliardi destinato ai «business critici per la sicurezza nazionale», a rischio bancarotta. Leggi Boeing, una delle aziende simbolo dell’industria americana, già in grave difficoltà a causa dei problemi con il 737 Max, oggi in ginocchio per la pandemia del Covid-19 che ha costretto le compagnie aeree, a interrompere i voli transatlantici e quindi fermato la consegna dei suoi aerei.

Ma anche in Italia, il blocco dei voli ha evidenziato l’utilità di poter contare su una compagnia aera nazionale per rispondere alla necessità di riportare i connazionali in Patria o semplicemente per soddisfare le esigenze di approvvigionamento di materiale sanitario. Così la nazionalizzazione di Alitalia non solo non appare più un’eresia, ma potrebbe essere solo la prima di una serie di operazioni per mettere in sicurezza gli asset strategici del Paese, resi più vulnerabili dalla caduta dei mercati finanziari. Il governo starebbe perciò cominciando a ragionare sulla creazione di un veicolo pubblico, che possa rafforzare il capitale di aziende operanti in diversi settori, dalle reti alla difesa, dalla sicurezza all’aerospaziale.