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La giusta battaglia

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 43 di Vanity Fair, in edicola fino al 27 ottobre.

Gabby Giffords sorride quando il suo iPad suona. La frase è finalmente completa. Gabby è seduta al tavolo da colazione, indossa una tuta da
ginnastica color acquamarina e calze con stampata la scritta: I dissent, dissento e il ritratto di Ruth Bader Ginsburg (il giudice della Corte Suprema, icona femminista e progressista scomparsa il 18 settembre scorso). È la seconda ora della lezione di logopedia e il riconoscimento vocale dell’iPad la aiuta durante la giornata.

Nove anni dopo il colpo di pistola può camminare da sola con un tutore e, la scorsa estate, ha potuto affrontare le 25 miglia della passeggiata in bici El Tour de Tucson. L’afasia di Gabby, che le rende difficile pronunciare le parole, è più ostinata. Quando fu colpita alla testa, durante un attentato nel 2011, Gabby ebbe un «colpo di fortuna». La pallottola ricoperta di rame entrò due centimetri e mezzo sopra l’occhio sinistro, viaggiando dritto attraverso quell’intero emisfero del cervello. Se fosse passato a destra, probabilmente sarebbe morta.

Il cervello può essere capace di autoripararsi miracolosamente, e quello di Gabby cominciò a riconnettersi. Ma la gran parte delle funzioni del linguaggio si trovano nella parte sinistra. Le sue capacità logiche, di ragionamento, emotive e le funzioni cognitive più complesse sono intatte. Può formulare idee articolate, ma fa fatica a trasformarle in parole. Anche leggere è difficile per lei, e ha perso il 50 per cento della visione periferica di entrambi gli occhi.

Ci vogliono 11 minuti per produrre cinque frasi brevi. Venticinque parole. Una volta arrivavano facilmente. Gabby ricorda quei giorni, quando poteva incantare le folle e risvegliare i colleghi apatici della Camera dei rappresentanti, dove era una stella nascente.

Nel 2008, il New York Times la indicò come una delle tre giovani che avevano ribaltato i pronostici nelle circoscrizioni repubblicane. Aveva vinto ogni elezione alla quale aveva partecipato, e sembrava destinata a cose ancora più grandi. «Pensavo che Gabby sarebbe diventata senatrice, governatrice e, poi, che si sarebbe candidata alle presidenziali», dice Jen Bluestein, sua amica e parte del suo staff di allora. Le parole fluivano senza sforzo, prima. Prima che un proiettile da 9 millimetri entrasse nella sua carriera politica e innescasse la sua nuova missione: combattere la violenza delle armi da fuoco, una battaglia che potrebbe finalmente dare i suoi frutti il prossimo 3 novembre.

Come cofondatrice di Giffords: Courage to Fight Gun Violence, uno dei più importanti gruppi che sostengono la gun safety, la sicurezza delle armi, Gabby rappresenta facilmente il volto più in vista e la voce più illustre del movimento. Ma come può una persona che fatica anche solo a parlare fare da testimonial? Può il suo ruolo andare oltre quello di una mascotte? E una domanda ancora più terribile: importa davvero?

La gun safety sembra una causa persa. A lungo, la National Rifle Association, la NRA, è stata un colosso che verso la metà degli anni Novanta ha annientato ogni politico che osasse sfidare la sua egemonia. Dopo la sconfitta di Al Gore nel 2000, la situazione è peggiorata ulteriormente.
Nel 2009, il presidente Barack Obama godeva di una maggioranza di 79 seggi alla Camera e una super maggioranza a prova di ostruzionismo di 60 seggi in Senato, eppure, nel corso del suo primo mandato, propose zero leggi sulle armi da fuoco. Il Paese era intrappolato: nessuno avrebbe sostenuto il controllo delle armi perché nessuno aveva vinto portando avanti quella proposta. E nessuno vincerà mai in questo modo fino a che qualcuno dimostrerà che si può. Rompere quel circolo vizioso era la partita chiave.

Gabby lo ha espresso bene nel nome dell’organizzazione che ha fondato con suo marito, Mark Kelly: Giffords: Courage to Fight Gun Violence.
Coraggio. È un nome audace: lo puoi leggere come un’aspirazione, ma il sottotesto è accusatorio. Se il coraggio è l’elemento mancante, questo non fa dei nostri politici… dei codardi? Il compito di Gabby, quindi, era mettere insieme un esercito di membri del Congresso e candidati con il coraggio di fare una campagna dura, negli Stati repubblicani, quelli pro armi, e vincere.

Una cosa impossibile secondo l’opinione più diffusa. Ma Gabby lo considerava l’unico modo per interrompere la serie di sconfitte. Il 6 novembre 2018 l’impossibile accadde. Centinaia di candidati al Congresso impostarono la loro campagna sulle armi. In alcuni distretti per la Camera particolarmente contesi, candidati di entrambi i partiti diedero il loro supporto al controllo delle armi. I democratici ribaltarono gli equilibri alla Camera e 40 rappresentanti che erano stati nel bersaglio della Giffords Courage sul tema delle armi furono buttati fuori. Naturalmente c’erano altri fattori, ma per la prima volta in decenni, gli exit poll indicarono che le armi erano considerate come un problema fondamentale, e che la maggior parte delle persone votava a favore della gun safety. La prova migliore di un cambio di rotta arrivò due giorni dopo, quando la speaker della Camera, Nancy Pelosi, abilissima interprete dei venti politici, ha annunciato che avrebbe schierato tutti i suoi alleati dalla parte della gun safety e costretto i suoi avversari a votare contro, per metterli in un angolo sul quel tema nel 2020.

Tutto questo non è accaduto per caso. È stato il penultimo step di un programma in cinque fasi messo a punto da Giffords Courage sette anni fa.
Gabby sapeva che ci sarebbero voluti diversi turni elettorali. L’ultimo grande passo è previsto per il 3 novembre. Il Covid-19 ha messo Gabby fuori gioco, e rischiato di cancellare ogni altro tema dal dibattito pubblico. Ma i semi che lei ha piantato stanno dando i loro frutti. Lo scorso autunno, Joe Biden ha annunciato un ampio programma sulle armi che, 13 mesi prima, sarebbe stato ridicolizzato come un suicidio politico. Tra le tre dozzine di iniziative ci sono il bando dei fucili d’assalto e dei caricatori ad alta capacità, nuove regole su quelli già in circolazione, e un programma di restituzione volontaria. La proposta limita l’acquisto di pistole a una al mese, incentiva gli Stati ad approvare notifiche di allerta e leggi sulle licenze per il porto d’armi, va verso i requisiti biometrici per tutte le armi future e revoca una legge a protezione dei produttori che lo stesso Biden aiutò a far approvare 15 anni fa. Inoltre, mette in evidenza i programmi all’interno delle comunità per ridurre la violenza urbana, un punto che ha attirato poca attenzione da parte dei media, nonostante i dati ne dimostrino l’efficacia. Il piano di Biden fa sembrare misera qualunque proposta mai avanzata da un altro candidato democratico alle presidenziali.

«Se sconfiggiamo Donald Trump e occupiamo tre seggi in Senato, allora dobbiamo mettere Gabby Giffords nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, a fianco di Joe Biden», dice il direttore esecutivo di Giffords Courage, Peter Ambler. La proposta di Biden diventerebbe le terza maggiore riforma delle armi nella storia americana, insieme alle leggi passate nel 1930 e nel 1960.

Ma l’obiettivo di Giffords Courage è ancora più audace. «In sostanza dobbiamo vincere la discussione politica con la lobby delle armi», dice Ambler. «Mettere la NRA ai margini della società americana, il posto che si merita». Gabrielle Dee Giffords è nata l’8 giugno 1970, appena fuori Tucson, ai margini del vasto, implacabile deserto di Sonora. È cresciuta andando a cavallo, sempre insieme a Buckstretcher, il suo appaloosa. Indossava giacche di pelle e Doctor Martens e aveva un sorriso angelico e capelli castani scompigliati, troppo lusso per una bambina di 7 anni che spalava letame nelle stalle di Bel Air.

Gabby provò a portare il suo cavallo alla Cornell University, poi si diede alle moto da corsa. «Le piaceva già l’avventura», dice sua mamma. Nessuno fu sorpreso quando sposò un astronauta. Quando cominciò a frequentare Mark Kelly, lui era già stato testimone di un’alba terrestre. Aveva pilotato lo space shuttle Endeavour e, in seguito, avrebbe comandato missioni sul Discovery.

Ottenne velocemente lavoro come consulente alla Price Waterhouse a Manhattan ma, nel 1996, guidò il suo pickup Ford F-150 indietro fino a Tucson per occuparsi dell’azienda di famiglia, una catena di 11 discount di pneumatici chiamata El Campo Tire & Service Centers. Aiutava a cambiare ruote e vedeva quanto l’asfalto bollente di Tucson fosse brutale sui battistrada. Ha detto che leggere un pneumatico le insegnò successivamente a leggere le leggi, la allenò a individuarne i punti deboli.

Alla fine, Gabby vendette la società alla Goodyear, fu eletta al parlamento in Arizona e, quindi, a 32 anni, divenne la più giovane senatrice dello Stato. Puntava al Congresso, ma era ancora troppo giovane e immatura. Peggio, era una democratica in un distretto stabilmente repubblicano. Ma, poi, nel 2006, sconfisse un famoso conduttore televisivo di news e, quindi, alle elezioni, stracciò un conservatore, ostinato oppositore dell’immigrazione, con 12 punti di distacco.

Il 3 gennaio 2007 fu eletta al Congresso, unica donna della delegazione di 10 membri dell’Arizona e la terza nella storia dello Stato. Svolse il suo
compito e legiferò come un democratico moderato e pro-business e di rado menzionò le armi. Rispettava il secondo emendamento (che garantisce il diritto di possedere armi) e ne faceva uso. Per lungo tempo ha conservato una Glock in una cassaforte nella sua casa di Tucson, dove i muri sono
ricoperti di dipinti di uomini e donne a cavallo.

Un grande ostacolo per il movimento per la sicurezza è correggere il generale fraintendimento del problema americano rispetto alla violenza
armata. Le sparatorie di massa sono orribili, ma rappresentano una piccola porzione del massacro. Due terzi dei morti da armi sono suicidi. La grande maggioranza di quanto resta sono omicidi avvenuti nelle città. Gli uomini di colore sono il 6 per cento della popolazione e il 52 per cento delle vittime di sparatorie. I neri americani hanno 10 volte più possibilità dei bianchi di essere uccisi da un colpo di pistola.
La maggior parte dei suicidi con arma da fuoco sono gesti impulsivi, quindi qualunque cosa impedisca l’accesso a un’arma aiuta, inclusi periodi di attesa tra l’ordine e la consegna, sicure biometriche, leggi per le notifiche di allerta e restrizioni sui permessi per problemi di salute mentale. La chiave per ridurre gli omicidi urbani è rompere il circolo della violenza.

A gennaio, quattro mesi prima dell’uccisione di George Floyd e delle proteste seguite in tutto il mondo, Giffords Courage pubblicò un studio intitolato Alla ricerca della pace: costruire la fiducia della comunità nella polizia per rompere il circolo della violenza, un’analisi rigorosa e un rimedio per il cambiamento, che metteva in evidenza casi di studio a Camden, in New Jersey, e a Oakland, in California, dove gli sforzi delle comunità avevano significativamente ridotto la violenza armata. «La mancanza di fiducia tra la gente del posto e la polizia è un motore importante del ricorso alle armi nelle città americane», si leggeva. Nello studio si attribuivano alcuni picchi di violenza, tra il 2014 e il 2017, a una reazione verso la violenza delle forze dell’ordine e una crescente sfiducia nei loro confronti. Quando le comunità percepiscono un trattamento ingiusto, «sono meno disposte a segnalare sparatorie, cooperare con la polizia, a testimoniare», c’era scritto.

La proposta di Biden, la più ambiziosa di ogni candidato alle primarie, richiede una cifra senza precedenti, 900 milioni di dollari, un piano di otto anni per estendere questi programmi nelle 40 città con i più grossi problemi di omicidi. Il 5 gennaio 2011, lo speaker della Camera John Boehner fece giurare Gabby per il suo terzo mandato. Tre giorni dopo, la sua nuova vita sarebbe cominciata. Gabby arrivò alle 9.57 del mattino, con il jet lag del suo viaggio di investitura, per un evento chiamato Congress on Your Corner. L’allestimento era minimo: un tavolo dal suo ufficio, 10 sedie comode, uno striscione, un cordone, una bandiera degli Stati Uniti e una della Florida. Gabby era vestita in modo elegante e disinvolto: una semplice giacca rossa e un girocollo di perle dello stesso colore sopra una camicia e una gonna nere. Aveva un trucco leggero e non si era data troppo da fare a sistemare i capelli che, quel giorno, erano un po’ ribelli. Come al solito aveva attirato una folla variegata, che quella mattina includeva: un giudice federale, un colonnello dell’esercito in pensione di nome Bill Badger, e una bambina di 9 anni, Christina-Taylor Green, che non vedeva l’ora di imparare qualcosa sulla politica dalla donna di maggior successo dell’intero Stato. I selfie non andavano ancora, così un fotografo scattò istantanee di Gabby con i suoi elettori. Alle 10.10, venti persone erano in coda. Un elettore, in seguito diagnosticato come schizofrenico paranoide, si spinse avanti. Aveva i tappi nelle orecchie e una felpa con cappuccio grigio, lo stesso colore con cui aveva pitturato la sua pistola Glock Safe Action. Sembrava così piccola, ricordò il fotografo, quasi inghiottita dalla sua mano. L’uomo alzò la pistola verso la testa di Gabby. Al proiettile ci volle un ventunesimo di secondo per attraversare un metro fino al cranio di Gabby, frantumandolo in un istante.

L’uomo con la pistola – il suo nome per lo più dimenticato, come dovrebbe essere – lasciò una lunga serie di prove che dimostravano la sua ossessione per Gabby. Aveva comprato la Glock subito dopo il Ringraziamento, in un vicino negozio di Sportsman’s Warehouse. Sebbene successivamente sarebbe stato trovato mentalmente incapace di sostenere un processo, aveva passato un controllo per l’acquisto dell’arma. Sei settimane dopo colpì. Gabby si accasciò, data per morta. Quindi, prima di essere arrestato, l’uomo rivolse l’arma verso la folla. In 15 secondi, sparò a 19 persone, ne uccise 6, compreso il giudice, la ragazzina, e Gabriel Zimmerman, da lungo tempo parte dello staff di Gabby, che aveva dato una mano a organizzare l’evento.

La prognosi di Gabby era cupa. I dottori la misero in coma farmacologico, incerti se ne sarebbe mai uscita. Per sei giorni, suo marito Mark rimase
sveglio a fianco del letto, con Pelosi e altri due dei suoi migliori amici al Congresso, Kirsten Gillibrand e Debbie Wasserman Schultz. All’improvviso, i suoi occhi cominciarono a muoversi. Mark andò subito al suo fianco e disse: «Gabby, mi senti? Mi senti?». Lei riuscì ad alzare il pollice giusto pochi millimetri, una sorta di «okay». Aveva riconosciuto le parole del marito. «Ti sento». «Ti vedo».

Mesi dopo, Gabby era determinata a tornare al Congresso. E lo ha fatto, per un breve periodo. Ma aveva, e ha ancora, anni di riabilitazione davanti e non poteva svolgere il lavoro come avrebbe voluto. Il 25 gennaio 2012, un anno dopo la sparatoria, si è presentata alla Camera per rassegnare le dimissioni, accolte da un’assordante standing ovation da entrambi i lati. Poi, il 14 dicembre, l’era delle sparatorie di massa toccò un nuovo record. Un ventenne con un passato di disturbi mentali uccise la madre e poi attaccò la scuola elementare Sandy Hook. Ammazzò sei docenti e venti bambini di prima elementare, nelle loro classi.

Dopo aver ignorato le leggi sulle armi nel primo mandato, Obama promise di metterle al centro del secondo, assicurando che avrebbe fatto «tutto quello che poteva». Accese le speranze. Nominò Biden alla guida di una task force. Le leggi sulle armi erano fallite dopo il caso Columbine (1999), e di nuovo dopo quello di Virginia Tech (2007), ma sembrava che la popolarità del tema fosse aumentata e che l’orrore di quei bambini di sei,
sette anni morti sarebbe stato più potente dell’ostruzionismo in Senato. Non lo era. Cinque settimane dopo, Obama annunciò un modesto pacchetto di nove ordini esecutivi e quattro iniziative di legge. Ma lo sdegno si era già raffreddato. Nonostante diversi compromessi bipartisan, tutti i progetti di legge proposti morirono in Senato.

Il giorno in cui il caso Sandy Hook scosse l’America, la NRA aveva il Congresso in tasca e l’amministrazione Obama sotto scacco. Ma è stata anche la nascita del moderno movimento gun safety. Il movimento per la sicurezza stava raccogliendo informazioni per il passo successivo: costruire l’infrastruttura per la campagna elettorale. Il che vuol dire sovvenzionare fonti, volontari, lobbisti, avvocati, specialisti della politica, gente della comunicazione e delle ricerche di mercato. Arrivare al messaggio corretto era essenziale. Gabby aveva l’istinto, essendo cresciuta nel cuore del Paese delle armi. Capiva il popolo della NRA, perché lei era quel popolo.

Lanciavano idee, le discutevano insieme con i candidati e poi le testavano fino allo sfinimento. Nel 2018, Giffords Courage sentiva che i venti politici erano finalmente abbastanza favorevoli, quando ci fu Parkland. Il giorno di San Valentino, un uomo armato aprì il fuoco nell’istituto superiore Marjory Stoneman Douglas a Parkland, in Florida, uccidendo 17 persone e ferendone altrettante. La sparatoria era tragicamente familiare, ma la risposta dei sopravvissuti fu diversa. Un gruppo di ragazzi intelligenti organizzò la Marcia per le nostre vite (March for Our Lives) che galvanizzò milioni di liceali e universitari, una rivolta che catturò l’attenzione della nazione. Giffords Courage aveva individuato il 2018 come l’anno per ampliare il proprio raggio d’azione. La rivolta di Parkland fornì il carburante. Moms Demand Action (l’associazione nata dopo il massacro di Sandy Hook) creò Students Demand Action, che ha gruppi in 400 istituti superiori e università. Oltre i 300 di March for Our
Lives. Moms Demand Action triplicò il numero degli iscritti quell’anno, fino a oltre 6 milioni. All’improvviso era più grande della NRA. La NRA fu demolita nelle elezioni di metà mandato.

La frustrazione per la presidenza pasticciata di Donald Trump è stata senza dubbio la grande forza dietro l’onda democratica. Ma la gente, da
entrambe la parti del dibattito sulle armi, finalmente stava esprimendo il proprio parere sulla questione. L’exit poll della Cnn dimostrò che il controllo delle armi era considerato al quarto posto delle problematiche più importanti, dopo la salute pubblica, l’immigrazione e l’economia. Quelli della NBC trovarono che il 60 per cento dei votanti erano a favore di leggi più restrittive nei confronti delle armi, compreso un sorprendente 42 per cento di possessori di armi. E i legislatori degli Stati, regolarmente in prima linea a favore delle armi, sentirono l’onda che saliva e tutti insieme cambiarono direzione. Dopo decenni di dominio della NRA, gli Stati hanno approvato solo 9 leggi a favore delle armi e un numero senza precedenti, 67 progetti di legge, per la gun safety. L’aura di invincibilità della NRA era spezzata. La raccolta di fondi della NRA fa fatica a procedere e ha finito il 2018 in rosso, con un deficit di 36 milioni di dollari. L’organizzazione è stata colpita da notizie di spese ingenti e di speculazioni da parte dei dirigenti. Il procuratore generale di New York, Letitia James, ha annunciato una causa civile per cercare di annientare l’organizzazione. «La NRA è piena di frodi e abusi», ha detto, accusando «i massimi dirigenti di essersi messi in tasca milioni». E, siccome la NRA è stata costituita a New York, lo Stato potrebbe potenzialmente chiuderla.

Un passaggio, nel programma della Giffords Courage, rimane da compiere. Gabby non poteva partecipare con la sua gun safety alle elezioni
del 2020. Un candidato alle presidenziali poteva al posto suo. L’elezione sarà decisa dal Covid-19, ma prendendo posizioni così forti sulle armi
Biden ha messo in chiaro che la sua vittoria inaugurerà un cambio storico. «Saremo dalla parte giusta della Storia», ha detto.

foto Philip Montgomery

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