Italy

La Lega come il Pci dei bei tempi, un “partito di lotta e di governo”

Un anno fa, era il 4 luglio, giorno della presa della Bastiglia, in piazza contro il governo Conte. Oggi di nuovo in piazza non come opposizione ma come parte della maggioranza del governo Draghi. Un evento per “ripartire” con un partito che vuole essere, come il Pci dei bei tempi, “di lotta e di governo” (al Pci non portò bene, ma tant’è). E proprio sulle ripartenze, dopo un anno e mezzo segnato dal Covid tra restrizioni e dolore, che punta Matteo Salvini: in piazza della Bocca della Verità, a Roma, davanti ai suoi circa 3mila sostenitori (dovevano essere almeno 5 mila, secondo le previsioni degli organizzatori, ma va detto che ieri, a Roma, c’erano temperature africane e si schiattava di caldo: molti fan leghisti o erano al mare o a casa cercando di refrigerarsi), il leader della Lega prova a incassare quelli che ritiene i suoi “successi sulle riaperture” e, anche, sulla prossima abolizione totale delle mascherine (“Al premier ho chiesto di abolire le mascherine all’aperto” ha detto il leader leghista uscendo, giorni fa, dal vertice con il premier Mario Draghi). Ma non solo. Ieri, sul palco azzurro della manifestazione della Lega, che è scesa in piazza dietro lo slogan (assai lirico, oltre che patriottico) “Prima l'Italia. bella, libera, giusta”, tra palloncini tricolore ancorati alle transenne, bandiere, striscioni e banchetti per la flat tax, si discuteva, ovviamente, anche delle prossime amministrative, con il ticket romano Michetti-Martini portato e osannato sul palco, oltre che dei referendum sulla giustizia promossi da Lega e Partito Radicale.

L’obiettivo: forzare la mano a Draghi su mascherine e discoteche

Insomma, da parte di Salvini c’è un ostentato pressing su Draghi che, nella propaganda del leader leghista, ha consentito un “ritorno alla vita” da festeggiare in piazza con i suoi supporter. Non a caso, nelle ultime ore, si è fatta più forte la voce di Salvini: prima contro la proroga dello stato di emergenza e contro le mascherine all'aperto, poi a favore della riapertura delle discoteche. Quanto il capo del Carroccio abbia davvero condizionato l'esecutivo e quanto invece abbia fatto proprie decisioni già maturate - come sostiene il Pd - è oggetto di dibattito. Fatto sta che il "Capitano" si riprende la scena e dà il via a un'estate di mobilitazione, nelle piazze e nelle spiagge, con il duplice obiettivo di raccogliere le firme per i referendum sulla giustizia e di fare campagna elettorale per le amministrative di autunno. Un ‘Paapete’ più accorto e meno scollacciato, oltre che, forse, persino meno sudato, con cui Salvini vuole tenere alta l’attenzione e la pressione della Lega sul governo, facendo passare, agli italiani, il messaggio che se si sta tornando alla normalità il merito è il suo.

Lo scontro di Salvini con l’Anm sulla giustizia

Ma dato che Salvini è Salvini e non riesce proprio a deporre l’ascia di guerra con chiunque sia in guerra, ecco che la notizia diventa che proprio ieri è scoppiata una durissima polemica tra il presidente dell'Anm che annuncia “una ferma reazione a questo tipo di metodo” e Salvini che considera le parole di Giuseppe Santalucia “gravissime, una minaccia insopportabile. Chiedo il rispetto della Costituzione e mi auguro che intervenga chi di dovere”, riferendosi con tutta evidenza al presidente Mattarella, capo del Csm. Un Salvini nei panni di Berlusconi ‘giovane’ spara ad alzo zero contro l’Anm: “Il presidente dell’Anm attacca i referendum sulla Giustizia promossi da Lega e Partito Radicale e annuncia una “ferma reazione”? Parole gravissime. Non si può aver paura dei referendum, massima espressione di democrazia e libertà, e confrontarsi con il giudizio e la volontà popolare”. Salvini si riferisce alle parole di Giuseppe Santalucia, presidente del sindacato dei magistrati che, in apertura dei lavori del suo direttivo centrale, aveva osato dire questo: “Al di là del merito dei singoli quesiti, credo che si colga agevolmente un dato, in contrasto con quanto dichiarato dai proponenti, almeno da quelli che sono espressione di forze politiche che compongono la maggioranza di governo. Il fatto stesso che si porti avanti il tema referendario sembra esprimere un giudizio di sostanziale inadeguatezza dell’impianto riformatore messo su dal governo; e fa intendere la volontà di chiamare il popolo ad una valutazione di gradimento della magistratura, quasi a voler formalizzare e cristallizzare i risultati dei vari sondaggi di opinione che danno in discesa l’apprezzamento della magistratura”, sottolineando la necessità di una “ferma reazione”. Da qui l’attacco di Salvini e il rischio di un ennesimo conflitto tra un partito molto importante come la Lega e il potente di suo sindacato dei magistrati, come ai tempi del Cav.

Il ‘colore’ di una manifestazione ‘accaldata’

Ma tornando alla manifestazione e a quello che, in gergo giornalistico, si chiama ‘colore’, va detto che mentre le forze dell'ordine che presidiano la piazza controllano temperatura e zaini dei partecipanti, è stata la cantante Annalisa Minetti che canta l'inno di Mameli a dare il via alla manifestazione leghista, “la prima grande, sicura e 'mascherinat' dopo un anno di paura”, osserva Salvini. Che entra subito nel vivo della questione: “Ringrazio Draghi che ha chiesto un parere al Cts sulle mascherine all'aperto e mi auguro che arrivi il prima possibile”. Del resto, pochi giorni fa, proprio in un colloquio con il premier aveva chiesto l’abolizione totale delle mascherine, nonostante le forti ritrosie e perplessità del ministro alla Salute Roberto Speranza e degli scienziati. La scaletta – sempre molto pop e popolare e poco politica - prevede poi il videomessaggio del trio 'Il Volo', molti chef (sic). A introdurre i vari ospiti sono stati Hoara Borselli e Nicola Porro, che ha curato la parte sulla giustizia, con i sei referendum proposti da Lega e Partito Radicale. I numeri erano da grande kermesse: 4mila palloncini, mille magliette, mille bandiere, anche se le stime dei giornalisti sono di meno della metà e quelle della Questura peggio. Alla fine, duemila persone è una cifra realistica… In scaletta c’erano anche Gianluigi Cimmino, ceo del Gruppo Pianoforte Holding - Yamamay e Carpisa; Paolo Bianchini, presidente Nazionale M.i.o. Italia (con ristoratori come Andrea Madonna e Enrico Guidi) e, tra gli altri, lo chef e esperto di cucina Alessandro Circiello (l’ossessione di Salvini per gli chef dimostra che mangia male…) insieme a una delegazione del comparto con il ministro Massimo Garavaglia. Prima delle conclusioni di Salvini la parte sulla giustizia è affidata alle testimonianze di familiari oltre agli interventi del segretario del partito Radicale Maurizio Turco e di Giulia Bongiorno. Ma dello scontro con l’Anm si è già detto prima.

Il “Daje!” al duo Michetti-Matone per Roma

Ma il vero motivo per cui Salvini ha pensato e concentrato la manifestazione in una (piccola) piazza stanziale della Capitale, dove di solito si tengono le ‘piccole’ manifestazioni, non certo quelle ‘grandi’ è di lanciare il ticket del centrodestra Michetti-Matone per la conquista del Campidoglio e, in particolare, la ‘sua’ candidata in pectore, la magistrata Simonetta Matone – habituee dei salotti di tv di casa Vespa, assai meno delle periferie e dei municipi romani – che non ha caso ha voluto come capolista della lista della Lega. Certo, pensare di arrivare primo, come partito, di Fratelli d’Italia della Meloni, è impensabile, ma in ogni caso la Lega parte dal 2% di cinque anni fa, ergo può solo migliorare. Un risultato della Lega a doppia cifra, doppiando il Pd e a ridosso della Meloni, sarebbe ottimale. Salvini, dal palco, grida 'Daje' – in romanesco - presentando i ticket Matone-Michetti e spiega: “A Roma il centrodestra punta sull'orgoglio, su una città che torni capitale, su sicurezza e decoro, velocità e mezzi pubblici, rifiuti che diventano energia. Lasciamo le polemiche su storie e morti ad altri, noi ci occupiamo di vita vera reale, io comincio e finisco dalle periferie - commenta il segretario leghista - L'Italia non può più essere una colonia o un campo profughi, l'Italia è il paese più bello del mondo. A proposito di lavoro, abbiamo affidato nelle mani di un uomo e una donna il futuro di questa straordinaria città per archiviare anni di malgoverno di Pd e M5S”.

La Lega rivaleggia con FdI per il primato di lista

La parola passa alla Matone, candidata del centrodestra a vicesindaco della Capitale, anche se Salvini – assai perplesso su Michetti – l’avrebbe voluta come candidata sindaca: “Io ed Enrico siamo in ticket, tra noi non ci sono rivalità perché veniamo da mondi diversi, votare noi vuol dire votare il nuovo e voltare pagina. Roma non può essere solo buche, autobus e metro pieni di gente durante la pandemia, cinghiali in strada. Occorre una visione internazionale”. E aggiunge: “Ho deciso di mettermi a disposizione e al servizio di Roma che non può essere Mafia Capitale, perché non lo è. La nostra discesa in campo è una sfida, come direbbe Berlusconi a cui mando un saluto. La più grande idiozia del nostro tempo è lo slogan 'uno vale uno', va bene sui diritti, ma non sulla professionalità. Questo ha permesso di stare nei gangli del potere a chi oggi governa Roma”. Poi interviene il ‘tribuno’ Michetti, candidato sindaco: “Una volta Roma era una delle cartoline più belle del mondo, ora tutto il mondo conosce Roma per i rifiuti che gli mandiamo”. L'avversario che teme di più? “L'astensionismo - risponde Michetti - Significherebbe che il nostro sogno non ha appassionato i romani. Vogliamo una Roma pulita, sicura, efficiente”. Michetti è furbo, sta mettendo le gaffe e le battute sul ‘saluto romano’, sul passato della ‘Roma imperiale’ da rinverdire, sui vaccini che ‘non servono’ e sta iniziando a girare i quartieri della città. Il centrodestra, certo, è favorito di suo, nei sondaggi, e in una città che, storicamente, ha il cuore ‘nero’ che batte a destra. Insomma, se Michetti ci mette almeno un 10% di suo (con la Matone), il centrodestra ha il 35-40% di partenza e, al ballottaggio, può vincere facile.

Lo stato maggiore leghista presente in massa

Assenti il ministro Giancarlo Giorgetti (che ama poco le manifestazioni quanto la linea di Salvini) e il governatore del Veneto, Luca Zaia, per “motivi familiari e personali”, si precisa dalla Lega per evitare di far speculare i giornalisti su una rivalità, quella tra Salvini e Zaia, che pure c’è, alla manifestazione è presente invece tutto lo stato maggiore della Lega: “Salvini ha dimostrato che 'prima L'Italià non è uno slogan. Era molto più facile fare l'opposizione a questo governo. Matteo ha fatto una scelta coraggiosa. Grazie alla Lega al governo, i territori sono riusciti a ottenere le riaperture. Alcune categorie sono state prese come capro espiatorio, hanno resistito permettendo all'Italia di ripartire” lo appoggia e lo copre il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, suo storico fedelissimo. Anche Nino Spirlì, presidente della regione Calabria, ringrazia Salvini “per avere creduto in questo strano governatore, che ha saputo tener duro in questi mesi”, ha detto Spirlì dopo che il leader del Carroccio lo aveva presentato come candidato vicegovernatore in Calabria, ma lasciandolo con l’amore in bocca: per candidato del centrodestra alla Regionali c’è l’azzurro Roberto Occhiuto, l’imbarazzante Spirlì è rimasto nelle retrovie a proporsi come ‘vice’ di quasi nulla. Sul palco ‘azzurro’ (nel senso del colore…) c’è anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: “Oggi è una grande giornata di libertà. Torno in Lombardia più forte perché so ci siete”.

Il busillis della Federazione di centrodestra

Salvini ha deciso di non fare arredare il palco con simboli di partito, per rafforzare l'immagine cui tiene molto di rappresentante principale, se non unico, dell'intero centrodestra, lo tinge di azzurro. Ma quella di ieri è stata, a tutti gli effetti, una manifestazione della Lega, con la presenza di ministri, sottosegretari e governatori del Carroccio. Unica eccezione: la finestra dedicata al ticket Michetti-Matone per Roma. Non si può che leggere come una prova di forza, quella di Salvini, un evento salvifico per uno che ama le piazze e ha sofferto le privazioni del Covid, e che ora si ripropone da un lato di arginare la crescita di Fratelli d'Italia e dall'altro di tutelare la sua leadership anche attraverso la federazione con Forza Italia, il cui progetto - fa sapere - non è stato seppellito dal rilancio di Berlusconi sul partito unico che non piace (quasi) a nessuno. “Sulla federazione sto andando avanti - dice Salvini - conto a breve di rivedere Berlusconi perché nell'ottica di una ripartenza gli italiani ci chiedono velocità, efficienza e concretezza. Invece di parlare in cinque, sei o sette in Europa e in Italia una voce unica significa avere più forza”. Ma Salvini va anche oltre i paletti che Berlusconi aveva posto per il partito unico, non escludendo collaborazioni con Coraggio Italia, il movimento di Toti e Brugnaro. “Spetta a loro - ha rilevato - proporsi, io non chiudo a nessuno”. Insomma, il ‘Federatore’, ormai in rivalità aperta con Meloni, ha braccia larga e non chiude porte in faccia a nessuno dei (tanti) scissionisti del centrodestra. Ma Salvini non nutre dubbi sulla nascita della ‘creatura’ politica che ha immaginato, un Predellino 2.0 dove però è lui a voler dare le carte. "Dopo il Covid la politica ha il dovere di essere unita, veloce, concreta, efficace. Gli italiani ci chiedono questo, non divisioni e litigi – spiega dal palco - Io insisto e arriverò all'obiettivo perché sono un testone, a chiedere a tutti gli amici del centrodestra di metterci insieme per aiutare l'Italia e gli italiani, di lasciar da parte gelosie, egoismi, divisioni e di unirci con una carta fondativa di valori comuni con al centro “soprattutto la libertà”. Uno slogan, quello sulla ‘libertà’ che avrebbe potuto lanciare il Berlusconi dei bei temi e dei verdi anni. Il processo di ‘berlusconanizzazione’ del Capitano è compiuto.

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