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La locanda che apre a cena per 15 clienti: "Non è una provocazione, è una protesta contro il Dpcm"

Foto di repertorio
Aosta

In Valle d'Aosta il virus corre, è tra le Regioni messe peggio in Italia. La titolare del ristorante di Donnas: "Non vogliamo sussidi, ma la dignità di mantenere le nostre famiglie col nostro lavoro"

Nulla di clandestino, tutto alla luce del sole, o meglio: al chiaro di luna. Hanno deciso di portare avanti a loro modo la protesta contro l'ultimo Dpcm che chiude i locali alle ore 18: hanno aperto le porte, servito la cena a 15 affezionati clienti (senza farsi pagare un euro) e poi pagheranno la multa. Siamo in Valle d'Aosta, regione che fa i conti con un'impennata di contagi.

Donnas (Aosta), la protesta contro il Dpcm

Per protestare contro l'ultimo Dpcm il ristorante 'La Locanda' di Donnas, piccolo comune in provincia di Aosta, ieri sera ha aperto al pubblico radunando una quindicina di clienti con un tam-tam tramite social. Gli avventori sono arrivati da varie località della Regione. Poco dopo l'inizio della cena, chiamati  dai solerti vicini di casa, sul posto sono intervenuti i carabinieri.

A quel punto la multa è stata inevitabile. Il titolare del ristorante è stato sanzionato (400 euro) e i clienti sono stati identificati. "La nostra non è stata una semplice provocazione -dice all'Ansa la titolare Giada Girardi - e nemmeno il cercare di eludere una regola per proprio tornaconto, tant'è vero che la cena è stata gratuita per i convenuti che in uno slancio di generosità hanno lasciato un'offerta"

"La nostra, invece, è una protesta contro un Dpcm che riteniamo inutile per il contenimento del virus, ma che lede un intero comparto come quello della ristorazione e tutto l'indotto oltre a violare la nostra costituzione che garantisce il diritto al lavoro.

"Non vogliamo sussidi, ma la dignità di mantenere le nostre famiglie col nostro lavoro" conclude Girardi.

Il virus corre anche nella regione italiana più piccola, meno popolosa e meno densamente abitata. Sono 178 i nuovi contagiati nell'ultimo bollettino. Ieri c'è stato l'incremento giornaliero più alto della seconda ondata della pandemia nella regione. Il dato di ieri, rilevato su 300 tamponi, mostra un rapporto tra positivi su casi testati che sfiora il 59 per cento. I ricoverati all'ospedale Parini e all'Isav di Saint-Pierre sono 120, 7 in terapia intensiva. La curva dei nuovi contagi meglio di tante parole fa comprendere quanto la seconda ondata abbia investito la Regione, ben più duramente della prima a marzo e aprile.

seconda ondata valle d'aosta-2

Perché la Valle d'Aosta è messa così male

La Valle d'Aosta oggi è la regione con la maggiore incidenza di contagiati rispetto alla popolazione, ben 575,3 su 100.000 abitanti (dati aggiornati al 26 ottobre). Ha il più alto rapporto tra i casi positivi e le persone testate (circa un tampone su due è positivo), è prima anche, come incidenza, per numero dei ricoveri e decessi su base settimanale.

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Luca Montagnani, coordinatore sanitario dell'unità di crisi sull'emergenza Covid in Valle d'Aosta, nei giorni scorsi ha provato a spiegare come mai le cose stiano andando così male: "La vita del valdostano è molto comunitaria, soprattutto nei paesi. La gente condivide gli stessi luoghi, dal bar al negozio di alimentari, si incontra spesso. Tutti hanno una tavernetta dove si ritrovano con gli amici. In città è diverso - aveva detto a Repubblica -Il contagio è partito quando sono state riaperte le scuole. Tre settimane dopo la prima campanella c'è stato il boom dei casi positivi, che non si ferma ancora adesso. Il contagio è partito dai ragazzi, che non si sono infettati in classe ma in altre occasioni come sul bus, durante le feste o la movida, mentre facevano sport. E il virus così è entrato nelle famiglie". Uno dei principali focolai sarebbe legato alla festa dei neodiciottenni a Verrayes, Chambave e Saint-Denis un mese fa.

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