Italy

La maledizione dell'oro. Ma ci sono podi che valgono platino

Cinque anni fa di questi tempi, ai Giochi di Rio, viaggiavamo con un fardello più leggero di medaglie (18 contro 24) ma potevamo esporre in vetrina il triplo di ori. L'Olimpiade è arrivata a metà strada e l'Italia si scopre regina dei bronzi (addirittura 14) insieme all'Australia. Insomma, se il medagliere si leggesse da destra a sinistra saremmo in testa: rispetto all'Olimpiade sudamericana miglioriamo decisamente la quantità (siamo già a sole 4 medaglie da quota 28, il bottino totale di Rio '16 e di Londra '12), ma facciamo un passo indietro nella qualità: 2 soli ori nelle prime 8 giornate di gare contro i 6 di cinque anni fa in Brasile. E buon per noi che sono andati oltre i pronostici Vito Dell'Aquila, ragazzo pugliese del taekwondo, e le splendide ragazze lombarde del canottaggio, Valentina Rodini e Federica Cesarini.

Dunque, il piatto azzurro piange? Come sempre i conti si fanno alla fine, ma certo qualche aspettativa non si è tramutata in risultato e magari abbiamo registrato qualche sorpresa in meno rispetto alle nostre felici consuetudini. Sta di fatto che sport su cui di solito si punta a occhi chiusi (scherma e tiro per non fare nomi...) questa volta hanno fatto cilecca, almeno per ora. Sperando con ciò di portar bene agli ultimi azzurri ancora in gara in queste discipline. A Rio, per esempio, dopo 7 giorni avevamo già in bacheca gli ori della Bacosi e di Rossetti nel tiro a volo, oltre a quelli di Garozzo (fioretto), di Basile (judo), di Paltrinieri (nuoto) e di Campriani (tiro a segno). Questa volta Campriani fa il tecnico dei rifugiati, Rossetti e Basile sono usciti al primo turno, Garozzo e la Bacosi sono tornati sul podio, ma con l'argento al collo e comunque dobbiamo ringraziarli per l'impresa. Mentre l'immenso Greg ha nuotato i 1500 nella notte.

Ma c'è un bilancio olimpico fatto col pallottoliere e c'è quello fatto pesando le medaglie, perché ai Giochi non luccica solo l'oro. I due argenti in vasca della splendida 4x100 stile libero e dell'immenso Gregorio Paltrinieri, come la prima medaglia nella farfalla di Burdisso, rapportati alla concorrenza del nuoto rispetto ad altri sport, possono valere tranquillamente certi titoli olimpici. Come il quarto posto pesantissimo delle ragazze della ginnastica ottenuto contro le corazzate di questo sport. Non si tratta di fare figli e figliastri, di catalogare sport di serie A e di serie B, ma chiunque può intuire che una medaglia nell'atletica, dove gareggiano 206 paesi, ha un peso specifico maggiore rispetto a discipline che magari esprimono più campioni olimpici non della stessa nazione, ma addirittura dello stesso paese, inteso come località.

Ben vengano gli ori degli sport meno frequentati, perché il bello dell'Olimpiade è questo e ci sono nazioni che entrano o scalano il medagliere grazie a una sola disciplina, ma il ritorno a medaglie pesanti di sport di antica tradizione come il canottaggio (ieri è stato riconosciuto il bronzo anche allo sfortunato Rosetti, fermato dal Covid) e il sollevamento pesi, dà un contorno più marcato alla nostra spedizione. E mentre la Testa nel pugilato ci ha fatto superare quota 600 medaglie nella storia dei Giochi, dobbiamo ancora fare i conti con gli sport di squadra, che arriveranno alle medaglie dopo due settimane di fatiche (contrariamente ad altri tornei in cui sei già in zona podio dopo aver passato un solo turno) e magari vedranno arrivare fino in fondo i due volley, il Settebello e - perché no? - lo stesso Italbasket.

Certo, ci siamo fatti illudere dall'arco di Nespoli, si sognava qualcosa dal ciclismo su strada, ma la pista promette bene, e poi aspettiamo la Ferrari nel corpo libero, l'eterna promessa Chamizo, qualche acuto ancora dal tatami. Occhio, però, perché a Rio il weekend di mezza Olimpiade ci regalò il fantastico bis di Campriani al poligono, che portò il totale a 7 ori, e se non vogliamo peggiorare il confronto...

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