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La pm di Bergamo: zona rossa,la decisione spettava al governo

Ha escluso categoricamente, Attilio Fontana, di aver mai subìto pressioni dal mondo industriale, contro l'istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, quando tutti gli indici di contagio da coronavirus erano già elevati in quell’area. Il presidente della Lombardia ha ribadito così, come persona informata sui fatti, di fronte ai pubblici ministeri di Bergamo, i commenti già rilasciati più volte su quel passaggio mancato. Anche perché, ha aggiunto in due ore di audizione, «era pacifico che la decisione spettasse al governo». Un riscontro pesante, e al di fuori dal dibattito politico, è arrivato in serata, dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota: «Da quel che ci risulta è una decisione del governo», le parole, testuali, fuori dal palazzo di giustizia.

Le competenze in merito, nonostante fosse stato il governo a istituire i divieti a Codogno e nel Lodigiano pochi giorni prima che esplodesse il caso Alzano, erano state messe in discussione poche settimane dopo quella fase di emergenza da più esponenti del centrosinistra, e poi anche l’assessore regionale Giulio Gallera aveva dichiarato che una norma avrebbe consentito a Palazzo Lombardia di assumere il provvedimento, nonostante «fossimo d’accordo di dover aspettare il governo». Ora arriva la magistratura a mettere un primo punto fermo e Roberto Calderoli lancia già le prime accuse: «L’esecutivo si assuma le sue responsabilità».

La Procura non aggiunge nulla, ma che i magistrati abbiano lavorato finora anche per ricostruire quei continui rinvii sulla zona rossa, caldeggiata pure dall’Istituto superiore di sanità, è ormai chiaro. E le indiscrezioni ora non escludono più che possano scattare convocazioni anche per ministri del governo Conte o per lo stesso presidente del Consiglio. Se si dovessero profilare reati, però, le dichiarazioni e gli atti acquisiti finora a Bergamo dovrebbero essere trasmessi alla procura di Roma, dove la decisione sulla chiusura di Nembro e Alzano non fu presa.

Lo scontro politico, dopo un incremento di mortalità a Bergamo del 568%, senza eguali al mondo, rischia di nuovo di accendersi. In un clima già abbastanza avvelenato: nella mattinata di ieri, mentre il presidente Fontana rispondeva ai magistrati, il leader del suo partito, Matteo Salvini, ha definito «indegna la sua convocazione» da parte dei pm, perché «da lombardo preferirei restasse in ufficio a lavorare». Ma «è nostro dovere accertare i fatti», ha replicato la procuratrice.

Fuori dal palazzo, invece, è andato in scena un presidio di una trentina di persone, per lo più antagonisti, con slogan pesanti nei confronti del governatore e dei presidenti di Confindustria, il bergamasco Stefano Scaglia e quello regionale Marco Bonometti, definiti «responsabili» proprio sulla mancata zona rossa. Per garantire l’uscita di Fontana e della sua scorta dalla Procura, la questura ha schierato un cordone di polizia, chiudendo la strada e bloccando un paio di manifestanti che si stavano avvicinando alle auto.

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