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La rabbia dei medici russi che non vedono un rublo Ora rischiano il carcere

«Fuori i rubli! Non abbiamo visto neanche un copeco!». Fra il Caspio e il Mar Nero, ad Armavir, costruiscono i radar più potenti di tutta la Russia. E la prima protesta pubblica, tre settimane fa, aveva già fatto drizzare le antenne: medici, infermieri, lettighieri davanti all’ospedale, tutti contro il governatore locale che non aveva mai sganciato i soldi promessi da Putin in persona. Dal Cremlino, avevano pensato di cavarsela licenziando un primario. E ribadendo che il bonus extra per il Covid, 1.500 dollari a testa, sarebbe arrivato presto.

Ma gli eroi erano già stanchi, e non si sono accontentati d’un capataz espiatorio: da Krasnodar a Sinferopoli, ad Abinsk, la contestazione dei camici bianchi s’è estesa. «Dove sono i nostri premi annunciati in tv?». Neanche un rublo, nemmeno un copeco. Alla fine, è arrivata solo la polizia. A interrogare, indagare, denunciare i medici. Qualcuno finirà davanti al giudice. Con accuse, dalla negligenza criminale all’attività sovversiva, che possono costare carcere e carriera.

Beato il popolo che non ha bisogno di eroi. Ancor di più, quello che li paga. Tramortiti dai turni massacranti e dai mesi di retorica che li descriveva come superuomini, un po’ dappertutto i valorosi medici e i coraggiosi infermieri adesso si sono stufati. Eroi sì, fessi no. In Belgio, in visita all’ospedale Saint Pierre, la premier Sophie Wilmès s’è trovata a sfilare fra decine di medici voltati di spalle che ne contestavano l’impreparazione alla pandemia. In Francia, il personale delle case di riposo ha incrociato le braccia, da Parigi a Lille, e il presidente Macron ha garantito un assegno extra di 1.500 euro e massicci investimenti, ammettendo che servono «significativi» aumenti di stipendio. Anche in Italia, venerdì prossimo, la protesta delle categorie della sanità contro precariato e paghe basse. Il virus della protesta colpisce i Paesi che hanno chiesto troppo agli ospedali, senza dare in cambio né sicurezza né sostegno economico.

Terza al mondo per numero di contagi (362mila) la Russia è sotto osservazione anche per le cifre sulle vittime: i media di regime parlano di «miracolo russo», ma i 3.807 decessi ufficiali sono inverosimili, con un tasso di mortalità 15 volte più basso che negli Usa, 28 volte inferiore a quello inglese. Mosca ha fronteggiato l’emergenza minimizzando e pasticciando: i medici russi denunciano carenze inaudite — «E poi mandate 15 aerei d’aiuti in Italia!» —, almeno tre di loro hanno criticato più di altri e sono morti, precipitando dalle finestre dei loro ospedali. Putin dice che «il picco è superato», ieri ha fissato per il 24 giugno la grande parata sulla Piazza Rossa: tiene le truppe in isolamento da un mese, finora ha ottenuto la presenza solo di due capi di Stato, il kazako e il moldavo. I sondaggi danno lo zar Vladimir al minimo gradimento, 59% contro il 90 di sei anni fa. Lui dice che «il picco del virus è superato»: il suo, chi lo sa.

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