Italy

La riforma sanitaria ricomincia da territorio e Case della comunità

La Regione recepisce con una delibera il piano nazionale del governo Draghi. Si rimette in moto il percorso stoppato dal Covid, ma servono i fondi del Recovery

TRIESTTE La giunta Fedriga approva la prima delibera per l’attuazione della riforma sanitaria varata a fine 2019. La pandemia ha stravolto i piani e rallentato il processo, ma il vicepresidente Riccardo Riccardi ha ora ottenuto il via per cominciare la riorganizzazione di una parte importante dell’assistenza territoriale.

Dopo aver deciso di conservare l’unità fra ospedale e territorio ereditata dal centrosinistra, la Regione guidata del centrodestra prevedeva una serie di interventi per sostenere l’integrazione dei sistemi, ma il Covid e il Pnrr hanno messo l’iniziativa nelle mani del governo, che ha stabilito per tutta Italia gli indirizzi per la sanità territoriale, fornendo precise indicazioni numeriche su quante “case di comunità”, “ospedali di comunità” e “centrali operative territoriali” dovranno prendere forma in Friuli Venezia Giulia.

Si tratta di formule nuove per indicare e aggiornare concetti per la verità già visti e basati sul ruolo centrale assegnato all’assistenza sul territorio per fare prevenzione e gestire nel quotidiano le cronicità, l’invecchiamento della popolazione e i decorsi post ospedalieri. Le case di comunità ricordano da vicino i mai decollati Cap della riforma Telesca e gli ospedali di comunità saranno una riedizione aggiornata delle Rsa, che oggi ospitano anziani e disabili dopo la dimissione dall’ospedale e prima dell’auspicabile ritorno a casa per continuare con l’assistenza domiciliare.

Governo e Regione sono chiamati a rendere più efficiente l’assistenza non ospedaliera e il programma messo a punto dal ministro Roberto Speranza prevede di essere attuato gradualmente da qui al 2026. Con la delibera appena approvata, Riccardi recepisce la cornice, che dovrà ora essere declinata localmente dalle tre Aziende sanitarie giuliano-isontina, friulana e pordenonese, che assieme all’Azienda per il coordinamento entro la prima decade di ottobre presenteranno le rispettive bozze degli atti aziendali. Sono i documenti che riorganizzeranno il sistema e che nel caso di Asugi renderanno finalmente operativa l’unificazione fra Trieste, Gorizia e Monfalcone, al momento scritta nella legge di riforma ma mai declinata in un atto aziendale che sostituisse l’impostazione precedente, sulla cui base Trieste e l’Isontino hanno continuato a lavorare. In dirittura d’arrivo è anche il protocollo d’intesa fra Regione e Università, che definisce i rapporti sanità-atenei, senza il quale gli atti aziendali non potranno essere licenziati, contendo la localizzazione delle sedi e il riassetto del sistema, ma anche una ulteriore possibile sforbiciata ai primariati.

Cosa contengono le linee del governo e come si tradurranno localmente. Riccardi lo ha anticipato nei giorni scorsi davanti alla Terza commissione. Con le risorse del Pnrr, ancora non quantificate per le singole Regioni, il governo chiede ai territori di creare le case di comunità, che saranno la sede dell’integrazione sociosanitaria e staranno sotto i Distretti sanitari esistenti, che la giunta assicura di non voler diminuire. Vi opererà un team interdisciplinare composto da medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri di comunità, fisioterapisti e altri professionisti della salute. Così come il sistema ospedaliero è suddiviso fra nosocomi maggiori (hub) e strutture più piccole (spoke), anche le case della salute avranno questa suddivisione. Come da indicazioni statali, in Asugi ci saranno 6 hub (3 a Trieste più Muggia, Gorizia e Monfalcone) e 5 spoke (Aurisina, Prosecco, Cormons, Gradisca e Grado), queste ultime dislocate nelle zone esterne alle città, con funzioni più ridotte. L’Azienda udinese ne avrà 9 e 16, mentre nella Destra Tagliamento saranno rispettivamente 6 e 10.

Alla casa di comunità ci si recherà per vedere il medico di base (libero di spostarsi fra questa sede e il proprio ambulatorio), fare una visita specialistica o seguire un percorso di riabilitazione. L’ospedale di comunità sarà invece una struttura intermedia fra ospedale e casa di comunità. Si tratta di una riedizione aggiornate delle Rsa: realtà da 15-20 posti letto, gestite da infermieri con la collaborazione di medici di base e medici dell’Azienda sanitaria. Anche per gli ospedali di comunità Roma ha fornito criteri precisi, chiedendo al Fvg di garantire 148 posti letto in area Asugi, 210 nella provincia di Udine e 124 in quella di Pordenone. La giunta calcola che con questa dotazione si arriverà ad avere 170 posti letto in più degli attuali per questa forma di assistenza intermedia, che al momento conta poco più di 300 unità.

Il terzo elemento dell’intervento è la centrale operativa territoriale, che gestisce la presa in carico iniziale della persona, risponde ai suoi bisogni assistenziali e coordina servizi sanitari e domiciliari, gestendo il lavoro di interfaccia con l’ospedale hub e con la rete dell’emergenza-urgenza. Il piano prevede una cot ogni 100 mila abitanti: 4 in Asugi, 5 in Asufc e 3 in Asfo. Gli ultimi numeri indicati nella delibera sono quelli dei posti letto per le cosiddette Speciali unità di assistenza protratta 18 tra Gorizia e Trieste, 26 a Udine e 16 a Pordenone, mentre quelli di hospice diventeranno, rispettivamente, 36, 57 e 30.

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