Stefania Cotroneo è la coreografa del teatro Al Massimo di Palermo, ballerina, insegna danza da 18 anni. Quando le luci sul palco si sono spente si è spenta anche la sua vita. “Ho 41 anni, un figlio di 3, mi sono ritrovata a vivere a casa dei miei, dopo 11 anni di indipendenza, perché nessuno mi affitta una casa senza busta paga. Campo con 800 euro di sussidio al mese, e non sono nemmeno arrivati tutti, prima guadagnavo il triplo”.

Una vita di tournée confinata in una stanza. Ma il danno economico è solo una delle facce del disastro. “E’ come se tutto il mondo attorno a cui ruotava la mia vita si fosse fermato. Le lezioni, gli spettacoli, le allieve abbandonate. Il mio era un ruolo referenziato, per cui ho studiato duramente, ho fatto provini, audizioni, esami. Il balletto non è solo passione, è una professione, come l’avvocato. E ora sono diventata una che non può fare nulla: un’inutile”.

Ha un’energia Stefania mentre parla che è rabbia e disperazione: “E’ incredibile come una società possa mettere in ginocchio tutta la cultura”.

Ora si dà da fare con qualche video, qualche promo, un paio di lezioni a casa delle allieve, senza contatto, dopo tamponi quasi quotidiani. “Mio figlio dice ‘Mamma è una ballerina’. Io lo guardo e penso: ‘Ero…’. La mia vita è distrutta, mi hanno levato il respiro, l’emozione, l’identità, non sono più nulla”.

Ora c’è una timida speranza di ripartenza. “Ma il teatro non è una serranda che tiri su. Io ho bisogno di allenarmi, di avere ogni giorno la sbarra classica, lavoro con il corpo, se risalgo in scena mi rompo le cartilagini, e scompaio un’altra volta. Aprissero le sale almeno per le prove, con i controlli, i tamponi, senza i passi a due. Il teatro è disciplina, noi siamo educatori ed educati, sapremo come comportarci”.