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La trasformazione elettrica della mobilità italiana parte da Milano

La notizia forse non sa ancora di rivoluzione di mercato, ma è un segnale importante. Nel mese di settembre 2021 l’automobile più venduta in Europa è stata elettrica. E nemmeno una citycar economica, ma la Tesla Model S, la meno cara del listino dell’azienda americana ma pur sempre un’auto che a prezzo intero viene venduta attorno ai 40mila euro.

Costo a parte – almeno in Italia fortemente mitigato degli incentivi statali e regionali – quel che importa è che Tesla rappresenta un simbolo, un paradigma della nuova mobilità. Il dato continentale ha, a ben vedere, un diretto riferimento alla città di Milano, dove fans dello scarico smarmittato e appassionati del rombo al semaforo hanno di che stare in allarme, perché si profila un futuro di impercettibili ronzii.

I tempi – in verità – non sono proprio così prossimi, ma a quanto pare, è comunque dalla metropoli che parte la corsa alla trasformazione elettrica della mobilità nel Paese. Il progetto di conversione di tutti i mezzi pubblici entro il 2030 è già avviato e la nuova amministrazione ne ha fatto un punto di programma. Ma anche il trasporto privato sta seguendo la stessa direzione.

Nel 2020 le immatricolazioni di auto alimentate a energia elettrica a Milano sono aumentate del 176%, passando dalle 842 del 2019 a 2.325. La crescita ha contagiato tutta la Lombardia – che fino al 2019 era rimasta un poco indietro – e si è portata al passo, recuperando il 228% rispetto all’anno precedente (1.947 nel 2019, 6.394 nel 2020).

Da sola, Milano conta il 25% delle vetture a trazione elettrica circolanti nel nostro Paese e riscatta la realtà nazionale, visto che l’Italia occupa un non esaltante 17° posto su 22, nella classifica europea.

La strada è segnata, anche per quel che riguarda il punto dolente del sistema di mobilità elettrica privata, ovvero le opportunità di ricarica. Già alla fine del 2020 Milano, infatti, ha approvato il “Regolamento per la qualità dell’aria” che «definisce priorità e scadenze di una serie di azioni tese a migliorare la qualità ambientale in città» e all’articolo 11 si occupa proprio di installazione e diffusione di stazioni di rifornimento.

È previsto che tutti i distributori di carburante presenti sul territorio comunale debbano dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica. Per i punti vendita esistenti è fatto obbligo di presentare un progetto entro il primo gennaio 2022 e di installare le colonnine entro 12 mesi dalla presentazione del progetto.

Il coinvolgimento dei distributori di carburante dovrebbe dare un buono slancio alla diffusione degli impianti di ricarica sul territorio cittadino. Al momento, le postazioni di ricarica non si può dire siano moltissime: 148, distribuite con una certa disomogeneità. In testa c’è – prevedibilmente – il Municipio 1, che conta 36 impianti. Segue il Municipio 9 che da Porta Garibaldi si estende fino a Bicocca, comprendendo anche zone insospettabili come Bovisa e Comasina.

I municipi che ne contano meno sono il 2, con solo 8 impianti (distribuiti tra la Stazione Centrale e la direttrice di viale Monza e viale Palmanova) e il 7, sul quale risultano solo quattro colonnine di ricarica per auto elettriche, malgrado i 31 chilometri quadrati di superficie e i 171mila residenti.

C’è ancora un bel po’ da fare, ma la linea green dichiaratamente scelta dalla nuova amministrazione dovrebbe imprimere un impulso forte nei prossimi cinque anni. Chissà che nella prossima classifica europea Milano non possa figurare nella top ten.