Bruxelles. Possiamo accettare il Next Generation Eu e il Bilancio europeo 2021-2027 se “per il momento mettiamo da parte le regole sullo stato di diritto”. Viktor Orbàn non cede di un centimetro, il premier illiberale di Budapest in vista del summit Ue di giovedì prossimo non toglie il veto, posto insieme al collega polacco Mateusz Morawiecki, al pacchetto europeo per la ripresa da 1.800 miliardi. “Una dichiarazione politica sulla rule of law – aggiunge – non è accettabile”. L’autocrate ungherese boccia ancora la strada sulla quale lavorano i partner per rassicurare il suo Paese e la Polonia, ovvero un testo allegato alle conclusioni del summit che assicura la non arbitrarietà nell’utilizzo delle norme sulla legalità grazie al ruolo della Corte di giustizia.

  Nel corso di una conferenza stampa sul suo primo anno di mandato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha commentato: "Siamo in difficoltà senza dubbio, abbiamo un ostacolo che va trattato, ma siamo ancora nel mezzo del negoziato e resto ottimista, spero che si risolva nei prossimi giorni". Tuttavia l’ex premier belga, parlando a nome degli altri 25 partner, ha fatto muro sulla richiesta di eliminare le regole che vincolano l’esborso dei fondi europei al rispetto della legalità: “Lo Stato di diritto è una questione fondamentale al centro del progetto Ue, non può essere usato in modo arbitrario, perché la legge è il contrario dell'arbitrarietà".

Intanto il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, parlando al Financial Times afferma che Ungheria e Polonia “non possono impedirci di aiutare i nostri cittadini” con i fondi della ripresa e dunque conferma che Bruxelles prepara una soluzione per circumnavigare il doppio veto: “Stiamo lavorando alle alternative”. A Ungheria e Polonia "dev'essere chiaro che non ci arrenderemo a questo veto" e, se non dovesse esserci un accordo su Recovery Fund e bilancio Ue "andremo avanti senza di loro": ha ribadito il commissario Ue per l'Economia Paolo Gentiloni, alla Conferenza Rome Med-Mediterranean Dialogues, promossa dal ministero degli Esteri e dall'Ispi. "Non abbiamo molto tempo" per raggiungere l'intesa e "il momento giusto è la prossima settimana al Consiglio europeo", ha sottolineato  dicendosi "personalmente preoccupato, ma fiducioso che alla fine supereremo questo veto". "Lo Stato di diritto non è un'opzione in Ue", ha aggiunto.

  Insomma, conferma che se al summit del 10 e 11 dicembre Orbàn e Morawiecki non rientreranno nei ranghi, il Recovery Fund partirà a 25. A Bruxelles si ragione su uno strumento comunitario simile a Sure, il fondo da 100 miliardi lanciato da Paolo Gentiloni per sostenere gli ammortizzatori sociali in piena crisi da pandemia che è gestito dalla Commissione ed emette eurobond grazie alle garanzie dei governi nazionali (che sostituirebbero quelle del Bilancio Ue – anch’esso bloccato dai ribelli dell’Est - per il Recovery). Visto che Polonia e Ungheria non parteciperanno, con ogni probabilità i fondi loro destinati verranno redistribuiti tra gli altri beneficiari.

  Inoltre visto che anche il budget settennale dell’Unione è bloccato, Bruxelles si prepara ad andare a esercizio provvisorio, i cosiddetti dodicesimi, con i finanziamenti che andranno riallocati da zero (mentre il Bilancio ha già l’indicazione dei programmi e delle quote per stati): in tal caso, i partner sono convinti a tagliar fuori Polonia e Ungheria, che così oltre ai soldi del Recovery perderebbero i generosissimi fondi di coesione stanziati in loro favore.

  I due subirebbero anche conseguenze politiche, come la probabile espulsione di Fidesz – il partito di Orbán – dal Ppe, collocazione che fino ad oggi ha giocato il ruolo di assicurazione sulla vita politica del premier ungherese. Inoltre Budapest e Varsavia finirebbero ai margini del progetto europeo e nessuno potrebbe più scommettere su una loro permanenza nella Ue nel medio termine.