Italy

La vittoria dei presidenti  E se tornassimo al Mattarellum?

risponde Aldo Cazzullo

Caro Aldo,
abbiamo assistito a un balletto di sondaggi: per esempio su Giani-Ceccardi si è parlato di testa a testa, di un punto di distanza, di Ceccardi in vantaggio. Insomma, non proprio credibili.
Maria Delsano, Milano

Bisogna vedere chi li fa questi sondaggi, e perché li fa. Si ha l’impressione che a volte vengano divulgati sondaggi falsi per creare emulazione, ciò che nel marketing viene chiamato effetto bandwagon.


Juri Casati

Cari lettori,
Da tempo ormai le elezioni si decidono negli ultimi giorni, se non nelle ultime ore; quando si crea una tendenza che i sondaggi non colgono, o addirittura fraintendono. Ad esempio, le ultime rilevazioni in Emilia-Romagna e in Toscana davano in testa la Lega, che invece ha perso nettamente (ma lo stesso era accaduto a Hillary Clinton e agli avversari della Brexit). Questo accade perché da tempo il voto è fluido, le appartenenze si sono sgretolate, crescono gli indecisi e l’influenza dei social. Questa volta il voto ha stabilizzato. Gli elettori sono spaventati. Un po’ tutti abbiamo superato la prova più dura della nostra vita, e percepiamo che purtroppo non è finita qui. Un presidente di Regione che sbaglia una mossa può provocare guai e lutti. Pugliesi e campani hanno riconfermato ampiamente due governatori di sinistra – ma apprezzati soprattutto a destra -; veneti e liguri hanno fatto lo stesso con Zaia e Toti. In Toscana non c’era un uscente da riconfermare; ma c’era un sistema che, per quanto un po’ arrugginito, ha tenuto.
Non parlerei di sconfitta della destra. E aspetterei a dare Matteo Salvini per finito. Certo, dovrebbe aver capito che dove la Lega è più debole – nelle Regioni un tempo rosse, ma anche nelle grandi città – non può sperare di vincere con candidature dal profilo ideologico così marcato. Mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno dovuto prendere atto che l’appeal di personaggi del passato, eredi di antichi leader – socialista il padre di Caldoro, democristiano quello di Fitto – non è irresistibile. Quando la destra troverà candidati civici, in cui anche cattolici e moderati si riconoscano, potrà vincere anche in Toscana o nelle grandi città.
Ultima considerazione: gli italiani amano scegliere una persona, più che un partito. La lista Zaia ha il triplo di voti della Lega; in Liguria la prima forza è quella di Toti, che nel resto del Paese non esiste. Sarebbe una buona ragione in più per tornare ai collegi uninominali. C’è una legge elettorale che ha funzionato, e porta il nome dell’attuale presidente della Repubblica. Basterebbe un provvedimento di una riga per ripristinare il Mattarellum. Invece preparano il ritorno al proporzionale.

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

Storia

«Caro fratello, non ti vedo da 10 anni, facciamo pace»

Sono tuo fratello e scommetto che non ti aspettavi una lettera come questa. Non ci vediamo né parliamo da più di 10 anni, eppure sono lo stesso con cui giocavi a cowboy e pellerossa per delle ore e costruito quella casa sull’albero, il nostro rifugio segreto. E le interminabili partite a pallone non dirmi che le hai dimenticate perché non ci credo. Ricordi tu e io a pescare quell’enorme...copertone d’auto? Ancora oggi sorrido a ripensarci come credo fai anche tu. Tra di noi ora si è venuta a creare una distanza siderale nonostante si abiti ad una manciata di chilometri l’uno dall’altro, eppure, ne sono certo, ancora molto ci unisce perché siamo fratelli e questo vorrà pur dire qualcosa. Non ne faccio solo una questione di consanguineità, mi basterebbe metterla sul piano della ragionevolezza, perdono e fiducia reciproca, così da rivitalizzare quei sentimenti nel tempo affievoliti ma, mi auguro di cuore, non ancora estinti del tutto. Tu ed io siamo sempre stati come cane e gatto (era il cruccio di nostra madre) ma sulle cose che contavano ci siamo sempre trovati d’accordo (era la soddisfazione di papà): stringerci la mano rendeva felici entrambi. Una scaramuccia e qualche incomprensione non può allontanarci. Colpa mia? Torto tuo? Comunque vorrei che facessimo pace, come quando si giocava agli indiani, sotterrando l’ascia di guerra. Vorrei dire a tutti i fratelli e sorelle convinti di non avere più nulla da dirsi e di non volersi più bene: non lasciate nulla di intentato per riappacificarvi, prima che diventi troppo tardi.
Giuseppe Agazzi, tuo fratello

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Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

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