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Ladro ucciso a Santopadre: i pallini da caccia potrebbero scagionare il tabaccaio

La ricostruzione / Frosinone

Dai primi accertamenti la vittima non era di spalle e forse aveva il braccio alzato. L'uomo impugnava una scacciacani, ma Sandro Fiorelli, il 59enne che ha fatto fuoco, non poteva saperlo. Il punto sulle indagini

I dubbi iniziano a diradarsi sul caso del bandito (ancora senza nome) ucciso a Santopadre, in provincia di Frosinone, da un colpo di fucile da caccia, al culmine di un tentativo di furto. A premere il grilletto, poco dopo le 20 di lunedì sera, è stato un tabaccaio di 59 anni, Sandro Fiorelli, ora indagato per eccesso colposo di legittima difesa. I primi accertamenti balistici sembrano però confermare la versione del commerciante.

Al magistrato che si occupa del caso, Marina Marra, Fiorelli aveva raccontato di aver esploso il colpo di fucile calibro 12, regolarmente detenuto, per evitare che il ladro gli sparasse con la sua pistola.  Che però si è rivelata essere una scacciacani. "Mi ha puntato la pistola addosso" avrebbe detto il tabaccaio agli inquirenti, "ho avuto paura". Di sicuro il 59enne non poteva sapere che quell'arma era innocua.

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Ma è davvero così che sono andati i fatti? Andiamo con ordine. Il malvivente insieme ad altri tre complici era entrato nella villetta del commerciante situata alla periferia del paese in via Valle. Ad accorgersi della loro presenza in casa era stato il figlio di Fiorelli appena rientrato insieme al genitore. 

Bandito ucciso a Santopadre, la ricostruzione

Una delle ipotesi è che il bandito si sia voltato verso il tabaccaio, forse per intimidirlo e guadagnare tempo. Ma sopraffatto dalla paura, e vedendolo impugnare un'arma, Fiorelli ha sparato per primo colpendo l'uomo al di sotto delle costole. Stando ai primi accertamenti dunque il ladro non era di spalle. Non solo. Sul suo braccio sinistro sono stati trovati dei pallini da caccia (il colpo esploso dal tabaccaio), circostanza che avvalorerebbe l'ipotesi che il ladro avesse effettivamente il braccio alzato.

Stava brandendo la pistola contro Fiorelli? Al momento non  è possibile dirlo con certezza. Qualche risposta in più potrebbe arrivare dall'esito degli accertamenti tanatologici. Nella giornata di oggi presso l'obitorio del 'Santa Scolastica' di Cassino si svolgerà l'autopsia che sarà eseguita dal dottor Vincenzo Caruso. 

La famiglia Fiorelli, rappresentata dall'avvocato Sandro De Gasperis, ha nominato come consulente di parte il dottor Augusto Canali. Per ora, come ci è stato confermato dalla collega di FrosinoneToday Angela Nicoletti, la dinamica ipotizzata è risultata compatibile con il racconto del tabaccaio che in passato era già stato derubato più volte. L'accusa formulata a suo carico dalla Procura resta dunque quella di 'eccesso colposo di difesa', almeno fino all'esito dell'autopsia.

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La vittima e il giallo della finta identità

Intanto le indagini dei carabinieri vanno avanti. Per rimettere a posto tutti i pezzi del puzzle servirà ancora tempo. Per prima cosa non è ancora chiara l'identità del ladro ucciso. Che contrariamente a quanto risulta dalla carta d'identità che aveva con se, non è rumeno e soprattutto il suo nome non sarebbe Mirel Joaca Bine.  

Il vero Mirel Bine in un'intervista rilasciata a una tv rumena ha infatti riferito di essersi trasferito da nove anni in Svezia dove si è sposato ed è padre di due figli. L'uomo ha anche aggiunto che 17 anni fa aveva smarrito il suo documento di identità (di cui si è probabilmente impossessato il bandito morto nel frusinate), e di aver ricevuto in passato diverse contravvenzioni dall'Inghilterra e dalla Francia che non erano riconducibili a lui.

I complici fuggiti a bordo di un furgone bianco

Altro punto da chiarire. Chi erano i complici della vittima? Sarebbe stato il figlio di Fiorelli a riferire per primo della presenza di tre persone, fuggite poi a bordo di un furgone bianco. Una circostanza confermata anche dalle testimonianze dei vicini. Il mezzo peraltro era stato già segnalato nei giorni precedenti in diverse zone limitrofe al paese. I tre avrebbero provato anche a tornare indietro per caricare a bordo il complice ferito salvo poi desistere dal tentativo e fare perdere le loro tracce. I carabinieri sono al lavoro per dare un nome e un volto anche ai componenti della banda.