"Sciogliamo il nodo della nostra identità e poi scegliamo la famiglia politica europea. Va bene un gruppo che conta, ma sapendo quali sono i nostri obiettivi". Laura Ferrara, eurodeputata grillina, avvocata, 37 anni, non vuole sentire parlare di scissione nel Movimento. Dice: "Dai nostri Stati generali esca una forte collocazione di campo: mai più con Salvini". 

Ferrara, da Bruxelles potrebbe partire la scissione del M5Stelle?


"Spero di no. Il M5S sta attraversando indubbiamente un momento difficile ed è necessaria una riflessione schietta per sciogliere i nodi che hanno fatto emergere con sempre maggiore forza posizioni divergenti al nostro interno. In Europa abbiamo lavorato tanto nella scorsa legislatura, abbiamo condiviso con i colleghi un percorso politico di 5 anni al termine del quale abbiamo portato a casa dei risultati. È in questa stessa direzione che dobbiamo continuare a lavorare, ascoltando al nostro interno la voce di tutti, dialogando, e finendo con l'avere una posizione unica e condivisa". 

Ma in quale famiglia Ue potrebbero e dovrebbero collocarsi i 5S?
"Per far parte di una famiglia europea, dovremmo prima chiarire - a noi stessi e agli altri- qual è l'identità del M5S, quali obiettivi si prefigge di raggiungere in Europa e che percorso intende conseguentemente intraprendere. Quindi va bene entrare in un gruppo che conta ma avendo saldi i nostri obiettivi. Il nostro lavoro al Parlamento europeo è riconosciuto e stimato, ma si sa che entrare in un gruppo significa accogliere un partito e non singoli deputati. È dunque una scelta importante, che deve essere condotta con chiarezza e coerenza. Attualmente ci troviamo nei non iscritti e questo limbo rischia di mandare i fumo quanto fatto finora.  Siamo considerati di serie B. Per esempio, ero relatrice del Regolamento sulle procedure d'asilo. L'attuale commissione europea ha presentato degli emendamenti e il nuovo testo è stato assegnato a un altro parlamentare europeo con decisione presa in riunione dei coordinatori: noi, non avendo coordinatori dunque rappresentanti in quella sede, siamo rimasti tagliati fuori". 

Potreste approdare anche nei Socialisti e Democratici? Non è un triplo salto mortale da Farage ai socialisti?


"Nel gruppo con Farage c'era divergenza su moltissimi temi, questo lo riconoscono tutti e lo abbiamo ribadito a più riprese, basta andare a vedere i voti che esprimevamo. Rispetto a Farage abbiamo fatto una scelta di campo vincente: porci in termini critici ma costruttivi, lavorando a testa bassa e presentando proposte. E anche grazie al nostro contributo si sono raggiunti importanti risultati: ad esempio senza i nostri voti determinati oggi il Parlamento europeo non avrebbe approvato il limite del 60% delle emissioni inquinanti da raggiungere entro il 2030 o la Commissione non avrebbe adottato una direttiva sul salario minimo. Per quanto riguarda i socialisti sono ua delle opzioni sul tavolo ma non l'unica". 

Lei ha votato in dissenso sulla Pac. È quindi minoranza nel suo gruppo. Pensa a una uscita? A decidere da sola in quale gruppo politico europeo collocarsi?


"No, il mio voto sulla Pac non era contro il Movimento 5 Stelle. È stato un voto nel merito e non polemico. Se ci dividessimo, si indebolirebbe la nostra azione politica e la nostra capacità di incidere sui temi europei, per questo è importante fare di tutto per restare uniti".  

Ma le sue simpatie vanno ai Verdi?


"I Verdi sarebbero stati la nostra collocazione naturale sin dall'inizio, ma purtroppo le cose sono andate diversamente. Con loro abbiamo iniziato lo scorso anno un dialogo in modo franco e trasparente. Ci è stato però subito chiaro che alcuni aspetti relativi al funzionamento del M5S potevano essere un ostacolo".. 

C'è però un problema più generale: il veto di alcuni gruppi nei vostri confronti. Renew Europe, ovvero da Macron, c'è un disco rosso. É cosi?


"Non saprei, ma in termini generali i grandi gruppi sanno che un nostro contributo a una azione ancora più incisiva a livello europeo può essere determinante. A Bruxelles si vota spesso anche in base a interessi nazionali, più che ideologici, e l'Europa senza l'Italia non esisterebbe". 

Lei é molto vicina a Di Battista?


"Io sono vicina a tutti, ma non appartengo a nessuna corrente, fazione o schieramento che dir si voglia. Trovo questa personalizzazione del dibattito sul M5S abbastanza deludente. Dobbiamo ripartire mettendo i temi al centro, solo così sapremo ritrovare la nostra identità" 

Come deve uscire il Movimento dagli stati generali?


"Dobbiamo evitare di dare la parvenza di cambiare tutto per non cambiare nulla. In passato sono stata molto scettica rispetto a decisioni e pratiche prese a livello nazionale senza alcun coinvolgimento e senza trasparenza. Gli Stati generali devono essere la nostra occasione di riscatto dopo mesi di disorientamento. Il Movimento 5 Stelle deve uscire rinnovato, aperto alle istanze dei territori e con una forte collocazione di campo. Per esempio, mai più ad alleanze con Salvini e chi tutti i giorni lavora al fianco dei sovranisti europei contro gli interessi italiani".