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Lazio-Inter 3-1, l'audace colpo di tre soliti noti

Calcio

La reti della vittoria dei biancocelesti portano la firma di Immobile, Felipe Anderson e Milinkovic-Savic. Tre protagonisti annunciati, ma anche legati per motivi diversi al tecnico nerazzurro, tornato all'Olimpico da ex.

Che sia un colpo audace, quello messo a segno dalla Lazio, è un dato di fatto incontrovertibile. Ma la firma in calce, parafrasando un film, non è dei “soliti ignoti”, anzi. E’ abbastanza significativo che alla fine a lasciare il segno nel tabellino siano stati Immobile, Felipe Anderson e Milinkovic Savic. Tre protagonisti annunciati - due dei quali autentiche “bestie nere” per l’Inter – per tre sigilli ognuno con un significato particolare, ognuno legato in un certo qual modo a Simone Inzaghi, ex tecnico biancoceleste applaudito al suo ritorno all’Olimpico da avversario, sulla panchina nerazzurra.

1-1: Immobile

Le statistiche parlano chiaro: in casa Lazio, “no Ciro, no party”. Ma soprattutto niente vittorie, perché nella disamina relativa agli ultimi due anni, senza il bomber di Torre Annunziata la Lazio ha un bilancio di quattro sconfitte ed un pareggio. Immobile ha lavorato sodo per recuperare dal problema muscolare, per esserci sin dal primo minuto, ma anche per affrontare quel Simone Inzaghi con cui ha condiviso stagioni calcistiche e vacanze estive, che è stato determinante non solo per il suo arrivo a Roma, ma probabilmente anche per quel bottino di reti che gli è valso la conquista della Scarpa D’Oro. Non voleva mancare, Ciro: ha giocato tutta la partita, senza staffette, ed ha colpito dal dischetto. Se la donna è mobile, la Lazio è più che mai Immobile. Con la maiuscola, s’intende.

2-1: Felipe Anderson

E’ stato il gol che ha scatenato il putiferio, segnato con Dimarco a terra. Ma è anche la rete che chiude simbolicamente un cerchio. Che ha cominciato ad essere tracciato a febbraio del 2018, quando Inzaghi ed il brasiliano ebbero un vivace battibecco dopo un Lazio-Genoa, culminato con quel “tanto te la prendi sempre e solo con me” negli spogliatoi e lo stop punitivo (escluso dal match successivo, contro il Napoli). Poi la mancata qualificazione in Champions, le frecciate una volta sbarcato in Premier al West Ham (“Quando sono rientrato dall’infortunio non puntava più su di me”) e quindi il ritorno a Roma. Se la vendetta, ammesso che tale possa considerarsi, è un piatto da consumare freddo, quello servito da Felipe Anderson ha temperature da congelatore. Ed all’Inter resta peraltro anche indigesto: “Pipe” è al quinto sigillo contro i nerazzurri, dopo la doppietta nel 2-2 del 21 dicembre 2014, l’inzuccata vincente nei quarti di Coppa Italia il 31 gennaio 2017 e la rete del momentaneo 2-1 il 20 maggio 2018, sua ultima gara in serie A prima di trasferirsi in Inghilterra.

3-1: Milinkovic Savic

Era andato sempre a bersaglio nelle ultime tre partite contro l’Inter, stasera ha calato il poker. Sarà anche per questo motivo che a Milano continuano a corteggiarlo, sebbene la concorrenza resti sempre molto agguerrita. Ma è storicamente uno dei pupilli di Inzaghi, che lo ha accompagnato nel suo percorso di crescita fino a farlo diventare un giocatore da palcoscenici di prim’ordine. Va bene, si dice che la riconoscenza non sia di questo Mondo, ma non è una questione di avere o meno un occhio di riguardo verso colui che molti hanno identificato come il suo “mentore”. Per Milinkovic Savic il problema è, più che altro...cromatico: quando vede il nerazzurro non resiste, se si considera che le due squadre italiane che ha fatto piangere di più sono l’Inter e l’Atalanta, colpite cinque volte. E terza firma di un audace colpo i cui autori tutto sono fuorché, per Inzaghi e per l’Inter, ignoti.

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