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Le dimensioni contano o no? Tutti i luoghi comuni del sesso

Solo mezzo secolo fa il sesso era un mistero a cui avvicinarsi con timore perché pieno di tabù. Poi, dalla rivoluzione dei costumi degli anni Sessanta, all’emancipazione dei Settanta, al piacere a tutti i costi degli Ottanta, siamo approdati a una società in cui è stato sdoganato tutto. Siamo liberi di parlarne come vogliamo, non è rimasto nessun angolo buio di questa dimensione fondamentale della nostra vita. Almeno così crediamo.

In realtà, oggi, nell’era dei social network e dell’enorme disponibilità di informazioni accessibili sul web ci ritroviamo confusi, insicuri forse più di un tempo, e scopriamo che su molti “luoghi comuni” abbiamo ancora le idee poco chiare.

Ecco perché alla dottoressa Nada Loffredi, psicoterapeuta esperta in sessuologia e coach della fortunata trasmissione “Matrimonio a prima vista” su Real Time, è venuto in mente di realizzare un compendio, in forma di dizionario, di quelli che sono i temi della sessualità che ancora oggi ci lasciano perplessi.

Il risultato lo trovate in libreria con il titolo “Le dimensioni non contano”, edito da Giunti. Ma quali sono questi luoghi comuni duri a morire? E quali sono quelli che dobbiamo assolutamente abbandonare per vivere una sessualità più felice? Ne abbiamo parlato direttamente con la dottoressa Loffredi: ecco il risultato della nostra intervista.

“Le dimensioni non contano”: ma è vero o no? È un titolo abbastanza provocatorio di questi tempi…
«Le dimensioni non contano, se intese solo in senso anatomico. Mentre contano eccome, se parliamo di quelle dell’autostima. Dopo secoli, anni, in cui si è sempre legata la propria capacità di essere bravi amanti alla grandezza del membro sessuale, è difficile convincere una persona, in questo caso gli uomini, che bisogna fare un buon lavoro in primis su se stessi per poter amare bene qualcun altro».

Ventuno lettere dell’alfabeto, ventuno temi, o meglio luoghi comuni trattati (e si spera smantellati): perché l’ha definito un dizionario pop?
«Pop perché è popolare, nel senso che parto proprio da alcune testimonianze di pazienti ascoltate e raccolte in studio o da film, libri, canzoni… Tutto è ispirazione quando si parla di sesso. E poi perché cerco di addentrarmi negli argomenti in maniera autorevole ma scanzonata, di modo che sia leggibile da quante più persone possibili».

Oggi che abbiamo a disposizione qualsiasi tipo di informazione sul sesso, siamo davvero più preparati in materia?
«No, anzi. Sembra quasi un paradosso, ma a fronte di una caterva di informazioni, oggi c’è più disagio nell’affrontare il tema. Noto con rammarico tantissima disinformazione e ignoranza sul sesso e questo non fa altro che alimentare nuovi miti. La maggior parte delle persone soffre di analfabetismo funzionale: sappiamo tante cose in merito, ma poi non sappiamo come si sta sessualmente insieme all’altro. Anche i film che vediamo, tendono a normalizzare determinate situazioni, anche imbarazzanti, come può essere una défaillance sessuale, ma questo non fa che accrescere l’ansia da prestazione».

Che soluzioni abbiamo a disposizione per combattere questo analfabetismo sessuale?
«Fare una corretta educazione sessuale e affettiva sarebbe auspicabile, ma attenzione: non solo a scuola, a tutte le età. C’è tanto bisogno di un’educazione trasversale, un po’ il percorso che hanno intrapreso in campo alimentare, dove oggi c’è maggiore consapevolezza. Ecco, non ghettizzare l’informazione che si fa a riguardo del sesso, ma far sì che se ne possa parlare liberamente, senza imbarazzi o vergogne inutili: un atteggiamento aperto favorisce di solito l’esplorazione, la curiosità, che contribuiscono a una sessualità risolta».

Ma veniamo ai luoghi comuni: quali sono gli highlander, i duri a morire?
«Ve ne sono moltissimi, alcuni li trovate appunto nel mio libro. Ma per citare i più comuni: per esempio, si considera sempre l’ansia da prestazione una nemica del sesso, ma in realtà è da intendersi come una spia nel cruscotto della macchina: quando si accende, avverte che qualcosa non è stato risolto, e previene un danno irreparabile. E smettiamola di pensare che sia esclusivo appannaggio degli uomini: anche le donne spesso vanno in panico durante il corteggiamento o prima del sesso, perché hanno paura di non piacere abbastanza alla controparte.
Allo stesso modo, basta pensare che il sesso sia un chiodo fisso solo degli uomini: anche le donne ci pensano, eccome, e questo non fa di loro delle ninfomani!
Capitolo orgasmo femminile: basta distinguere tra i diversi orgasmi, ne esiste solo uno ed è quello clitorideo. Per concludere, parliamo di masturbazione: si masturbano anche le donne, e meno male! Solo che magari per noi donne è più un’esperienza conoscitiva, visto che spesso deleghiamo all’uomo il piacere, mentre per lui è anche e spesso solo un bisogno fisiologico».

Siamo sulla buona strada per smantellare questi luoghi comuni?
«Fare informazione è sempre una buona idea: le persone ci soffrono davvero per colpa di questi luoghi comuni, quindi informarle correttamente è il primo passo per accrescerne la consapevolezza. Questo mio dizionario pop vuole essere un piccolo contributo in questo senso».

Concludendo, qual è il capitolo, la lettera, che dobbiamo assolutamente leggere?
«Visti i tempi che corrono, in cui il Covid-19 ci impone di prendere le distanze dall’altro, è importante tornare invece a considerare come una cosa preziosa l’essere in intimità con l’altro, una condizione che parte ben prima dall’andare a letto insieme. Quindi, consiglio vivamente il capitolo sul Romanticismo, per tornare a parlare d’amore, che ve n’è un gran bisogno».

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