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Le donne dopo la pandemia: meno lavoro, relazioni ferite. Ma il 57% ora vuole cambiare

Ragazza, donna, altro. Come nel titolo del fortunato romanzo di Bernardine Evaristo, forse questa pandemia ha fatto affiorare una geografia dell’alterità in quello che sbrigativamente chiamiamo «il mondo delle donne», chissà perché immaginandolo compatto e solido. E invece la fotografia che il sondaggio Swg per il Corriere della Sera — La27Ora ha scattato in occasione di questo 8 marzo ci restituisce tante donne profondamente cambiate dalla pandemia, ma ciascuna a proprio modo.
Ci sono quelle (tante) che hanno perso il lavoro e ci sono quelle che hanno deciso che dopo l’emergenza sanitaria cambieranno vita — lo pensa il 57% delle interpellate contro il 52 degli uomini. Ci sono quelle che si sono viste raddoppiare le incombenze in casa e quelle che ammettono di sentirsi più forti e consapevoli (il 62%).

Covid: effetti collaterali nelle emozioni

Percentuali e risposte suggeriscono comunque una ferita più profonda, più personale, che si è formata nelle donne dopo un anno di restrizioni, difficoltà economiche, affetti razionati. Tra gli aspetti che il Covid-19 ha peggiorato, il 59% di loro annota il triste inaridimento della vita sociale, mentre tra gli uomini le percentuali più alte sono quelle che denunciano sfasamenti nella routine (il 33% dice che fa fatica a prendersi cura di se stesso, a fronte di un 27% al femminile) o una più difficile organizzazione del tempo e della giornata. Nel suo romanzo dal titolo Quaderno proibito Alba de Céspedes aveva intuito un aspetto che sembra trasparire in questo paesaggio di numeri: in casa molte donne si sentono spesso messe alla prova, anche se da parte di partner e figli manca l’intenzionalità. Ci facciamo più domande, insomma, ci poniamo più dubbi.
E le risposte date dalle interpellate qui toccano punti emotivamente forti: molte dicono che la pandemia ha peggiorato il rapporto con i figli (il 21% contro il 19% degli uomini), oppure temono di perdere il posto di lavoro più dei compagni e vedono con chiarezza la disparità salariale.

2011-2021 |Adesso, né domani né dopo - L’inchiesta

Famiglia e potere: parità di pensiero

Ma il sondaggio non ci racconta una trita storia di insicurezza, anzi. C’è piuttosto una presa di coscienza della propria fragilità che, però, in molti casi si accompagna a una nuova voglia di reagire, di cambiare finalmente le cose.
È vero che la maggior parte si sente bloccata nella crescita professionale (34% a fronte di un 29 di uomini) e ammette che lo smart-working per molte di noi non è stato tanto «smart», anzi, è stato penalizzante. Però c’è pure un fronte femminile che dichiara di aver acquisito una sana capacità di scegliere e selezionare e dunque le «pulizie di primavera» quest’anno potranno essere qualcosa di liberatorio e che va al di là della polvere.
La domanda è: lo sguardo maschile riesce/vuole cogliere queste virate silenziose e spesso sotterranee?
Ci piace pensare di sì, perché l’affermazione «in pandemia ho avuto una maggiore condivisione emotiva con i familiari» è stata fatta da percentuali esattamente uguali (60%) di uomini e donne. Come se potessimo riuscire a incontrarci, finalmente, su un piano nuovo, un territorio inesplorato, che introduce una nota non così frequente nei rapporti sentimentali: la solidarietà reciproca.
Lo conferma la risposta alla domanda «Per quale motivo ci sono poche donne nelle posizioni politiche apicali?»: sia lui che lei, con uno scarto minimo, concordano sul fatto che «gli uomini lasciano poco spazio alle donne». E c’è concordia di generi anche nella convinzione che «un maggiore potere alle donne nella politica porterebbe a un aumento della qualità della vita, meno diseguaglianze e più sostenibilità».
Sarebbe bello ripartire da qui, da una condivisione delle difficoltà e delle fragilità che il virus ci sta lasciando in consegna. Ragazza, donna, altro: in quell’«altro» c’è spazio per tante cose. Pronte?

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