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Le Foche: «AstraZeneca, il richiamo è fondamentale. E per il sistema immunitario è meglio il cambio di farmaco»

«Sono stato felicissimo di ascoltare il discorso di Draghi, ha rappresentato in modo chiaro quello che tutti noi sosteniamo. L’eterologa è una soluzione scientificamente corretta».

Professor Francesco Le Foche da immunologo pensa che l’intervento del premier fosse necessario?
«La comunicazione forse è stata finora poco esaustiva. I dati sulla vaccinazione eterologa sono confortanti, mostrano la sicurezza di questo approccio e la correttezza del principio immunologico. Il sistema immunitario si esprime meglio se viene stimolato in modo eterogeneo. È la sua essenza quella di rispondere in modo appropriato a stimolazioni diverse pur mantenendo lo stesso fine di produrre anticorpi contro la proteina Spike».

Forse la gente non si fida perché continuano ad arrivare informazioni altalenanti?
«I tempi che normalmente avvengono non possono essere rispettati in corso di pandemia ma questo non altera la sicurezza dei vaccini. Se un percorso è scientificamente corretto è sinonimo di sicurezza. I lavori condotti in Spagna e Inghilterra sull’eterologa e le prove sul campo non possono che dare garanzie».

C’è chi è convinto che ci si possa fermare alla prima dose?
«Una sola somministrazione pur stimolando una certa quantità di anticorpi non deve essere confusa con l’immunità. La quantità di anticorpi espressa dopo la prima dose rappresenta un’immunità parziale. La memoria immunologica si rafforza con la seconda somministrazione che riduce la possibilità che il vaccino non risponda alle varianti».

La situazione Covid in Italia e nel mondo

Lei dice di non perdere tempo, non aspettare a vaccinarsi. Perché?
«Questo è un virus ad Rna monofilamento (costituito da un unico filamento di materiale genetico), normalmente tende a replicarsi molto e cambiare. Quindi se abbiamo una vaccinazione il più completa possibile gli togliamo spazio».

Favorevole alla libertà di scelta della seconda dose?
«Sono d’accordo, non si poteva imporre, purché si tratti di una scelta libera e consapevole. La vaccinazione è equivalente al valore della potabilità dell’acqua, ha eliminato tante malattie. Questo virus ha messo in ginocchio il mondo, dobbiamo proteggerci a livello individuale per difendere tutti».

I giovani devono vaccinarsi?
«Per evitare che ci possano essere sacche replicazione virale dobbiamo fare in modo che i genitori vengano sensibilizzati con una comunicazione empatica: se non vaccinati i ragazzi restano un serbatoio di replicazione virale. Ma la priorità assoluta è riuscire a contattare gli ultra 60enni ad altissimo rischio ancora non immunizzati, circa 2 milioni e 800 mila».

Quindi lei non comprende gli obiettori del vaccino?
«La vaccinazione resta un fondamentale presidio di sanità pubblica».

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