Italy

Le lacrime di Laricchia«Elettori vi chiedo scusa»

Il travaglio dei 5 Stelle sulla decisione di dialogare con Emiliano. Casili: «Noi traditori? No, responsabili». E Crimi chiarisce: «Non siamo in maggioranza». La polemica sugli assessori indagati

di Francesco Strippoli

Non sono nella giunta regionale ma Emiliano lascia a loro la delega del Welfare. Non sono in maggioranza ma essi non chiudono la porta al centrosinistra. Qualcuno dice sì, qualcuno dice no. Per i 5 Stelle è l’ora del travaglio, autentico e sofferto, sono i dolori che riserva la politica.

Le lacrime di Laricchia

Antonella Laricchia parla in Aula, punta il dito verso i suoi compagni, li dipinge come traditori e si commuove fino alle lacrime. È l’unica dei 5 grillini che rifiuta il dialogo con Emiliano. Quando è il momento di votare per il suo compagno Cristian Casili, proposto dal pd Filippo Caracciolo come vice presidente dell’Aula, si alza e parla: «Sono dispiaciuta che i miei colleghi stiano commettendo il classico errore della vecchia politica che entra in Consiglio dicendo delle cose e poi, quando è il momento di sedersi su questi scranni, sta già dicendone delle altre. Mi dispiace – si rivolge ai colleghi – ma state commettendo un errore che tradisce il voto dei cittadini. Agli oltre 200mila che ci hanno votati dico così: se potessi restituirvi i voti, di cui ci avete onorati e che in questo momento la scelta dei miei colleghi sta disonorando, lo farei immediatamente». È un concetto che, a distanza, riprende il deputato Giovanni Vianello: «Hanno tradito in maniera consapevole il voto dei pugliesi». Più tenue il giudizio di Giuseppe Brescia: «Quello di Casili è ruolo di garanzia, non ha nessun valore politico senza la consultazione degli iscritti: siano loro a decidere».

Casili e i dialoganti

Casili risponde con un comunicato firmato con Grazia Di Bari, Rosa Barone (possibile assessora) e Marco Galante: «Per noi – scrivono – sarebbe stato più semplice restare arroccati sulle nostre posizioni, in questo modo non saremmo stati chiamati traditori. Abbiamo scelto invece la via più difficile: essere responsabili». E Di Bari, da capogruppo, non fa aperture sull’ingresso in giunta ma indica i temi su cui chiede l’incisività della giunta. Emiliano li terrà «in considerazione». Il travaglio dei 5 Stelle diventa oggetto di discussione negli altri gruppi. «Assistiamo – dice il leghista Davide Bellomo – all’estinzione del M5S. Pronunciano la parola “responsabilità” per giustificare il più becero dei trasformismi».

Da Roma l’intervento su Facebook di Crimi

Su Facebook, più tardi, interviene Vito Crimi, capo del Movimento: «Non è un ingresso in giunta — dice — e neppure in maggioranza. Emiliano ha aperto ad una fattiva collaborazione nell’interesse della Regione, chiamata ad affrontare delle sfide molto importanti. Tra queste ricordo la questione Taranto, la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, il reddito energetico e tanti altri temi a noi cari. I nostri 4 consiglieri regionali che hanno accettato di sedersi al tavolo lo hanno fatto con spirito costruttivo e senso di responsabilità, in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese e dunque anche per la Puglia. Ebbene questo hanno fatto. Hanno scelto di non arroccarsi sui soli interessi del Movimento 5 Stelle, ma di incidere per il bene di tutti i pugliesi. Anziché puntare il dito e parlare di tradimento, cerchiamo di lavorare nell’interesse dei cittadini».

La polemica sugli assessori indagati

In Aula, intanto, a Laricchia che stigmatizza la presenza in giunta di due assessori rinviati a giudizio, i pd Anita Maurodinoia e Donato Pentassuglia, arriva la replica di Fabiano Amati. Il consigliere brindisino, in un intervento assai lodato, chiede di bandire «le parole della ferocia dal dibattito politico». «Sono stato – dice Amati – indagato, imputato, condannato e infine assolto (per abuso di ufficio, ndr). Il diritto penale distrugge gli uomini. Qualcuno lo usa per combattere gli avversari. Vi prego: non lo facciamo mai. Solidarizzo con Maurodinoia e Pentassuglia ricordando la domanda che mi faceva mia figlia: papà, ti porteranno in carcere? Parafrasando Sant’Agostino dico che se togliamo il diritto, il Consiglio regionale diventerà una banda di briganti». Almeno su questo, così è parso, sono tutti d’accordo.

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