Sale le scale del palco come una moderna Pietà. Il cappotto nero, addolorata ma composta, in mano la foto incorniciata del suo Sabri, Sabri Jaballah, 23 anni, uno in più di Luana D’Orazio, anche lui operaio tessile, anche lui morto in fabbrica come la giovane madre inghiottita lunedì scorso da un orditoio. «Questo dolore resterà per tutta la vita. La sera torno a casa e lui non c’è più. Ma non siamo in guerra, fino a quando queste tragedie?», grida la madre di Sabri commuovendo le 500 persone radunate ieri in piazza delle Carceri a Prato per il ricordo di Luana e per chiedere sicurezza sul lavoro in quel maledetto distretto tessile pratese, che da anni ingoia vite, storie, diritti.

Le parole del ministro a casa della madre

Sventolano le bandiere dei sindacati tutti, ci sono le istituzioni ma non parla nessuno. Le fabbriche sono ferme per 4 ore, è sciopero generale. E arriva anche il ministro del lavoro Andrea Orlando, che prima partecipa ad un vertice in Prefettura a Prato e poi va a far visita alla famiglia di Luana. Gli apre la porta Emma Marrazzo, la madre, che sta lottando per avere l’affidamento del bimbo di 5 anni. Per il figlio avuto da Luana a 17 anni (da un padre che poi non si è più visto) è scattata un’incredibile gara di solidarietà, con 100 mila euro raccolti dal Comune di Montemurlo in 48 ore. «Non basta il cordoglio, non basta l’indignazione. Occorre fare. Dobbiamo lavorare sugli organici, lo Stato non può risparmiare sulla sicurezza», si impegna Orlando, che ha scritto al collega ministro della sanità, Speranza, e al presidente della Conferenza delle Regioni, Fedriga, per capire quanto personale manchi alle Asl: «All’Ispettorato del lavoro abbiamo bandito un concorso da duemila posti. C’è bisogno di più personale all’Inail e nelle Asl di tutto il Paese, dove ci sono forti carenze negli uffici dedicati ai controlli nei luoghi di lavoro», aggiunge a Repubblica Orlando. Convinto che si possa lavorare anche sui datori di lavoro: «È importante l’aspetto reputazionale delle aziende che investono in sicurezza: il bollino di qualità è un’ipotesi che si sta studiando, come si valuta una proposta di patente a punti nel settore dell’edilizia. E potremmo pensare anche a incentivi che l’Inail eroghi a seconda degli investimenti in sicurezza», rivela.

In Emilia un uomo schiacciato dai sacchi di mangime

Ma sono annunci che non fanno nemmeno in tempo ad arrivare, coperti da nuove tragedie. Da Gubbio a Parma, dove giovedì sera ha perso la vita Andrea Recchia, operaio di 37 anni originario di Montalbano Jonico, provincia di Matera, in uno stabilimento di mangimi di Chiozzola di Sorbolo. Quattordici quintali di mangime per animale improvvisamente sono finiti su di lui uccidendolo. La Procura di Parma ha aperto un fascicolo. Come quella di Prato che indaga sulla morte di Luana e adesso deve capire come mai nell’orditoio che ha inghiottito la ragazza i dispositivi di sicurezza fossero disattivati. E che ci facesse lì, sola, l’operaia che aveva un contratto di apprendistato. Mercoledì prossimo la perizia tecnica, mentre alla madre di Luana solo una scarpa, una scarpa della figlia portatale dai carabinieri, rimane di quel giorno maledetto.