Tampon tax al 10%, sugar e plasti tax rinviate al 2023

Via libera, all’unanimità, al Documento programmatico di bilancio (già in viaggio verso Bruxelles e il Parlamento italiano), mentre si tratta ancora sulla manovra. La prima legge finanziaria ‘targata’ Mario Draghi dovrebbe pesare 23 miliardi, suddivisa – di fatto – in 4 grandi capitoli: la riduzione delle tasse sul lavoro, la riforma di quota 100, il rifinanziamento del reddito di cittadinanza sia pure con dei correttivi e la nuova disciplina degli ammortizzatori sociali in senso universalistico. Sono poche, in realtà, nel corso della cabina di regia che si svolge in mattinata, le cifre che vengono fatte dal ministro dell’Economia Daniele Franco ai capidelegazione dei partiti, ma la manovra comincia a prendere forma e direzione.

Sette, in particolare, i miliardi che il governo dovrebbe destinare alla riduzione del carico fiscale per lavoratori e imprese. Si vanno ad aggiungere al miliardo già previsto nella Nadef al quale va poi sommato un ulteriore miliardo destinato per il fondo creato per ridurre l’impatto dell’aumento dei costi dell’energia sulle bollette. Italia viva e Forza Italia, in realtà, chiedono si faccia di più. “Abbiamo chiesto un intervento di almeno 10 miliardi – dice altermine della cabina di regia il responsabile economico renziano Luigi Marattin – Questa volta le tasse si possono tagliare sul serio e non è il caso di andarci col braccino”. Anche i ministri azzurri Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini premono perché la riduzione del carico fiscale sia a doppia cifra.

A far discutere, però, sono principalmente reddito di cittadinanza e pensioni. La manovra dovrebbe confermare la misura di contrasto alla povertà bandiera del M5S ma con dei correttivi: più controlli anti furbetti e un meccanismo di decalage dell’assegno, che parta in caso di rifiuto della seconda offerta di lavoro. La misura avrebbe una platea di 1,5-2 milioni di persone ed è per questo che dovrebbe essere di circa 1 miliardo in più (da 7,6 miliardi nel 2021 a 8,8 nel 2022) lo stanziamento previsto.

“Il Reddito di cittadinanza di certo non si cancella, anzi viene rifinanziato e cambiato in meglio. Non solo. Ci stiamo battendo per mettere più soldi in tasca ai lavoratori, intervenendo ancora sul cuneo fiscale”, esulta Giuseppe Conte. “Abbiamo deciso di rifinanziare ulteriormente il reddito di cittadinanza, che è stato e continua ad essere una misura importantissima per molte famiglie, e abbiamo anche previsto dei correttivi per punire quei cittadini disonesti che pensano di poter fare i ‘furbetti'”, gli fa eco il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, che festeggia anche per il rifinanziamento del superbonus (anche se dovrebbe valere solo per i condomini e non per i singoli appartamenti).

Scontro sulle pensioni

Trattative – e scontro – ancora in corso, invece,sul superamento di quota 100. Il Governo pensa a ‘quota 102’ per il 2022 (per andare in pensione, cioè, sarebbero necessari 38 anni di contributi e 64 anni d’età) e a ‘quota 104’ dal 2023, prevedendo un finanziamento transitorio, che accompagni l’innalzamento dell’età di congedo dalla professione per evitare che alcuni lavoratori rimangano imbrigliati nello ‘scalone’. La Lega, però, non ci sta e nel corso del Consiglio dei ministri esprime le sue riserve. “Sulle pensioni ci sono diverse ipotesi in ballo, ma questa sera nessuna decisione su quota 100 è stata presa, così come chiesto dai ministri della Lega”, mette in chiaro il capodelegazione leghista Giancarlo Giorgetti al termine del Cdm. Nei prossimi giorni, assicura, “si decideranno modalità e tempi delle modifiche del sistema pensionistico. Escludo qualsiasi ritorno alla legge Fornero”. La partita è in corso.

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