Italy

Letta accerchiato dai suoi ministri adesso "spara" sul Carroccio

Il via libera alla riforma Cartabia sulla giustizia fa «impazzire» il Pd. Il segretario Enrico Letta, messo alle strette dai ministri dem, per la sponda offerta a Giuseppe Conte nello scontro contro Mario Draghi, scarica la rabbia contro Matteo Salvini.

La delegazione dei ministri Pd (Andrea Orlando, Lorenzo Guerini, Dario Franceschini), mandata allo sbaraglio nella trattativa sulla giustizia, avrebbe chiesto un chiarimento politico al segretario: «Non si può cambiare posizione per inseguire l'alleanza con i Cinque stelle. Vanno stabilite regole chiare sui temi divisivi per il futuro», spiega una fonte dem a Il Giornale. In un primo momento, Letta aveva garantito l'appoggio del Pd alla riforma della giustizia, cambiando successivamente posizione nel Cdm di giovedì sera e sostenendo la linea di Conte. I tre ministri del partito democratico, esposti all'ira del premier Mario Draghi, vogliono ora da Letta un chiarimento. E la spia dell'insofferenza, dopo il dietrofront del segretario sulla giustizia, si è accesa ieri: nessuno dei tre ministri (Franceschini, Orlando e Guerini) ha preso le difese di Letta nello scontro con Salvini.

Il leader della Lega coglie subito al volo l'occasione per infilare il dito nella piaga. Dalla festa del Carroccio a Cervia, l'ex ministro dell'Interno, parlando dei ruoli di Conte e Letta nei confronti del governo Draghi, va giù duro: «Il primo odia Draghi ed è un sabotatore, il secondo gli fa da palo». E poi ancora su Letta: «È una banderuola che non controlla il suo partito».

Parole che fanno impazzire il leader del Pd che replica a muso duro: «Io palo? Sì, il linguaggio col quale probabilmente sei abituato a parlare con i tuoi consiglieri facili di pistola, Adriatici a Voghera o Aronica a Licata», ribatte su Twitter. Salvini non arretra e dalla spiaggia del Papeete rilancia: «Letta è permaloso».

Lo scontro scatena il fuoco delle fonti dem che negano l'accusa di un dietrofront sulla giustizia: «Quella sulla giustizia è una questione seria, su cui tutti i partiti della maggioranza hanno cercato una mediazione con il governo. Il Pd si è speso sin dal principio per conservarne l'impianto e lo spirito e per ottenere miglioramenti, anzitutto per i reati di mafia e di violenza contro le donne. Salvini, evidentemente inebriato dall'atmosfera del Papeete nega la realtà e si lascia andare a uno scadimento di toni e postura inaccettabile. Certi linguaggi li usi con i suoi dirigenti facili alle armi, magari per indurli alle dimissioni». Dal Pd arriva subito la vendetta: la deputata Alessia Morani, unica dem ospite alla Festa della Lega a Milano marittima, fa sapere che non andrà al dibattito sull'immigrazione cui doveva partecipare domani, insieme al sottosegretario leghista all'Interno, Nicola Molteni. «Avevo già annullato la mia adesione per impegni alla Camera, a maggior ragione dopo quello che ho letto sui giornali stamane», spiega Morani, che quindi domani resterà a Roma per l'approdo in Aula a Montecitorio della riforma della giustizia. Nella Lega si parla di una possibile sostituzione con l'ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci. Interviene il capogruppo Pd al Senato Simona Malpezzi: «Salvini da mesi boicotta l'azione del governo di cui fa parte, con i suoi dirigenti che sfilano con i no vax. E oggi attacca Enrico Letta con un linguaggio da far west».

Intanto sotto i piedi di Letta è pronta a esplodere un'altra bomba: la vicenda Mps, con Unicredit che ha aperto le trattative con il Mef per acquisire una parte dello storico istituto di credito, irrompe nella campagna elettorale per il seggio di Siena alle suppletive per la Camera, dove il Pd schiera il segretario. C'è già chi grida allo scandalo e al conflitto d'interesse.

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