Italy

Lettera agli italianidi papà Green«Sui trapiantiregole da cambiare»

Il 29 settembre del 1994 il suo bimbo Nicholas, sette anni appena, venne ferito a morte per errore sulla Salerno- Reggio Calabria. Morirà due giorni dopo, e quel giorno Reginald e sua moglie Margaret non esitarono un attimo a donare tutti gli organi di Nicholas, sette le persone che ebbero salva la vita grazie a questo gesto. Ed è lì che è cominciata la battaglia di papà Green: lui non ha mai potuto sapere a chi fossero finiti gli organi del suo giovanissimo eroe, a differenza di quanto succede nel suo Paese.

La battaglia per far incontrare i trapiantati ai parenti dei donatori di organi
La petizione online per cambiare la legge sui trapianti

Ci spiega Reginald Green: «Negli Stati Uniti decine di migliaia di famiglie coinvolte in un trapianto si sono scritte e anche incontrate e questo nella maggior parte dei casi ha contribuito ad accrescere la felicità e la salute di entrambe le parti». Sono stati questi dati trasmessi al nostro Comitato di Bioetica a smuovere le acque. Adesso in Parlamento ci sono diversi disegni di legge per modificare una legge che quando morì il piccolo Nicholas non aveva ancora visto la luce .

Adesso è il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri che raccoglie l’appello di papà Green: «La liberalizzazione dei contatti tra riceventi e donatori è un gesto di umanità e civiltà, un atto doveroso che deve trovare la giusta collocazione in un una modifica della legge attuale, la legge 91/99. Questa battaglia si può e si deve portare avanti».

Quando morì il bimbo americano le donazioni degli organi in Italia si contavano sulla punta delle dita e il gesto di Reginald e Margarete Green diede vita quello che fu rapidamente battezzato «effetto Nicholas», le donazioni triplicate nel giro di pochi mesi. Fu questo effetto che in tutti questi anni ha spinto papà Green a non abbandonare mai la sua battaglia sulle donazioni d’organi in un Paese che ormai sente un po’ suo di adozione, Reginald negli anni ha imparato anche a parlare la nostra lingua, anche perché non è rimasto solo nella sua lotta.

Dal 2017 c’è un altro papà che combatte con Reginald. Si chiama Marco Galbiati ed è il papà di Riccardo, un bimbo di Lecco, che dopo aver donato gli organi del figlio si è messo di buona lena e ha raccolto 50 mila firme per chiedere la modifica della legge 91/99 e le ha messe nelle mani del Centro nazionale trapianti. La questione è poi finita al Comitato di Bioetica e, ci spiega Reginald, ha indotto Carlo Petrini — direttore dell’Unità di bioetica dell’Istituto superiore di Sanità e membro del Comitato — a dare la sua benedizione alla modifica.

I nostri organi: dal decesso alla donazione per arrivare al trapianto
Il decesso

Una benedizione epocale, non esita a definirla papà Reginald che nella sua lettera agli italiani ci ricorda: «Quando ho dato inizio a questa campagna l’opposizione a questo cambiamento era talmente tanta che sembrava di andare contro i mulini a vento, come Don Chisciotte. L’intera questione era tabù».

Sono passati ventisei anni, da quel 29 settembre sull’autostrada Salerno- Reggio Calabria. Uno dei sette trapiantati, quello che aveva preso il cuore di Nicholas, è morto nel frattempo ma papà Green continua a combattere, con determinazione: «Spero che la legge possa essere modificata e approvata con un ampio sostengo da parte di tutti i partiti».

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