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Lewis & Max, mezzo km per regolare i conti. E chi passa davanti...

Alla prima curva dell'Hungaroring potremmo anche vedere qualcosa di olimpico. Una mossa di judo, un colpo di taekwondo, un semplice cazzotto pugilistico. Non sono segnalati archi con le frecce o fucili da tiro a volo a bordo di Mercedes e Red Bull, ma non si sa mai. Tutto lascia credere che i primi 500 metri del Gran premio d'Ungheria, prova di mezzo del Mondiale 2021, possano essere più caldi di un'estate in Salento. Senza il mare, ma con lo stesso vento. Lewis Hamilton si è preso la pole che per la cronaca è la numero 101. Non partiva davanti a tutti da sei gare e cominciava a farsi delle domande. Vuole la vittoria numero 100 per fare cifra tonda e soprattutto per scavalcare Max in classifica (è a 8 punti) e chiudere davanti prima della pausa. Ad aiutarlo troverà di fianco Valtteri Bottas con una prima fila Mercedes che mancava dal Gran premio del Portogallo. Un muro Mercedes per tenere dietro Mad Max che monta gomme più morbide e tenterà il tutto per tutto proprio al via. «Non sono nella posizione in cui avrei voluto essere, ma avremo un'opportunità alla partenza quando avrò gomme più morbide con più grip. Certo, dovrò fermarmi prima a cambiarle, ma intanto». La Red Bull ha deciso di sparigliare strategia in Q2 quando ha capito che il ritmo di Hamilton con le Pirelli gialle (le medie) era irraggiungibile. Cambiare strategia per provarci fino in fondo.

I due avversari hanno avuto il loro primo incontro ravvicinato all'uscita dei box per il secondo tentativo in Q3 quando Hamilton è uscito davanti a Verstappen lento, ma così lento, che Perez che li seguiva non è riuscito a passare in tempo sotto la bandiera a scacchi per il suo ultimo tentativo. I commissari hanno indagato, ma non hanno trovato nulla di irregolare. Lewis è stato nei limiti. È stato solo furbo. Siamo al punto che viene usato ogni mezzo, più o meno lecito, per innervosire gli avversari. È una lotta di prestazioni, ma anche di nervi. La marea arancione che ha invaso anche Budapest per sostenere Max ci ha provato con fischi e boo. Lewis li ha sentiti e ha risposto a modo suo: «Fate pure, mi caricano».

Dietro ai magnifici quattro non ci sono le Ferrari, ma Gasly e Norris. Leclerc è soltanto settimo. Ha perso la seconda fila di 75 millesimi. Quanti sono? Quanti ce ne mettete a leggere questa frase. Anzi, la metà. «Dalla Q2 in poi ho fatto più fatica perché si è alzato il vento, si muoveva il posteriore della macchina e non sono riuscito a eliminare il problema. Ho un buon passo gara, ma qui sorpassare è difficile e adesso sono dietro al trenino», ha detto Leclerc. Deluso? Diciamo che si aspettava di più. A Sainz è andata ancora peggio: fuori pista in Q2 quando sembrava avere davvero un buon feeling con la sua Ferrari: «Non cerco scuse. Sono sorpreso per il mio incidente e ho analizzato al box la cosa per vedere dove ho sbagliato. Sono entrato in curva 5 chilometri più piano rispetto al giro in Q1, ma dai dati si vede che c'è stata una raffica di 40 chilometri di vento e questo mi ha mandato in sovrasterzo». Ci mancava anche la sfortuna. Partirà quindicesimo. Nel 1989 Mansell vinse partendo dodicesimo. Ma era tutta un'altra storia.

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