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Libia, ok a nuova missione Ue: sbarchi in Grecia e non in Italia

È oramai ufficiale l’accordo in ambito europeo sulla nuova missione navale da attuare in Libia: il 31 marzo finirà ufficialmente l’operazione EuNavForMed, meglio conosciuta come Sophia, al suo posto ci sarà la missione Irene.

Il disco verde al mandato della nuova operazione è stato dato nelle scorse ore a Bruxelles, nel corso della riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) tenuta quest’oggi nella capitale belga. L’intesa ha di fatto ratificato quanto già deciso nello scorso mese di gennaio dai ministri degli esteri dell’Ue, i quali avevano trovato l’accordo per una nuova missione europea in grado di archiviare definitivamente l’operazione Sophia.

Quest’ultima era stata avviata nel 2015 ed aveva il compito di far rispettare l’embargo sulle armi, decretato nel 2011 a seguito dello scoppio della guerra in Libia, e di contrastare i trafficanti di esseri umani. I risultati sono stati a dir poco inesistenti: all’interno del Paese nordafricano oramai si contano più di venti milioni di armi e lungo le coste libiche ancora oggi in migliaia sono pronti a partire verso l’Italia.

La volontà di superare la missione Sophia è sorta all’indomani della conferenza di Berlino del 19 scorso. In quell’occasione infatti, gli attori internazionali riuniti nella capitale tedesca hanno approvato un piano di 55 punti in cui, tra le altre cose, è stato previsto un monitoraggio da parte europea dell’embargo sulle armi e del cessate il fuoco.

Da qui l’idea di potenziare Sophia, che già da alcuni anni operava senza però il supporto di mezzi navali. Ma diversi Stati europei si sono opposti ad un ripristino integrale della missione: il timore, espresso soprattutto da Austria ed Ungheria, riguardava in particolare il fatto che le navi impiegate nel Mediterraneo avrebbero potuto contribuire a portare nel territorio dell’Ue migliaia di migranti, come del resto accaduto nei primi anni dell’operazione.

Il compromesso trovato tra i vari governi dei 27, ha riguardato per l’appunto il via libera ad una nuova missione da attuare al posto di EuNavForMed. In particolare, l’operazione vedrà l’impiego di mezzi navali, aerei e satellitari: l'intesa odierna le conferisce il mandato di monitorare il traffico di armi verso la Libia. Le navi, per evitare che esse diventino un fattore di richiamo per i criminali che gestiscono la tratta di esseri umani dalle coste libiche, verranno posizionate dinnanzi la Cirenaica. Dunque, nessun mezzo navale della missione Irene dovrebbe ritrovarsi lungo la rotta attraversata dai gommoni carichi di migranti.

Oggi, come detto ad inizio articolo, è arrivato l’accordo definitivo ed il risultato non appariva affatto scontato: appena pochi giorni fa, era stato lo stesso alto rappresentante della politica estera Ue, Josep Borrell, ad ammettere un certo stallo nelle trattative. L’obiettivo minimo era quindi giungere ad un’intesa in sede di Coreper entro il 31 marzo, data di scadenza della missione Sophia.

Ma l’intesa raggiunta oggi non è definitiva, manca ancora un passaggio: sull’operazione Irene infatti, dovranno esprimersi i singoli Stati membri. Sotto il profilo politico, sono ben evidenti ulteriori distinguo e difficoltà: l’Italia ad esempio, proprio nei giorni scorsi si è detta non disponibile ad accogliere nei propri porti le navi della nuova missione in caso di approdo di migranti, per via dell’emergenza coronavirus che attanaglia il nostro Paese in questo momento.

A tal proposito, nelle ultime ore è stata registrata la disponibilità della Grecia quale Paese di sbarco dei naufraghi soccorsi dalle navi militari dell'Ue. Secondo diverse fonti diplomatiche europee, Atene avrebbe garantito la messa a disposizione dei propri porti per le navi della nuova operazione europea. Anzi, come sottolineato sull'agenzia Agi, il nome stesso della missione è stato scelto proprio dal governo ellenico.