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Lo scienziato alla guida del programma nucleare iraniano è stato ucciso, e l'Iran promette ritorsioni

Mohsen Fakhrizadeh, lo scienziato che ha guidato il programma nucleare iraniano, è stato assassinato vicino a Absard, a circa 70-80 chilometri a est della capitale Teheran.

La notizia, dopo le prime notizie emerse sui media iraniani, ha trovato conferma dal ministero della Difesa dell'Iran. In un comunicato pubblicato sul sito del dicastero, si legge che dei «terroristi» hanno attaccato un veicolo su cui viaggiava lo scienziato, accompagnato da una scorta. Durante uno scontro fra le guardie del corpo e gli assalitori, lo scienziato è rimasto gravemente ferito ed è stato portato in ospedale: nonostante gli sforzi dei medici, le operazioni di rianimazione non sono riuscite. Secondo Israele, Fakhrizadeh era alla guida del programma nucleare militare di Teheran fino alla sua chiusura, all'inizio degli anni 2000. Hossein Dehghan, consigliere militare della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha promesso che «colpiremo come un fulmine gli assassini», ha detto.

Secondo una ricostruzione i killer hanno atteso il target in una strada laterale costeggiata da campi. Prima avrebbero fatto esplodere un veicolo, poi hanno sparato da due differenti angolazioni: le foto mostrano una vettura con il parabrezza segnato da tiri precisi, quindi i rottami di una seconda auto. Particolari di un’azione sofisticata. L’uccisione di Muhsain Fakhrizadeh è un segnale pesante in una guerra segreta senza fine. Ecco perché.

1. Personaggio schivo, riservato, è sempre stato considerato il padre del programma atomico iraniano. Ha iniziato a occuparsene nel 1998 e lo ha portato avanti con determinazione. È stato lui a coordinare lo sviluppo, noto come Progetto 111 e Progetto Amad. Il suo nome è apparso nei rapporti internazionali ed è stato spesso indicato dagli avversari (Israele, Usa) come il perno di tutto.

2. Prima di lui sono stati assassinati altri 4 scienziati. Due dei precedenti attacchi sono avvenuti sempre il 29 novembre del 2010 (in quel caso uno dei target è scampato all’agguato). Eliminazioni attribuite al Mossad israeliano e condotte con tecniche analoghe. Bombe magnetiche applicate all’auto, killer in moto con pistole, un’altra moto usata come trappola esplosiva. Modus operandi che abbiamo visto anche nell’attacco a Teheran del 7 agosto contro il dirigente di al Qaeda Abdullah Abdullah, nell’anniversario degli attentati contro le ambasciate Usa in Africa.

3. Prosegue la serie nera per la Repubblica islamica. Questa estate numerose installazioni militari e impianti sono state teatro di incidenti/esplosioni: l’episodio più grave quello nel sito atomico di Natanz. Per le autorità si è trattato di un atto di sabotaggio. È chiaro che la morte di Fakhrizadeh è la nuova prova di come i nemici degli ayatollah siano in grado di colpire personalità di alto livello. Un rovescio per la sicurezza interna che provocherà polemiche interne alla nomenklatura. E Teheran cercherà, come in passato, di vendicarsi affidandosi al proprio apparato clandestino.

4. L’ultimo agguato segue di pochi giorni il vertice in Arabia Saudita con la partecipazione del segretario di stato americano Mike Pompeo, il principe ereditario saudita Mohammed e il premier israeliano Bibi Netanyahu. Un consulto dedicato proprio all’Iran. E l'imboscata a Fakhrizadeh può incidere, indirettamente, sulle future mosse del nuovo presidente Joe Biden, meno duro — in teoria — di Donald Trump nel rapporto con i mullah. Se si alza il livello dello scontro le possibilità di ricucire si riducono. Per la Repubblica Islamica è una scelta difficile: può cercare la rappresaglia esemplare, ma al tempo stesso deve provare a stabilire una relazione differente con un presidente democratico. Lo stesso dilemma che si presentò dopo l'eliminazione del generale Soleimani a Bagdad ed allora scelsero una risposta puramente simbolica.

5. In Belgio si è aperto oggi il processo contro un agente dei servizi iraniani accusato di aver pianificato un attentato spettacolare contro una manifestazione di oppositori a Parigi nel 2018. Operazione saltata per l’arresto della cellula. Storia che ha fornito dettagli interessanti sulla rete iraniana in Europa.

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