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Lo sfogo di Blind: “Mi dicevano che ero finito e oggi gioco ancora. Lasciate stare Eriksen”

"Lasciatelo in pace". Daley Blind lo ripete con rabbia e fastidio quando sente dire che la carriera di Christian Eriksen è finita. Che non potrà tornare più in campo. Che aver salvato la vita per miracolo dovrebbe indurlo a riflettere. Alla schiera di medici e opinionisti che raccontano la vicenda del calciatore danese, collassato in campo agli Europei, sotto gli occhi dei compagni e del pubblico, ripreso per i capelli grazie all'intervento del capitano (Kjaer) e dello staff medico, replica con fermezza: "Guardate dove sono io oggi. E, per favore, lasciate in pace Chris".

Il giocatore dell'Inter ha lasciato l'ospedale venerdì scorso, una settimana dopo il dramma sfiorato sul prato del Parken Stadion di Copenaghen e aver subito l'operazione al cuore per l'impianto di un defibrillatore sottocutaneo. Gli hanno applicato una sorta di stimolatore che entra in funzione quando l'ingranaggio fa i capricci o, addirittura, s'inceppa. È lo stesso applicato a Blind che ha sofferto – come Eriksen – per un disturbo cardiaco diagnosticatogli nel 2019, dopo un malore avuto nel corso della partita di Champions League contro il Valencia. "Quando è successo a me – ha ammesso l'ex Manchester United al tabloid Metro – tutti mi dicevano che ero finito come giocatore. Poi le cose, per fortuna sono andate diversamente. E oggi sono qui…".

Le immagini dell'ex compagno di squadra a terra, a pancia sotto, privo di sensi sono state uno shock fortissimo per tutti. "Mi è sembrato di rivivere quanto era successo a me – ha aggiunto l'olandese -. Ho dovuto farmi forza per restare concentrato e riuscire a scendere in campo il giorno dopo".

Blind non ha mai perso la speranza né ha avuto paura. Ha solo avuto fiducia nei medici e quando gli hanno detto che avrebbe ancora calcato il campo da calciatore professionista è stato come rinascere. "Non c'era motivo per cui non potessi giocare di nuovo ai massimi livelli. La cosa più importante è che devi sentirti libero nella tua testa. E io lo ero perché non avevo paura". All'estero ha potuto farlo, in Italia la normativa è differente e più severa rispetto a casi del genere. Ecco perché, al di là delle condizioni di salute e del pieno recupero, il suo futuro all'Inter e in Serie A è un'incognita. Se ne riparlerà tra un mese quando, nella prima metà di luglio, Eriksen ripeterà i test e poi il club prenderà una decisione.

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