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Lo stambecco bianco (senza corna) leader delle rocce

«È un pony», «No, è un fotomontaggio», «Mavalà, è una gigantesca pecora». Era il 5 novembre. La moglie di un cacciatore di camosci, Pierluigi Mazzabò, sul Monte Palon, in val di Susa, aveva fotografato, intorno ai 3.000 metri di altitudine, un animale maestoso, bianco come la neve, mischiato a un branco di stambecchi. La diffusione di queste immagini ha scatenato una ridda di ipotesi.

Gli esami

Perché una bestia così non si è mai vista. Ma che cosa è davvero? Gli scienziati stanno cercando di capire. Il 18 novembre, il professor Luca Rossi dell’Università di Torino (Dipartimento di Scienze veterinarie) e due volontari del Comprensorio alpino, lo hanno trovato e lo hanno avvicinato abbastanza per poter stabilire che effettivamente la struttura corporea è quella di uno stambecco. Ma leucistico. Il leucismo conferisce un colore bianco alla pelliccia di animali che normalmente presentano un manto di colore differente. Gli occhi però mantengono la pigmentazione normale, diversamente da quelli degli individui che manifestano albinismo. Ma è uno stambecco? O un ibrido? Serve un test genetico per capirlo. L’obiettivo, ora, è cercare gli escrementi e analizzarli. I dubbi sono tanti.

Le stranezze

Prima stranezza: non ha le corna. Seconda stranezza: pur non avendole, tra gli altri maschi mantiene un atteggiamento dominante. E ciò è insolito: per contendersi le femmine nel periodo degli amori (che sta per cominciare) gli stambecchi si prendono a capocciate. E chi vince si accoppia. Prevedibile che, anche relativamente a questo aspetto, andrà… in bianco. Qualora così non fosse, ci potrebbe essere, negli anni a venire, una preoccupante ibridizzazione su vasta scala. Terza stranezza: in ogni specie, quasi sempre gli animali che nascono di un colore non conforme, vengono allontanati dal branco perché è più facile per i predatori individuarli. Questo esemplare, invece, resta lì. E, come già detto, si atteggia perfino a leader.

Le ipotesi

Quindi? «Quindi probabilmente è un incrocio tra stambecco e capra domestica — spiega Beppe Meneguz, docente del dipartimento di Scienze veterinarie a Torino —. Gli ibridi fra Capra ibex e Capra hircus sono segnalati da tempo. Marcel Couturier nella sua opera monumentale (Le Bouquetin des Alpes, 1962), segnalava in effetti la possibilità di accoppiamenti fra stambecco maschio e capra femmina. Nel paragrafo dedicato all’incrocio, Couturier scrive che se la femmina di capra era priva di corna anche l’ibrido poteva nascere senza». Ipotizziamo: la mamma potrebbe essersi allontanata da un pascolo per accoppiarsi con un maschio di stambecco. Particolarmente soddisfatta dell’esperienza, si è successivamente mischiata al branco selvatico per portare a termine la gestazione tra le rocce. Che fine abbia fatto poi, non è dato sapere. Forse è stata predata da un lupo (nella zona ne sono stati avvistati moltissimi). O forse, dopo la scappatella, è tornata al gregge d’origine. Lasciando lassù quella creatura caparbia che rivendica la leadership all’interno della comunità in cui è cresciuto e si è integrato. Anche se ha un colore diverso da quello di tutti gli altri…

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