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Londra, pub e ristoranti aperti: il «Manic Monday» vale un boom senza precedenti

All’angolo di Edwardes Square, nel cuore di Kensington a Londra, una piazza con un lussureggiante giardino, circondata su tutti e quattro i lati da identici e squadrati blocchi di austere case a schiera. Lì in mezzo, una targa blu ricorda che lì visse per un anno «the Italian poet and patriot» Ugo Foscolo. Attaccato alla ex dimora dell’autore dei Sepolcri svetta l’insegna della Scarsdale Tavern: il pub di proprietà della catena Fuller’s, noto birrificio di Londra, era stato inaugurato negli anni in cui Foscolo viveva nella piazza: ma la birra e l’agnello al forno gli saranno andati ogni volta di traverso, a lui che odiava i francesi che lo avevano costretto a lasciare la sua amata Venezia: la public house Scarsdale era stata costruita da un architetto parigino, Louis Leon Changeur, agli inizi dell’Ottocento, in vista di un’ipotetica invasione francese dell’Inghilterra. Se Napoleone avesse preso Londra, il suo quartiere generale sarebbero stato nella taverna.

Dopo la neve, il «glorious weather»

Lo Scarsdale è ritenuto, giustamente, uno dei pub più belli di tutta Londra, merito anche dei tavoli all’aperto sotto gli alberi e della vista sullo splendido giardino. Ma il giorno della riapertura, alla mattina sui tavoli, c’era un velo di neve: all’alba ha nevicato, quasi come se il meteo avesse voluto segnalare l’eccezionalità dell’evento. Dopo quasi quattro mesi di quarantena, la Gran Bretagna riapre i battenti: pub, ristoranti e negozi hanno riaccolto i clienti (solo all’aperto). Molti locali, rimasti sprangati da prima di Natale, avevano ancora alle finestre alberi di Natale e addobbi delle feste: una scena surreale a Pasqua. Lo Scarsdale esibisce aiuole fiorite, ma non ha riaperto, perché ha pochi tavoli fuori e ha deciso di aspettare metà maggio, quando tutti i locali potranno accogliere clienti anche all’interno. Peccato, perché la giornata, come spesso accade in primavera a Londra, si è tramutata in un «glorious weather», un tempo meraviglioso, con un mite sole che ha riscaldato i tavoli all’ora di pranzo. Per la gioia dei clienti e degli incassi: un picco di gente così alto nei pub non si era mai visto.

(Don’t know why) it’s Manic Monday

Lungo Old Brompton Road, tra Chelsea e Fulham, c’è The Bolton che si vanta di essere lì dal lontano 1892. Ed è chiuso: non ha abbastanza spazio per tavolini all’aperto. Poco più avanti, invece, il piccolo pub The Troubadour ha messo un paio di tavolini sul marciapiede: un gruppo di giovani sorseggia pinte di birra. Il lunedì della riapertura del paese è già stato ribattezzato «Manic Monday», il Lunedì pazzesco della fiumana che si riversa nei locali, quelli aperti. C’era da aspettarselo: è stata la chiusura più lunga nella storia recente del paese. Nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale, i londinesi dovettero sopportare tanto. E siccome, per la legge base della Fisica, a ogni reazione corrisponde una reazione contraria e uguale, ora la città vive il più grande rimbalzo di consumi mai visto. «Stiamo facendo orario continuato tutto il giorno, dalle 11 di mattina», spiega il proprietario del Troubadour. «Praticamente non c’è alcuna pausa tra pranzo e cena, ma serviamo pasti tutto il giorno». Era l’unico modo per gestire l’esagerata richiesta di prenotazioni. «Non ha visto niente di simile in decenni che faccio questo lavoro», osserva. E non è il solo: nessuno lo ha mai visto. In tutta Londra, è impossibile trovare un posto a sedere in qualsiasi locale: è un boom senza precedenti. Anche in locali molto meno economici e raffinati è tutto esaurito: alla Berners Tavern che, a dispetto del nome, è un elegante e costoso ristorante a Mayfair non ci sono posti fino ai primi di giugno. La campagna vaccinale record del Regno Unito porterà a un forte rimbalzo del Pil nel secondo trimestre dell’anno, trainato dalla ripartenza dei consumi.

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28 marzo 2021

E i parlamentari restarono a secco

In mezzo a tanto entusiasmo, c’è chi rimane al palo. Per i politici e i funzionari della Houses of Parliament sarà un «Dry April», un aprile astemio. Nel Regno Unito è tradizione il «Dry January», il gennaio senza bere, un mese per ripulirsi dagli eccessi del Natale. Quest’anno, dopo il gennaio, il centro di Londra fa il bis anche in primavera. I pub attorno alla zona di Westminster sono tutti rimasti chiusi: la storica St. Stephens Tavern, proprio di fronte al Big Ben, ritrovo preferito dei politici, riaprirà soltanto il 20 maggio. Anche gli altri due pub preferiti dai parlamentari, il Red Lion, a metà strada tra la House of Commons e Downing Street, e il Westminster Arms, dietro St. James’s Park, non alzeranno la saracinesca prima di metà maggio: sono tutti solo locali al chiuso. Parlamentari e Lord sono costretti a una forzata astemia. Un’altra beffa per la City di Londra, chiusa da un anno con grattacieli vuoti e vie spettrali. La pandemia ha spostato il business in periferia, dove la gente vive tra obblighi di stare in casa, lavoro remoto e passeggiate al parco di quartiere.

La classe operaia va al pub

Per vedere la folla bisogna andare fuori dal centro, per esempio ad Hammersmith, quartiere che vanta secoli di tradizione popolare, a cominciare dal nome: in inglese «hammersmith» è il fabbro, perché questo era il sobborgo degli artigiani che lavoravano il ferro. Il Blue Boat, pub sul lungo Tamigi, è il ritrovo di quella classe operaia cantata da John Lennon che però oggi è molto più operaia e molto più gentrificata. All’ora di pranzo, il moderno locale dentro un complesso residenziale di lusso è tutto esaurito: «Non c’è posto», spiega dispiaciuto il cameriere italiano. «Se vuole mangiare, può sedersi a un tavolo, ma le deve liberare entro mezz’ora perché è prenotato”» Sul sito internet del pub, non risultano posti liberi per pranzo fino al 17 maggio, giorno in cui la capienza aumenterà. Quando Boris Johnson, annunciando a fine marzo uno spiraglio di riapertura, ha invitato gli inglesi a spendere i soldi e andare al pub a farsi una birra, devono averlo preso alla lettera.

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