Reggio Calabria. «Lunedì (domani, ndr) sarò a Catanzaro. Voglio vedere con i miei occhi e capire come stanno le cose prima di fare qualsiasi tipo di valutazione». Sessantasette anni, prefetto con fama e carriera da superpoliziotto, Guido Longo è il nuovo commissario ad acta della sanità calabrese. Uno specialista di situazioni complicate. Era alla Mobile di Palermo negli anni in cui i corleonesi affermavano il proprio dominio con il sangue, alla Omicidi di Reggio Calabria negli anni della seconda guerra di ‘Ndrangheta, che costò alla città 800 morti ammazzati, poi a Caserta, all’epoca sotto scacco dei Casalesi. Da prefetto, Longo si è occupato di un territorio come il Vibonese, dove il clan Mancuso non ha esitato a usare un’autobomba per uccidere chi aveva osato ribellarsi. La sua nomina ha messo tutti d’accordo e per il governo è stata l’ancora buona per uscire dal pantano dopo settimane di stallo e una serie di possibili candidati affondati da veti incrociati, polemiche e gaffe o venuti meno per rinunce più o meno garbate. «Quando sono stato chiamato non ho esitato un istante» dice Longo, che ora avrà il compito non semplice di riparare i guasti del passato, rispondere all’emergenza Covid e programmare il futuro di una sanità da decenni incapace di garantire i livelli minimi di assistenza. «Ma io non sono uno che si sia mai tirato indietro».

Mettere in ordine nella sanità calabrese viene presentato come un’impresa impossibile. La preoccupa?


«Sono sempre stato inviato a lavorare in situazioni complicatissime e ad affrontare sfide complicate. Ringrazio il governo per la fiducia e spero di poterla ripagare. La cosa più importante è consentire a tutti in Calabria di avere assistenza sanitaria».

Si aspettava di essere chiamato a svolgere questo incarico?
«No, ma quando la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, e il premier Conte mi hanno contattato ho subito risposto di sì. Sono un uomo delle istituzioni, ma la mia è anche una scelta di cuore. Voglio fare qualcosa di concreto per i calabresi e la Calabria. È un territorio che ha rivestito un ruolo importante nella mia esperienza professionale».

Funzionario della Mobile durante la seconda guerra di ‘Ndrangheta, poi questore a Reggio Calabria, prefetto a Vibo Valentia. Per lei è l’ennesimo ritorno in Calabria.


«Conosco il territorio nella sua complessità, ho avuto modo di leggerne le dinamiche e lavorarci anche in momenti delicati. A Reggio Calabria sono stato da questore nel periodo buio dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Questo nuovo incarico non mi trova impreparato».

In quel periodo scelse di avere un confronto continuo e diretto con la cittadinanza. È un modello che replicherà da commissario alla sanità?


«Bisogna confrontarsi sempre con il territorio, capirne le esigenze e le urgenze. Altrimenti qualsiasi azione diventa inefficace».

Si è già fatto un’idea della situazione che dovrà affrontare?


«È ormai chiaro a tutti che ci sono grossi problemi, ma sono abituato ad andare sul campo, vedere le cose con i miei occhi prima di fare una valutazione. Da lunedì sarò in grado di essere più preciso».

In Calabria, con delega speciale del governo, stanno già operando Gino Strada ed Emergency.


«Non ci conosciamo, ma penso che il nostro sarà un rapporto proficuo. Strada è una persona di grande spessore, estremamente capace. Personalmente lo stimo per quello che fa e che ha fatto in passato e adesso vuole fare del bene al popolo calabrese. Sono certo che andremo d’accordo».
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