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Luisa e la forza di denunciare: "Alle altre dico: chiedete aiuto e non voltatevi più indietro"

«Non è finita, lo so. Ma io mi sono ripresa la vita, la Luisa che vedo allo specchio sorride e mi piace. E soprattutto i miei bambini sono sereni, sono riuscita anche a non fargli odiare il padre. Se lo avessero odiato sarebbero diventati come lui e invece mia figlia a 6 anni dice: “A me manca papà, ma non deve fare il monello...”».

La voce di Luisa, 38 anni, due bambini ancora piccoli, un buon lavoro in una compagnia di assicurazioni, si incrina al pensiero di quella notte in cui si è decisa a dire basta, lei a terra aggredita dal compagno, semisvenuta, le risate dell’uomo che dice alla piccola di tre anni: «Ora mettiamo la mamma nella vasca da bagno, prendi il ghiaccio e gettaglielo sulla mamma cattiva».



Luisa, cominciamo dalla fine. Ha trovato il coraggio e l’ha denunciato e lui è finito in carcere. Lo rifarebbe?
« Non c’è un altro modo per allontanare questi uomini. È un percorso duro, durissimo che bisogna affrontare spinti dall’amore per i figli, se si hanno, e per se stessi».

Qual è il momento più difficile, la denuncia?


«La cosa più pesante è il dopo. Denunciare significa mettersi in gioco, essere analizzata dagli assistenti sociali, aver paura di perdere i figli, dover dimostrare di essere brave madri, di non essere donne fragili. Ma le donne non sono fragili, vivono momenti di fragilità. Per me è stato così, oggi un uomo come quello non lo vorrei».

Ci racconti la sua storia e come ne è uscita.


«L’ho conosciuto in vacanza. Io avevo un buon lavoro, lui era nella sicurezza ma lo mandavano sempre via. Era patologicamente geloso, le serate finivano malissimo, ma poi sapeva anche essere dolce e trattarmi da principessa. Quando ho deciso di lasciarlo sono cominciate le violenze psicologiche. Torniamo insieme e nasce la bambina, un inferno. Ci trasferiamo di città, resto di nuovo incnta, nasce il piccolo e comincia la paura».

Paura fisica?
«Sì, non sopportava il bimbo che piangeva e mi urlava contro. Dormiva con la pistola sotto il cuscino , fino alla sera della prima aggressione. Poi è stato un continuo di liti. Terrorizzava i bambini. E poi una sera sono entrata in questura e mi sono sentita al sicuro. L’ho denunciato, ma è tornato, inseguimenti, appostamenti sotto casa, a scuola. Ha violato il divieto di avvicinamento del giudice e lo hanno arrestato. È stato in carcere due anni e mezzo e ora è uscito e ha già riprovato ad avvicinarmi».

E la pace ritrovata è finita?
«Ogni volta che ci ha provato lo hanno beccato. Io non sono mai stata lasciata sola, è lui che deve avere paura, non io. E a tutte le donne dico: “Abbiate fiducia in chi vi segue, affidatevi ai centri antiviolenza e soprattutto non voltatevi mai indietro”».

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