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«M» di Antonio Scurati, il secondo romanzo della serie su Mussolini

Nel regno dello squadrismo manesco e violento che si era fatto Stato incarnandosi nell’Ego mussoliniano, nel regime della delazione e dell’onnipotenza poliziesca che aveva incanalato nelle forme di un potere assoluto il disordinato sovversivismo delle origini, in questa palude di intrighi e di vendette finì nelle grinfie dell’apparato spionistico e repressivo del fascismo anche Magda Brard, pianista di fama internazionale che era diventata una delle amanti del Duce.

Antonio Scurati (Napoli, 1969)
Antonio Scurati (Napoli, 1969)

Dapprima circostanza fortunata e favorevole, per lei, ma in seguito molto sfortunata, perché Mussolini, divorato dal sospetto, le mise alle calcagna le spie di Arturo Bocchini per appurarne l’infedeltà. Intrusione destinata a confermare i presunti tradimenti della fedifraga, che ritroveremo incredula di fronte alla rappresaglia del capo abituato a disporre della vita privata di chiunque e a usare spregiudicatamente i corpi dello Stato per regolare le sue faccende personali: «Apprendo che il Suo Ufficio Stampa ha diramato l’ordine ai giornali di non pubblicare nessun articolo su di me», scrisse la concertista sgomenta in una lettera del 1927 ripresa e pubblicata da Antonio Scurati in questo suo nuovo romanzo M. L’uomo della Provvidenza (Bompiani), seconda tappa della trilogia mussoliniana di cui i lettori hanno già apprezzato il primo volume M. Il figlio del secolo. Ma nel tritacarne spionistico, si racconta in queste pagine di Scurati, passò anche la figlia di Mussolini, Edda, poi signora Ciano, ragazza insofferente al bigottismo del tempo e quindi sospettata di condotte giudicate riprovevoli per la figlia del Duce. E Augusto Turati, il segretario del Partito fascista che aveva sostituito il becero squadrista Farinacci e che alla fine venne azzannato «da una muta di cani sguinzagliati contro di lui» attraverso delazioni e lettere anonime. E Margherita Sarfatti, la donna che aveva dirozzato il rude Benito Mussolini sin dai primordi della sua trionfale carriera politica e che alla fine patirà l’onta del ripudio, attuato dal Duce con una ferocia inaudita, come si evince dal racconto del cameriere Quinto Navarra, costretto ad «annunciare alla signora Sarfatti, dopo due ore di anticamera, che il Duce non l’avrebbe ricevuta» nella Sala del Mappamondo.

La copertina di «M. L’uomo della Provvidenza» che esce il 23 settembre per Bompiani (pp. 647, euro 23)
La copertina di «M. L’uomo della Provvidenza» che esce il 23 settembre per Bompiani (pp. 647, euro 23)

Scurati racconta, insieme alla figura letteralmente scandagliata sin nelle profondità delle tempeste intestinali di Mussolini, con maleodorante contorno di «ipersecrezioni acide», vomiti «verdognoli» e «ulcere duodenali» protagonisti, comprimari, comparse e coristi del primo, compiuto, vittorioso esperimento di irreggimentazione di massa del XX secolo («la nazionalizzazione delle masse», come l’ha definita George L. Mosse) in cui non vennero fascistizzati solo lo Stato, le istituzioni, gli apparati, l’esercito, la Corona e pure, grazie alla pace siglata con i Patti Lateranensi, il mondo cattolico, ma anche gli italiani uno per uno, le singole persone (non esistono individui al di fuori dello Stato, dice la dottrina totalitaria), le donne, gli uomini, il lavoro, il dopolavoro, la maternità, l’infanzia, la cultura.

Scurati racconta gli anni, dal 1925 al 1932, in cui il fascismo conquistò in modo integrale e appunto totalitario l’Italia e gli italiani, e il suo racconto, ciò che lo distingue e lo allontana dalla pur necessaria freddezza analitica di un saggio storiografico, attraversa le psicologie, gli stati d’animo, gli opportunismi, gli entusiasmi con cui l’Italia, in ogni suo comparto, si consegnò al suo nuovo Demiurgo. Racconta di come il vecchio mondo liberale, «collezionista di fallimenti» come scrive Scurati, il «mondo di ieri» avvizzito e travolto dall’irruzione prepotente del nuovo regime, esalava i suoi ultimi respiri mentre i deputati dell’Aventino venivano «abbrancati», «trascinati fuori per i capelli» e schiacciati «contro i muri a bastonate e pugni sui denti», così totalmente e penosamente sconfitti da subire addirittura le chiose irridenti del rappresentante più tipico di quel mondo appassito, Giovanni Giolitti, che si permetteva di ironizzare sulle bastonate «mal date, ma ben ricevute» dai deputati aggrediti: un collasso morale senza precedenti.

Racconta la pavida impotenza del re, che assisteva silente e passivo alla fine dello Stato italiano integralmente riassorbito, con una combinazione potentissima di forza e di consenso, nella fascistizzazione totale della vita pubblica. Racconta l’inaudita violenza degli squadristi irriducibili che nel 1925 a Firenze si abbandonarono a un’orgia omicida massacrando gli ultimi oppositori, non immaginando che Mussolini, mentre stava perfezionando gli ultimi dettagli della formazione del regime, si sarebbe liberato della zavorra degli energumeni da ricondurre all’ordine. Racconta dello straordinario impulso alla modernizzazione che il Duce volle imprimere per diventare padrone dell’Italia con un programma impressionante di opere pubbliche, acquedotti, ponti, impianti elettrici, edifici pubblici, scuole, strade, linee ferroviarie, opere idrauliche che cambieranno il volto del Paese, migliorandolo, bonificandolo, contribuendo prepotentemente così al mito, così difficile da comprendere dall’antifascismo, di un’Italia fascista da rimpiangere sul piano della modernizzazione e del progresso.

Il racconto è tutto, in questo libro di Scurati, perché attraverso il racconto, la letteratura insomma, ogni singolo personaggio viene restituito nella sua dimensione psicologica, nelle sue caratteristiche morali, nella sua fisicità. È un racconto che attraverso i dettagli dell’immaginazione letteraria rende vivido non solo un pezzo decisivo della storia nazionale, ma un qualcosa che possiamo chiamare antropologia fascista.

Quel «qualcosa» che anima l’ilarità entusiasta che accolse queste parole di Mussolini: «Ora vi farò una confessione che vi riempirà l’animo di raccapriccio. Non ho mai letto una pagina di Benedetto Croce. (…) I filosofi risolvono dieci problemi sulla carta, ma sono incapaci di risolverne uno solo nella realtà della vita». Quel «qualcosa» che ispira l’esagerazione squadrista, una prepotenza senza confini, di inseguire l’oppositore Giovanni Amendola fin nell’albergo della nota stazione termale dei Bagni di Montecatini per vessarlo, impaurirlo, aggredirlo nuovamente dopo la bastonatura ricevuta in precedenza. Un gesto di spietata arroganza che testimoniava solo la voglia di sancire un dominio assoluto persino sui corpi dei dissidenti.

Ma il co-protagonista assoluto del romanzo di Scurati è decisamente Arturo Bocchini, il capo della polizia, l’inventore dell’Ovra, la cui sigla era stata scelta proprio per alludere ai tentacoli di una piovra cui era difficile sfuggire. Lui era al vertice di quell’apparato poliziesco costruito sul «servizio di cartella biografica», in cui venivano catalogate minuziosamente tutte le caratteristiche dell’indagato: «attitudini psichiche», «carattere e sue debolezze, virtù e vizi (soprattutto questi ultimi)». E poi, tra l’altro, «emozionabilità», «tendenze morali», «alcol», «erotismo e deviazioni sessuali» e quant’altro. Una piramide di informative, intercettazioni, rapporti riservati, lettere anonime raccolti con grande dovizia di particolari in questo romanzo, una costruzione sinistra il cui obiettivo, racconta Scurati, era di «schedare un intero popolo». Un controllo totalitario sulle vite e sulla «emozionabilità», appunto, che è al centro del libro di Antonio Scurati: un viaggio letterario che ci riguarda, e ci coinvolge.

L’incontro

Esce in libreria mercoledì 23 settembre il romanzo di Antonio Scurati M. L’uomo della Provvidenza (Bompiani, pagine 647, e 23). Il libro prosegue il percorso narrativo dell’autore sulla figura di Benito Mussolini avviato con il bestseller M. Il figlio del secolo (Bompiani, 2018), vincitore del premio Strega nel 2019. Scurati presenta il suo nuovo libro in anteprima martedì 22 a Milano (ore 21) presso il Teatro Franco Parenti - Bagni Misteriosi (via Carlo Botta 18). Si confronta con l’autore la giornalista Barbara Serra. Letture di Massimo Popolizio. Nato a Napoli nel 1969, Scurati insegna Scrittura creativa all’Università Iulm di Milano. Editorialista del «Corriere della Sera», ha pubblicato saggi e romanzi. Con M. Il figlio del secolo ha venduto in Italia 500 mila copie. Il romanzo è stato comprato in 40 Paesi e ne verrà tratta una fiction, coproduzione internazionale Wildside.

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