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Malagò: «Lo sport italiano si può rialzare, puntiamo sui grandi eventi»

L’industria dello Sport deve fare i conti con la pandemia. Ma al di là dei danni, dei minori introiti, delle tante limitazioni per chi pratica o assiste agli eventi, quello dello sport è un mondo che deve rialzarsi e ricominciare a correre, come qualsiasi atleta dopo una caduta: «Prima della pandemia il comparto sport valeva l’1,7% del Pil, oltre il 3% calcolando l’indotto. Scenderemo all’1,5%. Ritengo che questo numero possa salire. Noi oggi abbiamo una grande chance, cercare il più possibile di capitalizzare l’offerta di grandi eventi sportivi sparsi su tutto il territorio, dai Mondiali di Cortina ai Giochi del Mediterraneo». Lo ha ribadito il presidente del Coni, Giovanni Malagò, aprendo la giornata di dibattiti online Sport Industry, evento di Rcs Academy, che promuove un master sulle nuove professioni legate al management sportivo.

Per Malagò l’Italia ha grandi possibilità ma, come sempre, deve fare i conti con il proprio sistema economico: «Ci sono dei distretti dove abbiamo delle eccellenze. Anche in questo senso lo sport non differisce dal sistema imprenditoriale e industriale del nostro Paese. Siamo in tanti, capaci ma piccoli. Dopo la pandemia si dovrà fare un ragionamento, il mondo ha fame di entertainment sportivo. In questo scenario dobbiamo essere pronti a recepire le nuove esigenze, le nuove indispensabili azioni da fare. Lo sport oggi su questa materia non può che avere persone di cultura imprenditoriale e aziendale».

La risposta del calcio

Ma come ha reagito il calcio italiano all’emergenza Covid? Secondo Evelina Christillin, membro Uefa nel consiglio Fifa, in modo esemplare: «L’Italia ha fatto un miracolo con il Campionato, grazie soprattutto all’impulso del presidente Gravina. In Francia, ad esempio, non ci sono riusciti, con le polemiche che ne sono seguite. Il protocollo concordato con il governo è stato poi seguito dalla Uefa e anche condiviso dalla Fifa. E poi sono arrivati gli aiuti della Uefa e della Fifa, quasi un piano Marshall». La crisi economica acuisce contrasti e diseguaglianze. Il contraltare della richiesta di aiuto dei club sono gli stipendi multimilionari dei calciatori: «Il mondo dello sport è fatto prevalentemente da società amatoriali e dilettantistiche e da tanti praticanti – ha spiegato Christillin – e questo universo si mantiene attraverso il calcio professionistico. Non è dunque un mondo residuale, un mondo di viziati».

La necessità dello specialista

Lo sport come impresa, come attività che produce ricadute economiche, necessita di professionisti specializzati, in grado di coniugare spirito sportivo e competenze manageriali. Al forum Rcs Academy dedicato allo sport business, sostenuto dall’Istituto di credito sportivo e dall’Aci, hanno partecipato imprenditori, comunicatori, professionisti e soprattutto manager impegnati a vari livelli, e in diversi settori: «Collaborazione e partnership sono indispensabili ora più che mai — ha detto Andrea Abodi presidente Ics —. In questo modo ci sono possibilità maggiori di uscire dalla crisi, ma anche per il futuro, può essere la chiave giusta per crescere insieme». L’Ics sostiene gli eventi e le strutture dello sport: «Anche se affianchiamo i vertici nelle grandi imprese, non dobbiamo dimenticare la base, chi pratica e segue lo sport — ha aggiunto Abodi —. Oggi si parla molto di difese immunitarie. Dovremmo trasferire questo concetto, con cui tutti in questi giorni facciamo i conti, in una dimensione sociale. E lo sport, da questo punto di vista, può essere secondo me fondamentale». Altro partner istituzionale dell’Online Talk è stato l’Automobil club italiano, rappresentato dal suo presidente recentemente rieletto, Angelo Sticchi Damiani: «Aver spinto sullo sport, sulla Formula 1 e sul Gp d’Italia, è stato un elemento importante degli ultimi anni della nostra attività», ha spiegato Sticchi Damiani, sottolineando che «è stato difficile far fronte ai problemi dettati da Covid, ma abbiamo voluto ugualmente ospitare a tutti i costi il Gp di Monza. È stata una gara ovviamente senza pubblico, che come sapete è l’unica fonte di entrata riservata all’organizzatore, tutto il resto va al promotore. Ma per fortuna abbiamo trovato un punto di equilibrio, ben sapendo che quest’anno sarebbe stato da dimenticare sotto il punto di vista economico».

La sostenibilità

La sostenibilità, in un contesto difficile come quello della pandemia, è stata la parola chiave ricorrente nei vari interventi. Ma sul tema si è intrattenuto in particolare Alessandro Antonello, Ceo della Fc Internazionale: «Per una società calcistica professionistica è fondamentale affiancare al successo delle performance sportive l’affidabilità economica e finanziaria. Come tutti, anche i club di serie A si sono fermati a causa del Lockdown. Ma poi abbiamo ricominciato a lavorare. L’Inter con Antonio Conte ha raggiunto importanti obiettivi, basti pensare al secondo posto ottenuto nella scorsa stagione. Come società abbiamo invece continuato a costruire il nostro brand globale, un prodotto calcistico che va al di là dei 90 minuti di gioco. Il calcio compete con le altre industrie dell’entertainment. E così abbiamo spinto durante la pandemia prodotti che creano valore aggiunto, anche attraverso la trasformazione digitale». Per Ludovica Mantovani, presidente del Consiglio Direttivo Divisione Calcio Femminile della Figc, le realtà emergenti sono state penalizzate forse più di altri settori: «In Italia si sono fatti grossi passi in avanti, ma penso che siamo ancora indietro culturalmente nella visibilità del calcio femminile. Non penso però che sia una cosa necessariamente negativa, perché abbiamo la possibilità di ispirarci a quanto fatto all’estero. Quando qualcosa esiste già, va ripresa e adattata al nostro Paese».

Il coinvolgimento dei tifosi

Altri capitoli della giornata sono stati dedicati al cosiddetto fan engagement, il coinvolgimento degli appassionati delle varie discipline, con una migrazione quasi totale sul digitale da quando il Covid ci ha rinchiuso in casa. Al dibattito hanno partecipato Simone Fregonese, che cura la e comunicazione e il marketing dell’Imoco Volley Conegliano, Tommaso Magni, digital manager dell’Olimpia Milano e Fabrizio Rossini, vicedirettore Lega Pallavolo di Serie A. Sempre lungo la strada del digitale, si è poi discusso degli ESports, con Marco Saletta presidente di Iidea e Daniel Schmidhofer di Progaming Italia. Dei forti legami che anche nello sport affratellano Spagna e Italia, hanno infine discusso Juan Ignacio Gallardo, direttore del giornale sportivo di Madrid «Marca», con Javier Tebas Medrano, Presidente della Liga

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