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Maranello. Don Sacella chiede 350mila euro agli animalisti del blitz di Natale

Il parroco ha mandato la richiesta di maxi risarcimento a oltre 20 attivisti. Due imputati saranno processati in abbreviato per diffamazione e stalking

Maranello. Una richiesta di risarcimento spedita per raccomandata a ogni animalista identificato durante il blitz.

L’ha inviata don Pierino Sacella nell’ambito del procedimento per diffamazione, minacce e stalking che lo vede parte civile in qualità di persona offesa, nei confronti di due animalisti.



Se sono due gli attivisti finiti in tribunali, almeno una ventina sono quelli identificati durante la manifestazione che si svolse alla vigilia di Natale, di due anni fa: a ciascuno di loro sono stati chiesti 350mila euro a testa.

Prima del Natale 2019, i fedeli stavano raggiungendo la parrocchia per la veglia, come ogni anno. Ma c’è stato un fuori programma: all’improvviso, davanti alla chiesa sono spuntati gli animalisti, inneggiando offese contro don Pierino, mentre sventolavano cartelli. Erano circa una ventina, appunto, i manifestanti che, secondo i testimoni, si sono rivolti con offese al parroco e ai fedeli che si stavano recando alla celebrazione, a suon di slogan. “Assassino”, o, anche “Se ti troviamo in campagna non sarai protetto dalle mura della tua chiesa”: queste due delle frasi con cui il don è stato apostrofato.

«Chiedere 350mila euro a testa di risarcimento è piuttosto paradossale – spiega l’avvocato Alessandro Ricciuti, che difende uno degli imputati proveniente dalla Lombardia – Il danno non è provato e non è patrimoniale, non c’è stata nessuna perdita economica per il parroco. Lui sostiene di essere stato vittima di stalking, ma le manifestazioni erano autorizzate. Il mio assistito ha partecipato da fuori regione, viene dalla Lombardia, perché voleva semplicemente manifestare contro la caccia e la contraddizione del predicare l’amore universale e uccider, nel frattempo, e le creature di Dio. Poi, che qualcuno abbia urlato frasi offensive è un altro discorso. Si parlava, ripeto, di manifestazioni autorizzate, quindi se si mette in dubbio questo, si mina la libertà di pensiero».

Il processo per i due imputati verrà discusso con il rito abbreviato il 18 gennaio.

Il pubblico ministero in prima istanza aveva chiesto l’archiviazione per i due imputati. In un primo momento, infatti, non sembrava possibile risalire agli autori delle offese, mentre la difesa sosteneva come si potesse, invece, accedere alle identità: la polizia postale è infatti risalita a due indagati tramite un soprannome e approfondimenti sui social. Il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta e predisposto l’imputazione coatta.