Non appena avranno inventato la Macchina del Tempo, lo sapremo. Ma Ronaldo e Ibrahimovic sono davvero così irresistibili, insuperabili, inarrestabili? Perché fanno così tanti gol? O meglio, perché gliene fanno fare così tanti? Li metteremo dentro la "Time Machine" (vedi il film di fantascienza del 1960 con Rod Taylor) e li spediremo nelle braccia di una schiera di difensori di quelli che hanno fatto la storia del calcio, i marcatori a uomo di parecchi decenni fa. Quelli che allora chiamavano "mastini". Ti si attaccavano alle caviglie e non ti mollavano più. Novanta minuti addosso, ovunque, in qualunque parte del campo.

Ecco per sapere veramente della grandezza di Ronaldo e Ibrahimovic dovremmo passarli in qualche maniera al trattamento di Gentile e Bergomi, Collovati e Vierchowod, e poi dietro loro in secondo battuta (liberi, appunto) Scirea e Picchi. Ma anche Passarella, Bobby Moore, Paul Breitner. Così, solo a una prima scrollata di miti dalle epoche d'oro del football.



Un po' meno fantascientificamente il discorso si potrebbe fare sulla "marcatura a uomo" quella ancora oggi (teoricamente) possibile, sia pure ormai fuori dal tempo anch'essa, superata da una maniera di stare in campo meno rudimentale e semplice, più organizzata. Il difensore non è più un duellante personale, ma il soldato di un sistema di difesa.

Se guardate e riguardate l'azione con cui Ibrahimovic va in gol, il primo, contro il Napoli, vedrete Koulibaly - uno dei più forti difensori del campionato - retrocedere verso la sua porta mentre Theo Hernandez avanza a sinistra. In quel momento nel suo cervello non c'è solo la preoccupazione di Ibrahimovic, l'unica cosa che davvero conta, ma anche come coordinarsi e come allinearsi con i compagni di reparto: Di Lorenzo, Manolas e alle sue spalle Mario Rui. In questa maniera dà troppo spazio a Ibrahimovic che addirittura può colpire di testa entrando in "terzo tempo" in area. Grandissimo gol, ma anche troppo terreno concesso a un attaccante già straordinario e micidiale per conto suo per concedergli addirittura agevolazioni del genere.



Potremmo fare lo stesso discorso per il primo gol di Ronaldo al Cagliari che letteralmente costeggia una linea di tre avversari per poi fulminarla col destro, ma è chiaro che qui è il rango a fare la differenza e in assoluto non è che la "marcatura a uomo" possa garantire da sola la porta inviolata. Prima di tutto serve la grandezza e la ferocia del difensore. Di quelli di un tempo, sì.

Dal passaggio indietro al portiere, ai falli da espulsione sull'attaccante, ai rigori la caccia al gol negli anni è stata clamorosamente favorita a svantaggio della rudezza del gioco difensivo. Ma se anche non volessimo andare tanto indietro nel tempo, non addentrarci nel profondo della storia del calcio italiano, rispolverare le vecchie battaglie filosofiche tra "zona" e "uomo", sicuramente anche affidando Ronaldo e Ibrahimovic a Maldini e Baresi, Cannavaro e Scirea, Nesta e Thuram, la storia oggi sarebbe ben diversa. Ronaldo e Ibra sono eccezionali ma giocano anche senza mastini attaccati alle caviglie, in un paradiso del gol forse troppo teorico e artificiale.