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Maria Andrejczyk ce l’ha fatta: la medaglia messa all’asta ha salvato la vita del piccolo Milos

Un gesto meraviglioso, un finale bellissimo: la medaglia d’argento vinta alle Olimpiadi di Tokyo dalla giavellottista polacca Maria Andrejczyk e messa all’asta lo scorso agosto per salvare la vita del piccolo Milos è riuscita a compiere il miracolo. Il bambino è stato operato al cuore e potrà avere una vita normale.

Una notizia bellissima, di quelle che commuovono e profumano di buono. La medaglia d'argento della giavellottista polacca Maria Andrejczyk, messa all'asta dalla 25enne lo scorso agosto per salvare la vita di un bambino che aveva bisogno di fondi per una delicata operazione al cuore, è riuscita a compiere il miracolo. Originariamente indossata sul podio delle Olimpiadi di Tokyo, il prezioso oggetto era stato messo all'asta quando alla Andrejczyk era arrivata la notizia della raccolta fondi aperta per riuscire ad operare il piccolo Milos, un bimbo polacco all'epoca di 8 mesi.

La cifra raccolta era stata importante – oltre 100mila euro – ed assieme al resto del denaro messo assieme ha permesso di portare a compimento l'intervento senza il quale il bambino sarebbe morto. Lo scorso 4 ottobre il primario dell'Unità di Cardiopatie Congenite dell'Ospedale Dexeus di Barcellona, ha operato con successo Milos, che è già stato dimesso ed è tornato a casa sua in Polonia. È stato lo stesso ospedale catalano a darne notizia martedì. La madre del bambino ha spiegato che suo figlio ha avuto la terribile diagnosi a quattro settimane di età, sottoponendosi ad una prima operazione che tuttavia non era stata sufficiente. La signora Monika ha aggiunto che la famiglia è molto grata all'atleta polacca per il suo aiuto, che ha permesso di coprire i costi dell'operazione a Barcellona, dove si sono dovuti trasferire per un mese e mezzo.

Il bimbo soffriva di una cardiopatia congenita che causava problemi cardiaci e polmonari. Milos dovrà tornare a Barcellona per valutare la sua evoluzione, ma potrà avere una vita del tutto normale grazie alla generosità di Maria Andrejczyk e degli altri donatori del suo Paese.  La giavellottista, nell'annunciare che avrebbe messo all'asta la medaglia per aiutare il bambino malato, aveva detto che il vero valore del trofeo "rimane nel cuore" ma "è solo un oggetto". Quell'oggetto adesso è diventato vita.