Italy

Marino, spara alla moglie paladina dei diritti delle donne e poi si uccide

Per le prossime elezioni amministrative ha fondato una lista civica in difesa della donna — «Marino in rosa» — a sostegno della candidatura a sindaco di Gabriella De Felice. Un impegno che ha reso famosa Annamaria Ascolese, insegnante di scuola materna di 50 anni, in tutta la cittadina dei Castelli. Ma nessuno, almeno fino a qualche mese fa, poteva immaginare che proprio lei rimanesse vittima del marito, un carabiniere di 57 anni, Antonio Boccia, suicida ieri pomeriggio nel suo appartamento in via Anna Magnani con un colpo di pistola al petto dopo aver sparato quattro volte contro la moglie al culmine di un litigio.

Una tragedia a 48 ore dall’omicidio-suicidio di Isola Sacra, vicino a Fiumicino, dove un sottufficiale della Guardia di finanza si è tolto la vita dopo aver ucciso la compagna infermiera. In quel caso i due avevano deciso di farla finita insieme. Stando alle testimonianze di amici e vicini di casa, fra marito e moglie di Marino ci sarebbero stati invece profondi contrasti, aggravati dalla pandemia. Problemi economici e non solo. Le amiche della 50enne avrebbero parlato di pedinamenti svolti negli ultimi tempi dal marito, come lei di Sarno (Salerno), sposato nel 2016.

L’insegnante è ricoverata in condizioni disperate all’ospedale San Camillo, dove è stata trasportata con un’eliambulanza del 118. È stata colpita da tre proiettili. Dalla cucina, dove tutto è cominciato poco dopo mezzogiorno, ha tentato di sfuggire alla furia del marito correndo verso l’esterno, dove è però crollata a terra. Il vice brigadiere dell’Arma, in servizio presso la Direzione centrale per i servizi antidroga — separato da 14 anni dalla prima moglie e padre di due ragazze —, spesso impegnato in indagini in giro per l’Italia, l’ha forse creduta morta ed è rientrato in casa per uccidersi: gli agenti del commissariato di Marino l’hanno trovato con la pistola d’ordinanza, una Beretta calibro 9 parabellum, ancora stretta in pugno. Chi abita nella zona ha parlato di una violenta lite, poi di grida che hanno preceduto gli spari.

Fra i primi a soccorrere la 50enne una pattuglia di vigili urbani che transitava nel quartiere Sant’Anna. Lei era ancora viva, cosciente. Per il marito invece non c’era più nulla da fare. Il sottufficiale non avrebbe lasciato biglietti d’addio: potrebbe aver preso la decisione di suicidarsi dopo aver visto a terra la moglie, che nel corso della campagna elettorale aveva scritto: «È ora di dare voce alle donne, valorizzarne il ruolo nella società. Un messaggio di reale parità sociale, unico vero veicolo per fermare la violenza e la sopraffazione contro le donne in quanto donne».

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