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Martin Scorsese rivela: “Soffro d’asma, ho avuto paura di morire per il Covid. Poi una grazia si è posata su di me”

Il regista di "Taxi driver" e "Toro scatenato" ha desiderato parlare apertamente con padre Spadaro di un’esperienza che lo ha toccato nel profondo, lui da sempre alle prese con l’asma, che al termine della conversazione definisce con termine teologico "grazia"

Durante il lockdown “l’ansia è andata crescendo e con essa la consapevolezza che avrei potuto non uscirne vivo. Soffro di asma da tutta la vita, e questo virus a quanto pare attacca i polmoni più spesso che qualsiasi altra parte del corpo. Mi sono reso conto che avrei potuto davvero tirare il mio ultimo respiro in quella stanza della mia casa che era stata un rifugio e ora era diventata una specie di fortezza, e stavo iniziando a sentirla come la mia prigione. Mi sono ritrovato solo, nella mia stanza, a vivere da un respiro all’altro”. Lo confessa il regista Martin Scorsese, 77 anni, in una conversazione che sarà pubblicata sul prossimo fascicolo della “Civiltà Cattolica” con il titolo “L’asma e la grazia”, avvenuta a distanza con padre Antonio Spadaro, direttore della rivista della Compagnia di Gesù.

Il regista di “Taxi driver” e “Toro scatenato” ha desiderato parlare apertamente con padre Spadaro di un’esperienza che lo ha toccato nel profondo, lui da sempre alle prese con l’asma, che al termine della conversazione definisce con termine teologico “grazia”: “Poi, qualcosa è arrivato. Si è posato su di me e dentro di me. Non so descriverlo diversamente – racconta Scorsese – All’improvviso ho visto tutto da un punto di vista diverso, migliore. Sì, non sapevo ancora che cosa sarebbe successo, ma non lo sapeva nessuno. Avrei potuto ammalarmi e non lasciare mai più quella stanza, ma, se fosse accaduto, non avrei potuto farci niente. È divenuto tutto più semplice e ho provato un senso di sollievo”.

“Questa consapevolezza mi ha riportato agli aspetti essenziali della mia vita. Ai miei amici e alle persone che amo, alle persone di cui devo prendermi cura – continua Scorsese a proposito della quarantena – Alle benedizioni che ho ricevuto: ai miei figli, a ogni momento trascorso con loro, a ogni abbraccio, ogni bacio e ogni saluto a mia moglie, e quanto sono fortunato ad aver trovato qualcuno con cui sono riuscito a crescere e a far crescere insieme una bambina e al tempo stesso a poter fare il lavoro che amo”.

Il direttore Premio Oscar questo si sofferma anche sul sentimento predominante che ha associato le vite di molte persone in tutto il mondo con l’ansia durante l’emergenza sanitaria da coronavirus. “A febbraio, quando mi sono reso conto che tutto si stava fermando e che io e mia moglie avremmo dovuto metterci in quarantena e rimanere a casa per un periodo di tempo indefinito, l’ansia ha fatto la sua apparizione. Una nuova forma di ansia. L’ansia di non sapere nulla. Proprio nulla – spiega Scorsese – Era tutto in sospeso, rinviato a non si sapeva quando, come in un sogno in cui corri a perdifiato, ma non arrivi mai alla meta. In una certa misura, è ancora così. Quando sarebbe finita?”

Alla domanda su che cosa abbia imparato da questo tempo di pandemia, Martin Scorsese risponde con una riflessione da offrire ai giovani: “proprio ora vorrei dire loro quanto sono fortunati a essere vivi in un momento così illuminante. Molti di noi pensano che tutto tornerà come prima, ma ovviamente non va mai così: tutto cambia sempre, e proprio questo periodo ce lo ricorda con forza. Può ispirarci a riconoscere la nostra capacità di cambiare in meglio. Di fatto è questo che sta succedendo, al momento, con le proteste di massa in tutto il mondo: i giovani stanno combattendo per migliorare le cose”.

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