Italy

Mauri: «Pochi controlli? Si fa il massimo. Con il lockdown era più semplice»

Ressa per l’apertura di un centro commerciale e una piazza chiusa a Roma. Assembramenti record in centro a Torino. Le vie dello shopping sovraffollate a Milano.

Viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, l’allentamento delle restrizioni prenatalizio ha già dato vita a situazioni a rischio. Ci sono stati pochi controlli?

«Assolutamente no. Il ministero dell’Interno è impegnato fin dall’inizio della pandemia a garantire tutti i controlli necessari. Per noi è una priorità assoluta».

Sicuri che ne siano stati fatti a sufficienza?

«Basti dire che ne sono stati fatti oltre 28 milioni dall’11 marzo a oggi».

Non andrebbero rafforzati ora che c’è la corsa agli acquisti di Natale?

«Stiamo lavorando in questa direzione, aumentandoli progressivamente. Nella scorsa settimana ne sono stati fatti 589 mila, contro i 560 mila della settimana precedente. Nell’ultimo weekend sono state controllate oltre 152 mila persone e 110 mila attività».

Da alcune immagini si direbbe che non bastino. Devono essere implementati?

«Più di così? Si sta facendo il massimo. Dall’inizio della pandemia è stato fatto un lavoro molto impegnativo che ha visto tutte le forze dell’ordine in prima fila con abnegazione, nonostante un numero consistente degli agenti fosse costretto alla quarantena. Sono state presidiate strade e si è verificato il rispetto delle norme negli esercizi commerciali».

Nel lockdown non c’era più rigore?

«Era tutto chiuso, quindi i reati erano diminuiti in maniera drastica. E si era potuto dislocare agenti aggiuntivi sul territorio. Oggi tutte le forze dell’ordine devono presidiare il contrasto alla criminalità e in più anche il rispetto delle regole».

Ma i Comuni non potrebbero fare di più? Non ci vuole molto a capire che l’apertura di un nuovo centro commerciale richieda più vigili.

«Anche loro stanno facendo il massimo. Così come il contingente militare di strade sicure che abbiamo già aumentato fino a raggiungere il limite possibile».

Allora cosa fare per evitare che dopo le feste ci si ritrovi con la terza ondata?

«I controlli sono importanti ma non saranno mai sufficienti senza il senso di responsabilità. Ogni singolo cittadino deve fare la propria parte. Esattamente come era successo nel momento più duro della prima ondata».

«Usando il principio di precauzione. La posta in gioco è troppo alta. Il rispetto delle regole è stato importante per “domare” la prima ondata, e abbiamo visto quanto il comportamento troppo disinvolto di questa estate abbia contribuito a farci ripiombare nell’incubo dei contagi, delle terapie intensive, delle morti».

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«Non si deve commettere la stessa leggerezza nel periodo natalizio. Più saremo rigorosi e prima ne usciremo, con tutti i vantaggi sia di vite umane che di tenuta economica».

Quali nuove misure ci saranno?

«Ancora ne stiamo discutendo, aspettiamo il Dpcm».

Si pensa di far coordinare i trasporti ai prefetti in vista della riapertura delle scuole. È giusto?

«I prefetti ne hanno tutte le competenze. Lo hanno dimostrato nella prima fase. Grazie al loro lavoro su tanti fronti si è riusciti a far funzionare il complesso meccanismo dell’emergenza. È un aggravio in più, ma certamente ce la faranno».

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