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Mentre celebriamo la Giornata del rifugiato, nel Mediterraneo si continua a morire nell’indifferenza

L'Italia non si è mai sottratta al salvataggio dei profughi. L'Italia è sempre stata in prima linea nell'accoglienza. L'Italia protegge la vita umana e accoglie i più vulnerabili. Sono solo alcune delle frasi pronunciate dalle più alte cariche istituzionali nella Giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi, 20 giugno. Parole che si rivelano però in contrasto con quanto spesso e volentieri accade lungo le principali rotte migratorie che terminano in Italia, in primis quella del Mediterraneo centrale. Per cui il nostro Paese è stato più volte accusato da organizzazioni mondiali come l'Oim o l'Unhcr di favorire i respingimenti dei migranti verso la Libia. Migranti che, nonostante vengano altrettanto spesso e volentieri etichettati come clandestini da diverse forze politiche, sono richiedenti asilo e a cui troppo spesso viene negata la protezione internazionale prima ancora che possano richiederla.

Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sono oltre 82 milioni le persone nel mondo che sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa di guerre, conflitti, persecuzioni e cambiamenti climatici. Di queste più di 45 milioni e mezzo sono sfollati all'interno del loro stesso Paese e circa 34 milioni sono minori. I rifugiati sono 26,3 milioni e i richiedenti asilo poco più di 4 milioni. La maggior parte dei rifugiati non viene accolta in Europa o in Nord America, ma da Paesi in via di sviluppo: basti pensare che quattro rifugiati su dieci vengono accolti da cinque Paesi, che sono Turchia, Colombia, Pakistan, Uganda e Germania.

Mentre si celebra la Giornata mondiale del rifugiato in una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, quella che parte della Libia per finire sulle coste italiane, si continua a morire. Nei primi mesi del 2021 si stima che oltre 800 persone abbiano perso la vita nel Mediterraneo, cercando di arrivare in Europa. Moltissime altre sono state intercettate dalla Guardia costiera libica, con cui l'Italia continua a collaborare per gestire i flussi migratori, e riportate in Libia nonostante nel Paese siano state denunciate più volte le violenze e le violazioni dei diritti umani ai danni dei migranti. Si tratta di persone a cui è stato negato il diritto di chiedere la protezione internazionale in Italia, piuttosto che in un'altro Paese europeo.

Spesso le associazioni che si occupano della tutela di rifugiati e richiedenti asilo hanno sottolineato la complicità dei Paesi costieri dell'Unione europea, quindi anche l'Italia, nei respingimenti. O perché rifiutano di rispondere alle chiamate di soccorso, senza assumere il comando delle operazioni, o perché lavorano fianco a fianco con Tripoli per contenere la  cosiddetta "pressione migratoria". E allora che dichiarazioni come quelle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per cui l'Italia non si è mai sottratta ai suoi impegni nella "protezione della vita umana, nel salvataggio dei profughi, nel sostegno ai sofferenti nelle crisi umanitarie e nell'accoglienza dei più vulnerabili", stridono con quanto accade ogni giorno.

La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, oggi invece ha commentato, parlando della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati: "Diritti inviolabili, da proteggere sempre e comunque, indipendentemente dalle diplomazie internazionali, da condizioni di reciprocità o dalle convenienze delle singole nazioni. Un dovere inderogabile, di fronte al quale l'Italia – per storia, cultura e tradizione – è sempre stata in prima linea, tanto nel dare accoglienza, assistenza e protezione, quanto nel sensibilizzare la comunità internazionale sulla necessità di una strategia coordinata ed efficace di integrazione e inclusione". Ma anche in questo caso, si tratta di parole che stridono con quanto avviene ogni giorno, tra persone lasciate sole in mare, corridoi umanitari insufficienti e politiche di accoglienza pressoché inesistenti.

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