Mettere microspie negli spazi comuni di un condominio non è un reato. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Verona Paola Vacca archiviando la posizione di un uomo che sveva disseminato di microspie le parti comuni del suo condominio per carpire le conversazioni dei suoi vicini e aveva nascosto delle «cimici» addirittura all’interno del portaombrelli posizionato nell’androne d’ingresso del palazzo. L'amministratore, racconta oggi il Corriere del Veneto, lo aveva denunciato per "interferenze illecite nella vita privata":

La sentenza del gip è chiara nelle sue motivazioni: «Va premesso - ha spiegato il magistrato-che l’installazione di mezzi di ripresa, audio o video che siano, nelle parti comuni dell’edificio non costituisce assolutamente invasione della sfera privata del singolo individuo.

Deve escludersi - ha aggiunto il gip, richiamandosi al chiarimento dato in merito dalla Cassazione - che le scale condominiali eirelativi pianerottoli siano “luoghi di privata dimora” cui estendere la tutela penalistica alle immagini ivi riprese, trattandosi di zone che non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo di sguardi indiscreti, essendo destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti».

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Per il gip Vacca, «va da sé che se la conversazione avviene in un appartamento e viene percepita all’esterno da un inquilino o da una microspia posta negli spazi comuni, non c’è alcuna violazione della privacy».

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