Italy

Migranti, i paletti del premier: “Salvarli tutti, rimpatriare gli irregolari”

ROMA -  "Sui migranti l'Italia non può e non deve essere lasciata sola. Già in passato la Germania ha partecipato al ricollocamento dei profughi, dei rifugiati, lo faremo anche in futuro. Ci aspettiamo lo stesso comportamento dagli altri partner della Ue". Così parla Heiko Maas. Lampedusa è ancora al collasso, con oltre 1500 persone all'addiaccio nell'hotspot che può contenerne 250. Ma dal ministro degli Esteri tedesco, ieri in visita a Roma per incontrare Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio, Mario Draghi incassa la prima, seppure ancora informale disponibilità, a rinnovare il Patto di Malta, strumento già collaudato e decisamente più a portata di mano del lontanissimo negoziato europeo sul patto immigrazione e asilo, con il quale l'Italia intende governare i flussi migratori nei prossimi difficili mesi.


Dopo la freddezza con cui l'Europa ha accolto la generica richiesta della Commissione europea di condividere le responsabilità sulla ricollocazione dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, alla riunione degli ambasciatori Ue, il rappresentante italiano ha chiesto misure di reazione per le situazioni di urgenza. Draghi punta tutto su Francia e Germania per riavviare immediatamente il meccanismo automatico di redistribuzione che - prima dell'impatto del Covid - ha consentito all'Italia di smistare nei Paesi solidali un migliaio di migranti.


Soccorso in mare, innanzitutto, ma anche ricollocamenti e rimpatri di chi non ha diritto. Ecco i tre pilastri del dossier immigrazione che Mario Draghi intende seguire personalmente e che ha illustrato ieri in Parlamento rispondendo per la prima volta al question time.


"Una politica equilibrata, efficace e umana", ha scandito il presidente del Consiglio garantendo che "nessuno sarà lasciato solo in acque territoriali italiane, il rispetto dei diritti umani è una componente fondamentale nella politica migratoria". Parole quelle di Draghi che, come già avvenuto durante la sua visita in Libia quando aveva ringraziato la Guardia costiera di Tripoli per il suo lavoro, sono state accolte con sottolineature critiche sui social per quel riferimento alle "acque territoriali italiane" dove il soccorso di chiunque si trovi in pericolo in mare è niente più che un dovere per le autorità marittime, mentre il problema irrisolto è la mancanza di un dispositivo di soccorso in acque internazionali.

Va all'attacco la Ong tedesca Sea Watch: "Nessuno deve essere lasciato solo nelle acque territoriali italiane", dice il presidente del Consiglio Mario Draghi, dimostrando di misurare in miglia nautiche il valore dei diritti umani, primo fra tutti quello alla vita e quindi ad essere soccorsi. Ricordiamo che le acque nazionali finiscono a 12 miglia dalla terraferma. Cosa dovremmo fare per chi rischia di annegare più in là? Nessuno deve essere lasciato solo in mare. Il punto lo mettiamo noi". La priorità del governo è passare l'estate governando i flussi. Con una collaborazione più intensa con Libia e Tunisia per il controllo delle frontiere. "Siamo impegnati ad esercitare una pressione intra-europea affinché si torni ad una redistrubuzione efficace dei migranti", ha spiegato Draghi.


"Il nostro obiettivo è attivare subito un meccanismo temporaneo di emergenza per il ricollocamento dei migranti soccorsi in operazioni SAR, basato sugli stessi principi di condivisione e di solidarietà dell'accordo di Malta". Ma chi non ha diritto all'asilo - ha allo stesso tempo sottolineato il premier - deve essere rimpatriato. "Abbiamo da tempo rafforzato l'impegno sul fronte dei rimpatri, compresi quelli volontari e assistiti, con la collaborazione delle agenzie delle Nazioni Unite Oim e Unhcr. E siamo impegnati sugli accordi bilaterali e forme di partenariato europeo".

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