Si accende la polemica in Sicilia. Pronti a sbarcare a Messina 194 migranti salvati al largo della Libia. Il presidente della Regione Nello Musumeci chiede che si trovino altre soluzioni.  Messina è come sempre pronta ad accogliere: la città dello Stretto è stata indicata come porto sicuro per la Sea Watch.

Migranti, Sea Watch a Messina: ira di Musumeci

A comunicarlo sui propri profili social è l'equipaggio della nave Ong "Sea Watch" che da giorni navigava in acque internazionali in attesa di ricevere l'ok per sbarcare dopo aver salvato i migranti a bordo di due imbaracazioni. Vista l'emergenza coronavirus, la quarantena delle persone soccorse dovrebbe avvenire direttamente a bordo della nave. 

Il presidente della Regione Nello Musumeci non ci sta: "Faccio appello al presidente Conte: dal governo regionale siciliano è arrivato finora un responsabile atteggiamento rispetto alla gestione unitaria di questa emergenza. Ma serve reciprocità. Avevo chiesto ieri e ribadisco oggi: in un contesto di allarme come quello attuale, suona come una sfida al popolo siciliano pensare di fare sbarcare altri 194 migranti in Sicilia. Una quarantena a bordo è indispensabile o, se le autorità ritengono che la nave non lo consenta, si interloquisca con le autorità competenti e si diriga in altri porti"

Sea Watch segnala che altre due imbarcazioni sono in difficoltà al largo delle coste libiche: "Chiediamo a tutte le autorità competenti di intervenire immediatamente". 

Annullato corridoio umanitario: è una contraddizione

Negli scorsi giorni 66 persone che dovevano arrivare in Italia con un corridoio umanitario dal Niger, organizzato da Caritas Italiana, in collaborazione con Unhcr, sono rimaste nel paese africano: è stato tutto annullato per precauzione, nonostante fossero stati già controllati. Avevano fatto tutti gli screening medici, nessuno aveva patologie riconducibili al coronavirus (che anche se non viene citato espressamente dalla comunicazione del governo all'Unhcr, sarebbe la causa della decisione). Tutto sospeso, rinviato a data da destinarsi. La decisione è stata presa all'improvviso, non è stato semplice comunicarlo a 66 persone, alcune delle quali passate anche attraverso l'orrore dei campi libici. In Niger non risulta neanche un caso di contagio: perché bloccare il corridoio umanitario?

In Italia nell'ambito del medesimo progetto è arrivata una sola famiglia siriana, perché la madre ha bisogno urgente di cure oncologiche.

"Tutti gli operatori e i giornalisti che erano al seguito del corridoio umanitario, e che dunque sono stati a contatto con queste persone, sono rientrati senza problemi ieri mattina" nota su Twitter la giornalista Eleonora Camilli. Una contraddizione non da poco.

In Evidenza