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Milano Fashion Week: torna l'estetica della seduzione

Miuccia Prada e Raf Simons non ci stanno. Loro non vogliono tornare alla normalità, fare finta “che sia tutto come prima”. La pandemia ci ha cambiato, ci ha mostrato un nuovo modo di vivere e interagire per via digitale, attraverso uno schermo. Tanto vale fare tesoro dell’esperienza. Il risultato del ragionamento, onestamente condivisibile, è che il debutto su una passerella reale dei due co-direttori creativi del marchio italiano va in scena in contemporanea alla Fondazione Prada di Milano e in quella di Shanghai. Stessa collezione, stessi look, stessi ritmi, con la passerella intervallata di schermi che rimbalzano le immagini dei due show.

Il riferimento alla nuova realtà è chiaro, ma a sorprendere di più è che i due si siano concentrati sui simboli della seduzione femminile: corsetti, busti con le stecche, microgonne con lo strascico, tubini tutti aperti sul retro — questa è una sfilata che punta tanto sulle schiene — giubbotti di pelle portati a nudo. C’è pure il pizzo rosso. Certo, poi ci pensa la loro sensibilità a rendere certi elementi adatti alla passerella, e così tutto assume un’aria cerebrale e un po’ fredda. Più che alle bombe sexy, lo show fa pensare al minimalismo degli anni Novanta, con il profeta dello stile urbano Helmut Lang come riferimento principale. Che la citazione fosse o meno voluta.

Tod’s ha scelto di aprire la sua sfilata con una video-installazione dell’artista Carlota Guerrero, scoperta dal direttore creativo Walter Chiapponi su Instagram. Lei ha messo in scena un gineceo molto tribale, vestito di fettucce di pelle intrecciate. La collezione però è all’esatto opposto, visto che gioca su concetti molto più da borghesia milanese che da artista digitale: i vestitini pastello con i cappelli coordinati, le giacche doppiopetto portate senza nient’altro, la maglieria geometrica. Finché si sta su questo filone, il discorso tiene. È quando subentrano gli elementi più sportivi come i giubbini da corsa, o anche i pezzi di pelle nera un po’ fetish, che le cose si fanno meno chiare. Nota di merito a parte per le borse, ricavate ingrandendo l’ovale del logo: bell’idea.

Come Prada, pure Sportmax ha costruito la collezione su guaine, guêpière e giarrettiere. L’ispirazione sono gli studi sul silenzio del compositore John Cage: affascinante, ma di non facile applicazione nel guardaroba quotidiano.

Giovedì sera ha sfilato per la prima volta a Milano MM6, linea giovane di Maison Margiela. Lo show s’è svolto alla Belle Aurore, bar simbolo della milanesità, col pubblico ai tavolini per l’aperitivo e le modelle vestite come comparse di un film di Fellini, con le tute a scacchi e le giacche di finto cartone. Delizioso.

Per la prima volta Missoni va in passerella senza un membro della famiglia alla guida creativa (Angela ha lasciato il ruolo all’inizio dell’estate), affidandosi ad Alberto Caliri, che ha lavorato per il marchio per vent’anni. Lui parla di una sua visione personale del brand, e cita gli arazzi di Tai, i decori di Rosita e la passione per gli scintillii di Angela, ma in passerella mancavano la gioia e il glamour che hanno reso il marchio il mito che è.

Luca Lin e Galib Gassanoff di Act N°1 sono una bella voce nuova della moda italiana, e il loro show a base di ballerine, esplosioni di tulle e romanticismo è coinvolgente, ma trovata la loro strada, ora sarebbe bello vederli sperimentare anche con altro.

Act N°1 

In tanti dovrebbero prendere lezione da Simone Rizzo e Loris Messina di Sunnei, tra i pochi, veri originali di Milano. I due hanno costruito un brand con ritmi e distribuzione propri, ma soprattutto con un’estetica moderna e non omologata subito riconoscibile. E sanno promuoversi con intelligenza: per lanciare i nuovi occhiali da sole, hanno creato una passerella-tunnel con luci stroboscopiche, dando a ciascun invitato un paio di lenti scure da indossare per guardare lo show, e trasformando così il pubblico in un manifesto pubblicitario vivente. Davvero bravi.

Parlando di seduzione, Versace ne ha di cose da dire. Vuoi per il caos all’entrata della sfilata a causa di fan e curiosi, vuoi per le dive in passerella, vuoi soprattutto per i vestiti, lo show di ieri sera è stato uno spettacolo quasi ai livelli pre-Covid, mascherine a parte. Apre e chiude Dua Lipa, nuova icona di Donatella Versace — in effetti è splendida — in mezzo arrivano Naomi Campbell in tailleur pantaloni fucsia, Lourdes Leon — famosa per essere la figlia di Madonna — in abito argento, Emily Ratajkowski in top risicato. Fulcro dello show sono i foulard di seta, le loro stampe, l’effetto del tessuto sulla pelle. Dunque: completi camicia e pantaloni stampati, abiti a colonna sottili, bluse. Ma la designer non si ferma qui e aggiunge il vinile colorato che strizza il corpo, i tailleur con le giacche ritagliate, la maglia metallica che pare dipinta sulle forme, le spille da balia che impediscono a stento ai vestiti di cadere. Tutto è esagerato, pompato, al limite. E funziona benissimo.

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