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Mille contagi in più ma meno ricoveri «Luglio 2020 e 2021? Mondi opposti»

REGGIO EMILIA. Se si confrontano i dati sull’andamento dei contagi di luglio di quest’anno e dello stesso mese del 2020 sembra quasi di trovarsi davanti a due pandemie diverse, tanto è cambiata la situazione sanitaria e sociale. Sotto tutti i punti di vista.

I due mondi



Il bilancio mensile che si è chiuso sabato ha fatto registrare un incremento di positivi a tre zeri rispetto allo scorso anno, mentre in miglioramento netto è la pressione sui reparti ospedalieri. Differenze macroscopiche anche all’interno delle case di riposo e le strutture per anziani, oggi praticamente “Covid free”, e nelle fabbriche e aziende locali, a luglio 2020 ancora vittime di focolai.

Ma a cambiare è stata anche la “percezione” della pandemia, il tessuto sociale, la collaborazione con gli operatori sanitari e il supporto verso di loro, la paura dei morti e in generale il modo in cui i reggiani reagiscono a restrizioni e raccomandazioni. A fare il punto su questi «due mondi», come li definisce lei stessa schiettamente, è Cristina Marchesi. Che proprio il 1 luglio del 2020 prendeva il posto di Fausto Nicolini – andato in pensione – come direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia.

E che già all’epoca (perché a ripensarci sembra passato un secolo), di fronte a dei contagi praticamente a zero, avvertiva chi già si illudeva che fosse finita: «Conosciamo ancora poco questo virus. Occorre continuare a correre e a rispettare le norme anti contagio». Profeta inascoltata, visto quello che sarebbe poi successo ad agosto e, di conseguenza, in autunno. Ma tornando al confronto con luglio di quest’anno, nel 2020 il Covid sembrava effettivamente essersi addormentato.

I contagi

«Sono due mondi completamente opposti – ribadisce oggi la Marchesi leggendo i due bilanci –. A luglio del 2020 abbiamo avuto 135 casi. Non quotidiani ma in totale, in tutti e 31 i giorni, con un massimo di 12 nuovi positivi registrati in 24 ore. Ma abbiamo avuto anche bollettini con il numero zero. Quest’anno tutto questo non si è mai verificato: complessivamente siamo a 1.136 contagiati in un mese, con un minimo di cinque al giorno fino al picco di 86 verificatosi il 22 luglio. È evidente a tutti, c’è una bella differenza. La media dei casi giornalieri a luglio 2020 era 4,3. Questo mese è 36,6».

I ricoverati

Tuttavia le differenze non sono solo in negativo. Un anno fa avere oltre mille positivi in un mese avrebbe comportato senz’altro un notevole incremento di pressione sui reparti ospedalieri. Circostanza che non si è verificata nel 2021. Anzi.

«La media dei ricoveri Covid dal pronto soccorso – prosegue la dirigente – a luglio 2020 era di 8,5 al giorno. Questo mese è di due. Mentre e la presenza media di ricoverati in ospedale è passata da 9,6 a 3,2. Ci sono più contagiati ma meno gravi e in generale meno problematici, un anno fa stavamo ancora dimettendo pazienti che si erano infettati durante la prima ondata e che erano rimasti in reparto, gravi, molto a lungo».

Se l’impatto del Covid sulla rete ospedaliera è molto diverso, sottolinea però la Marchesi, «le strutture sono comunque sotto pressione per l’aumento di accessi al pronto soccorso per altre patologie. A luglio 2020 si viaggiava su una media di 358, questo mese siamo sui 414 accessi medi ogni giorno con punte di 500. E vi assicuro che sono differenze che si sentono, eccome».

L’età e il vaccino

Due mondi diversi, cambiati in meglio, quelli che comprendono le strutture residenziali per anziani. A luglio 2020 gli operatori sanitari correvano ancora nelle Cra mentre questo mese, e in realtà da diversi mesi, di focolai non se ne sono più visti. Tutto grazie al vaccino: «L’ultima recrudescenza c’è stata lo scorso autunno. Poi a febbraio abbiamo finito con le seconde dosi per quel target di cittadini e oggi non registriamo più ricoveri, mentre i nuovi casi sono pochissimi e tutti non gravi».

Ad abbassarsi anche l’età dei nuovi contagi quotidiani. Se a luglio 2020 il positivo medio aveva fra i 40 e i 50 anni oggi «sono quasi tutti ragazzi e ragazzini – conclude la Marchesi – che spesso contagiano anche genitori e famiglie. Magari persone che vista la giovane età non avevano ancora completato il ciclo vaccinale o che non hanno aderito per nulla alla campagna». —

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