Monica Patrone, 53 anni, insegnante di postural pilates. “Lavoravo in due strutture che nel primo lockdown hanno chiuso. Quando si poteva ricominciare, in estate, la gente è andata al mare: un disastro. Ad ottobre ho provato a lavorare in un piccolo studio a Recco, grazie a una catena del settore. Ricevevo una persona alla volta, tutto sanificato: che bello. Ci credevo. Ha funzionato per 3 settimane”. Vive con la madre, 80 anni. “Siamo fortunate, è casa nostra. Ero quasi felice di potermi riposare un po’: ho capito che la mia vita – quella di prima – era troppo caotica. Però poi i minuti ti sembrano giorni, anni. E avevo bisogno di guadagnare”. Lezioni on-line. “All’inizio ero scettica. Il mio è un lavoro speciale: hai bisogno  di osservare bene le persone, come si muovono. Devi toccarle, anche dal punto di vista emotivo”. Qualche cliente via skype, zoom. “Non più di 3 per volta. Poca roba”. Triste. Non è tanto per l’aspetto economico, spiega. “E’ che io seguivo molte signore anziane, mi ero affezionata: soffrivano di patologie importanti – la schiena, le gambe, le spalle – e dovevano fare ginnastica. Invece adesso chissà come stanno. Sole. Come me”. Si occupa dei gatti una vicina. “In amicizia. Ma se continua così, potrebbe diventare un lavoro”.