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MotoGp, la Ducati con Dovizioso: una tattica per demolire le chance mondiali

Era il Mondiale più facile da conquistare. Lo sta vincendo un ragazzo della Suzuki, Joan Mir, che non ha mai ottenuto un successo in MotoGp; l’ha ormai perso la squadra più accreditata a sfruttare l’assenza di Marc Marquez. Ducati: in stallo, in bambola, in un silente affanno. Dalla quieta Borgo Panigale non si segnala alcun guizzo tecnico fronte Gigi Dall’Igna. In compenso si continuano a registrare tonfi strategici sul fronte Claudio Domenicali, che della Ducati è il capo.

Abbiamo criticato spesso e pesantemente la Ferrari per gare deludenti e affannate; servirebbe capire come e perché la squadra che per tre anni ha accompagnato Dovizioso al titolo di vice-Marquez, abbia perso brillantezza e visione. Praticando nel contempo un’azione insistita e alla fine efficace, scopo demolizione psicologica dello stesso Dovizioso, abbandonato a se stesso, mai supportato nelle rare occasioni propizie del 2021. Nonostante «il Dovi», dentro un Mondiale senza padroni, sia rimasto in lizza per tre quarti della stagione. Manca efficienza in pista, realismo nel box: la strategia risulta autodistruttiva. Ogni occasione perduta, compresa questa, non comporta, a quanto pare, un’autentica, profonda autocritica.

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