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Nasce la Superlega: guerra nel calcio europeo

Uno strappo violento, forse definitivo. Uno scisma che spacca in due il calcio europeo e che diventa anche un caso politico con Macron e Johnson in campo per cercare di fermare il progetto della Superlega che dal 2022 o al massimo dal 2023 rischia di ridisegnare i confini dello sport più popolare.

In dodici sono pronti a creare un nuovo torneo che prenda il posto della Champions League garantendo introiti moltiplicati e certi, sfidando l'ira della Uefa e dei vertici del calcio mondiale che minacciano il bando definitivo in un braccio di ferro che si è trascinato per mesi (anni) e che ha visto la temperatura alzarsi a livelli di guardia alla vigilia del Comitato esecutivo Uefa in cui Nyon era ed è pronta a presentare la propria riforma dei tornei a partire dal 2024.

Un crescendo di rumors non sfociato, almeno per il momento, in una comunicazione ufficiale anche se l'atto fondante del nuovo torneo è pronto con le firme dei 12 club. Annunciato a lungo come imminente, è stato rinviato. Ripensamento? Trattativa ad oltranza per ottenere più soldi, potere e un format gradito dalla Uefa? Solo le prossime mosse spiegheranno le pieghe di quanto accaduto in una giornata che ha fatto tremare le fondamenta del pallone europeo.

TUTTI CONTRO LA SUPERLEGA

Durissima la reazione della Uefa e delle federazioni e leghe di Inghilterra, Spagna e Italia. Una presa di posizione condivisa con minacce di esclusione da qualsiasi competizione nazionale e internazionale, bando per i calciatori dalle attività Fifa (Mondiali) e Uefa (Europei) e sullo sfondo la possibilità di una causa per danni da oltre 50 miliardi di euro come deterrente. "Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto, un progetto che si fonda sull'interesse personale di pochi club in un momento in cui la società ha più che mai bisogno di solidarietà" hanno scritto l'Uefa e le federazioni.

E contro la Superlega si è pronunciata anche l'ECA, l'associazione dei club europei presieduta da un Andrea Agnelli in evidente conflitto di interessi, ricordando come nell'ultimo board di aprile sia stato votato l'appoggio alle riforme delle attuali competizioni per club dal 2024 e non certo avallata una fuga avanti dei più ricchi che avrà come conseguenza l'impoverimento di tutti gli altri.

Ma le reazioni sono state anche a livello politico. In Francia ha preso posizione Emmanuelle Macron per appoggiare il 'no, grazie' del PSG e dei club francesi interpellati: "Il progetto che mette a repentaglio il principio di solidarietà e di meritocrazia nello sport". In Inghilterra si è speso il primo ministro Boris Johnson usando parole dure: "Ipotesi dannosa, i club coinvolti devono rispondere ai loro tifosi e alla più ampia comunità del calcio prima di fare nuovi passi". Tutti pronti a schierarsi dalla parte dei vertici del calcio europeo in una guerra che si annuncia cruenta.

tratto da Twitter

LE SQUADRE DELLA SUPERLEGA

A trainare il gruppo delle ribelli sono stati il Real Madrid del presidente Florentino Perez e le 'big Six' della Premier League dove lo strappo ha fatto discutere ancor più che altrove. Il piano è di far entrare 15 squadre fisse, fondatrici, cui aggiungerne 5 a rotazione con sistemi di qualificazione da definire. Al tavolo principale si siedono le grandi di Inghilterra (Manchester United, Manchester City, Liverpool, Arsenal, Chelsea e Tottenham), Italia (Juventus, Milan e Inter), Spagna (Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid) più Paris Saint German e Bayern Monaco la cui posizione è, però, diversa in questa fase essendosi ufficialmente tolte dalla vicenda al pari di tutte le squadre tedesche e francesi, tanto da aver partecipato a una riunione d'emergenza dell'ECA disertata, invece, dalle altre.

Convinte non solo dai futuri guadagni, ma da un bonus di ingresso da 350 milioni di euro ciascuna che rappresenta oggi un tesoro impossibile da rifiutare in un momento di crisi in cui i bilanci soffrono e le grandi proprietà sono costrette a ripianare le perdite nell'ordine di miliardi di euro con indebitamenti che mettono a rischio la sostenibilità stessa del sistema. La Superlega, poi, dovrebbe rivelarsi una macchina da soldi molto più proficua della pur ricca Champions League che oggi fattura poco oltre i 3,2 miliardi di euro e che ne distribuisce a pioggia una notevole quantità per sostenere tutta l'attività del calcio europeo e i conti della Uefa.

LA FORMULA DELLA SUPERLEGA

Il progetto prevede la creazione di due gironi da 10 squadre che nel corso della stagione si sfidano in gare andata e ritorno per qualificarsi agli ottavi di finale e accedere a una seconda fase della competizione da giocarsi su doppia sfida fino alla finale secca, ogni anno in una sede differente. Significa un minimo garantito di 18 partite e un massimo di 23 per chi arriva all'ultimo atto: oggi la Champions League ne garantisce solo 6 per esce ai gironi eliminatori e 13 alle due finaliste mentre la cosiddetta Super Champions che la Uefa vuole varare dal 2024 si spinge a 10 e 19. Numeri che non hanno soddisfatto le multinazionali del calcio, convinte di doversi garantire non solo la certezza della partecipazione, ma anche un modello di business che attragga sponsor e investitori più di quanto accade attualmente.

La Superlega è chiaramente alternativa al calendario internazionale così come siamo abituati a conoscerlo. Intanto occuperebbe le date infrasettimanale oggi utilizzate per disputare le coppe europee, ne moltiplicherebbe il fabbisogno costringendo i campionati nazionali a una forte dieta e renderebbe periferica la stessa Champions League che rischia di fare la fine dei tornei Fiba del basket europeo, fagocitati dall'Eurolega cui si ispira chiaramente il progetto della Superlega.

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